Integratori di vitamina D: in molti casi non hanno effetti positivi e l’Aifa potrebbe limitare le prescrizioni

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In seguito ad un recente studio, che ha mostrato come la vitamina D non sia davvero efficace nella prevenzione delle fratture ossee e dell'osteoporosi, potrebbe a breve esserci una revisione della Nota 96 di Aifa, che già prevedeva una stretta sulle prescrizioni di integratori di questa sostanza

Spesso la vitamina D viene considerata una “panacea” per migliorare la nostra salute. Ma, quando si parla di integratori, non sempre è così. Un recente studio, di cui vi abbiamo già parlato, ha scoperto che questa sostanza, assunta sotto forma di integratore, non sarebbe davvero in grado di proteggere gli adulti di età superiore ai 60 anni da fratture, osteoporosi e ridotta densità ossea.

In seguito a questo e ad altri studi del genere, l‘Aifa potrebbe presto procedere ad una revisione della Nota 96, relativa proprio alla prescrizione di integratori di vitamina D.

Durante la presentazione del Rapporto nazionale 2021 “L’uso dei Farmaci in Italia“, realizzato dall’Osservatorio Nazionale sull’impiego dei medicinali, è intervenuto il Direttore Generale di Aifa, Nicola Magrini, che ha citato proprio il più recente studio sugli effetti della vitamina D:

È apparso su una delle più autorevoli riviste ed è il più ampio mai fatto. Ha valutato l’efficacia della vitamina D assunta per 5 anni nel prevenire le fratture e ne è emerso come sia priva di effetti utili.

La stessa ricerca ha valutato anche l’efficacia della vitamina D nella prevenzione dei problemi cardiovascolari, oncologici e cognitivi:

ma mostra che non vi sono effetti positivi, ha dichiarato Magrini.

Il risultato di queste nuove evidenze scientifiche:

Avrà un impatto, a breve, su una probabile revisione della Nota 96, che aveva già determinato un utilizzo più mirato della prescrizione di questo farmaco dalle immaginifiche proprietà contro il Covid e usato profilatticamente per prevenire infezioni e altre condizioni.

In parole povere, le prescrizioni di integratori di vitamina D potrebbero essere ulteriormente ridotte rispetto alla Nota 96, che già aveva fortemente ristretto l’uso di questa sostanza sotto forma di integratore, limitandola solo a determinati casi e questo aveva permesso un grande risparmio al Sistema Sanitario Nazionale.

Magrini ha infine ricordato che, in un editoriale di accompagnamento redatto da noti studiosi di osteoporosi, gli esperti sostengono che:

non si può più parlare di insufficienza di vitamina D se non in casi estremi.

Non avrebbe più senso, dunque, misurare i livelli di vitamina D nel sangue come ancora comunemente si fa e soprattutto i pazienti dovrebbero:

smettere di assumere supplementi di vitamina D per prevenire malattie importanti o estendere la durata della vita.

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Fonte: Fedaiisf

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Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, consumi e benessere olistico. Laureata in lettere moderne, ha conseguito un Master in editoria

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