Salmonella nello stabilimento Kinder già a dicembre, ma come è stato possibile? Le ipotesi della tecnologa alimentare

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In questi giorni c'è massima allerta per i Kinder prodotti nello stabilimento belga della Ferrero e contaminati da salmonella. Ma come è finito questo pericoloso batterio negli ovetti? Abbiamo chiesto ad una tecnologa alimentare di formulare qualche ipotesi

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Continuiamo a parlare dell’allerta salmonella che riguarda gli ovetti di cioccolato Kinder prodotti nello stabilimento della Ferrero di Arlon in Belgio.

Tra l’altro, in un comunicato della Ferrero apparso in Francia ad aprile, si legge che una contaminazione da Salmonella Typhimurium era già stata riscontrata nello stesso impianto belga il 15 dicembre 2021, nel corso di alcuni controlli interni:

Dopo un’accurata indagine, l’origine è stata individuata in un filtro all’uscita dei due serbatoi di materia prima. I materiali e i prodotti finiti sono stati bloccati e non consegnati.

Dunque in quel caso gli ovetti contaminati erano stati fermati prima di finire sul mercato ed essere consumati dai bambini. Ma così non è andata in questi ultimi giorni, nonostante la Ferrero nello stesso comunicato specifica che:

A seguito di questo incidente, Ferrero ha adottato misure come la rimozione del filtro e ha notevolmente aumentato il già elevato livello di controlli sui semilavorati e sui prodotti finiti.

Qualcosa decisamente non ha funzionato. Già in un precedente articolo ci eravamo chiesti come è possibile che questo pericoloso batterio sia riuscito a contaminare gli ovetti.

Leggi anche: Come ha fatto la salmonella a contaminare le uova di cioccolato Kinder?

Ora abbiamo chiesto un parere autorevole alla tecnologa alimentare Serena Pironi, che ha fatto qualche ipotesi più “tecnica” su come potrebbe essere avvenuta la contaminazione alimentare.  Ecco cosa ci ha detto:

Nessun produttore di cioccolato ritiene tale prodotto a rischio e non sanificano gli impianti dove c’è il cioccolato fluido, anche perché la tostatura delle fave ed il concaggio sono solitamente trattamenti termici che abbattono le forme vegetative dei microrganismi. Dove fanno le uova di Pasqua, ad esempio, si parte da blocchi di cioccolato che viene sciolto e formato per poi essere raffreddato. Sarebbe da sanificare bene qui dove avviene il raffreddamento. Chi fa dolci ricoperti di cioccolato, fa passare il prodotto sotto a dei tunnel dove il cioccolato rimane sciolto a caldo (e questi tunnel non li puliscono mai) ed il prodotto in uscita viene raffreddato (a seconda delle aziende può essere raffreddato o in condizioni controllate o a temperatura ambiente).

E quindi a che punto può essersi inserita la salmonella?

Senza conoscere l’impianto le supposizioni sono inutili: parliamo di grandi strutture con impianti a ciclo continuo (dove le pulizie saranno, se fatte, con impianti CIP) e dove le manutenzioni sono complesse da fare. Di solito si considera poco probabile che il latte in polvere possa essere contaminato, eppure è la seconda volta in tre anni che viene ritirato. Leggi anche: Latte in polvere: richiamate milioni di confezioni di Similac in tutto il mondo. I lotti venduti in Italia che non devi consumare

E se ci fosse stata una cross contamination di un batch di latte contaminato (e non riscontrato come tale) nell’impianto protratta nel tempo e non tolta a causa di una sanificazione incompleta? Solo l’azienda stessa può scoprire cosa sia successo e le carenze che hanno portato a questa non conformità, sono gli unici in grado di arrivare alla radice e comprendere.

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Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, consumi e benessere olistico. Laureata in lettere moderne, ha conseguito un Master in editoria

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