Se ti svegli spesso nel cuore della notte con in mente un ritornello, forse dovresti smettere questa abitudine considerata rilassante

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Ti è mai capitato di svegliarti nel cuore della notte con una canzone in testa? Se sì, forse dovresti smettere di fare questa comune abitudine.

Può capitare che a volte non riusciamo a rilassarci o anche a dormire a causa di una canzone o una melodia che ci è rimasta in testa. Nel mondo anglosassone questo fenomeno è conosciuto come earworm (il “verme dell’orecchio”), ovvero un brano musicale orecchiabile o memorabile che occupa continuamente la mente di una persona per molte ore o addirittura giorni.

Un ricercatore della Baylor University ha deciso di studiare in maniera più approfondita questa particolare condizione per capire se esistesse una relazione tra l’ascolto della musica e la qualità del sonno. (Leggi anche: La prossima volta che ti svegli alle 3 del mattino (o nel cuore della notte) prova a fare questo)

Lo studio

Un sondaggio del 2018 condotto da psicologi dell’Università di Sheffield aveva rilevato che molte persone ascoltano musica prima di andare a dormire. Gli intervistati avevano affermato che ascoltare musica prima di coricarsi li aiutava a dormire meglio perché bloccava gli stimoli esterni, li aiutava a rilassarsi o semplicemente perché era diventata un’abitudine. Complessivamente, il 62% dei 651 intervistati aveva confermato di ascoltare musica per riuscire a dormire.

La ricerca pubblicata su Psychological Science si concentra invece sul già menzionato fenomeno dell’earworm, quando una canzone o una melodia riesce a prevalere sul nostro normale flusso di pensieri. Numerose persone che sperimentano questa condizione affermano di soffrire di disturbi del sonno.

Lo studio consiste in due parti, un sondaggio e un esperimento in laboratorio. Durante il sondaggio, 209 partecipanti hanno dovuto rispondere a domande inerenti alla qualità del sonno, alle abitudini di ascolto della musica e alla frequenza degli earworm, nonché alla frequenza con cui hanno riferito di aver sperimentato un earworm mentre tentavano di addormentarsi, nel cuore della notte o immediatamente al risveglio nella mattina successiva. Le persone che si ritrovavano con una canzone in testa durante le ore notturne avevano sei volte in più di probabilità di segnalare una scarsa qualità del sonno rispetto a coloro che avevano una “mente pulita”.

Durante la fase sperimentale, 50 partecipanti hanno ascoltato tre orecchiabili canzoni pop (“Shake It Off” di Taylor Swift, “Call Me Maybe” di Carly Rae Jepsen e “Don’t Stop Believin” dei Journey) e poi hanno dovuto passare la notte nel laboratorio di neuroscienze della Baylor University. Mentre dormivano, i partecipanti sono stati collegati a vari strumenti che misurano le onde cerebrali, la frequenza cardiaca e la respirazione. L’esperimento ha confermato che coloro che sono rimasti con una delle tre canzoni in testa hanno avuto maggiori difficoltà a dormire, più risvegli notturni e fasi di sonno più leggere. Le scansioni cerebrali hanno rivelato che coloro che sperimentavano un earworm avevano oscillazioni lente durante il sonno, un indicatore della riattivazione della memoria. Inoltre, la versione strumentale delle canzoni si è rilevata avere effetti peggiori nella qualità del sonno rispetto alla versione con il testo, al contrario di quanto si potesse pensare.

La ricerca ha dimostrato che il cervello continua a elaborare la musica per diverse ore anche dopo che la musica stessa si è interrotta. Per alcuni, quindi, ascoltare musica rilassante prima di coricarsi può effettivamente funzionare come un aiuto per dormire. Altri, tuttavia, potrebbero trovare l’esperienza troppo stimolante e rimanere svegli perché non riescono a liberarsi della melodia. Per coloro che hanno problemi a dormire, i ricercatori consigliano un ascolto moderato della musica, soprattutto prima di coricarsi.

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Fonte: Psychological Science

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Laureando di Organizzazione e marketing per la comunicazione d'impresa all'Università La Sapienza, appassionato del web e delle dinamiche del mondo digitale.

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