Paura per la salmonella negli ovetti Kinder, questi sono i sintomi a cui prestare attenzione

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Non è sempre salmonella (per fortuna). La paura per uova e ovetti Kinder Ferrero dilaga e sono moltissime le segnalazioni di sintomi riconducibili a questa brutta infezione. Ma quali sono davvero i sintomi della salmonella e cosa dobbiamo fare per essere sicuri che lo sia?

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Kinder Ferrero, la paura dilaga. Diarrea, vomito, febbre: sì, un’infezione da salmonella può manifestarsi così ma anche patologie meno gravi hanno gli stessi sintomi. In queste situazioni, anche se non è facile, è necessario mantenere la calma. Per accertare la salmonella sono necessarie analisi specifiche, da fare in accordo con il medico o il pediatra in presenza di sintomi chiari e particolarmente sospetti.

Sono 105 i casi accertati di salmonella in Europa collegati a prodotti Kinder contaminati realizzati nello stabilimento di Arlon, in Belgio, altri 29 in attesa di accertamento. La gran parte dei casi di salmonella si registrano nel Regno Unito (63), in Belgio (26), Francia (20) e Irlanda (10). Nessuno in Italia finora che, fortunatamente, ha un suo stabilimento di riferimento, quello di Alba, ove la contaminazione non è presente.

Lo stabilimento di Arlon rifornisce infatti la gran parte del Nord Europa. Il nostro Paese, comunque, non è estraneo ai richiami: anche qui infatti, tra il 6 aprile e oggi, sono stati ritirati i Kinder Surprise Maxi Puffi e Miraculous, i Kinder Surprise T6 ‘Pulcini’ e i Kinder Schoko Bons. Forse solo per precauzione, ma meglio così.

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Salmonella: quando dobbiamo preoccuparci davvero

Non sempre è salmonella anche se abbiamo diarrea, vomito e febbre. Come spiega l’ospedale pediatrico Bambin Gesù, le forme tifoidee (febbre tifoide e febbre paratifoide) si presentano con febbre elevata e debolezza, dolori di stomaco e di pancia, diarrea e perdita di appetito. I soggetti non trattati possono continuare ad avere febbre per settimane o per mesi e possono andare incontro a complicanze a volte serie.

Nelle forme non tifoidee (meno gravi) i sintomi variano invece dai semplici disturbi del tratto gastrointestinale (febbre, dolore addominale, nausea, vomito e diarrea) fino a quelle più pericolose (batteriemie, setticemie o infezioni ad esempio delle ossa o delle meningi) che si presentano soprattutto in soggetti fragili, bambini e soggetti con deficit del sistema immunitario.

Anche il tempo è un indizio: i sintomi della malattia possono infatti comparire tra le 6 e le 72 ore dall’assunzione di alimenti contaminati e proseguono per 4-7 giorni: quindi, se abbiamo mangiato un prodotto potenzialmente pericoloso ma in tempi molto diversi, è probabile che abbiamo contratto un’altra infezione (magari molto meno preoccupante).

In ogni caso – sappiamo quanto sia difficile – cerchiamo di non farci prendere dal panico: nella maggior parte dei casi, lo dice il Bambin Gesù, la malattia ha un’evoluzione benigna e non richiede l’ospedalizzazione.

Come essere sicuri si tratti di salmonella

Come ogni infezione, perché sia accertata sono necessarie analisi specifiche.

La diagnosi di salmonellosi viene fatta con coprocoltura (esame colturale delle feci con identificazione della salmonella) – spiega ancora l’ospedale pediatrico – e, a distanza, con un esame del sangue per valutare livello di anticorpi presenti diretti contro la salmonella

L’esame è semplice, non invasivo e con risposta affidabilissima.

Cosa fare se abbiamo contratto la salmonella

Di norma per la salmonella è sufficiente fare una terapia di supporto, cioè assunzione di liquidi reidratanti (che servono per compensare l’acqua e i sali persi con il vomito e la diarrea), fermenti lattici e probiotici, d’altronde come per qualsiasi altra patologia che provochi questo sintomo.

Ma attenzione.

Nonostante la salmonella sia un’infezione batterica, il ricorso agli antibiotici viene sconsigliato poiché potrebbe allungare i tempi di permanenza delle salmonelle nelle feci o indurre resistenza. L’ospedalizzazione e l’uso di antibiotici sono indicati solo nei casi gravi (con sintomi extra intestinali), nei neonati, nei lattanti al di sotto dei 3 mesi di età e in soggetti con malattie cronico-degenerative

Nonostante quindi il nome faccia molta paura, non è assolutamente detto che abbiamo contratto un’infezione da salmonella e comunque la guarigione è quasi sempre assicurata.

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Fonti: Ospedale pediatrico Bambino Gesù / Ministero della Salute

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Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.

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