Settimana lavorativa corta: la lista dei Paesi e delle aziende che la stanno scegliendo

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Lavorare 4 giorni invece di 5 porta a una serie di sorprendenti vantaggi sia per i dipendenti che per le aziende (oltre che per l'ambiente)! Ma quali sono i Paesi in cui la settimana lavorativa corta è già realtà o è in fase di sperimentazione? Scopriamoli insieme

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Si allunga sempre di più la lista dei Paesi e delle aziende che hanno deciso di introdurre la settimana lavorativa corta. Una delle nazioni europee che da quest’anno permetterà ai suoi cittadini lavoratori di lavorare soltanto quattro giorno a settimana (senza alcuna riduzione di stipendio) è il Belgio. I vantaggi della settimana lavorativa corta sono davvero numerosi: in questo modo si ha più tempo libero a disposizione da dedicare a sé stessi, alla famiglia e ai viaggi e – secondo alcuni studi – i livelli di produttività sarebbero addirittura più alti.

Oltre a combattere lo stress e i casi di burnout (aumentati a seguito della pandemia), recarsi in ufficio solo quattro giorni invece di cinque aiuta a ridurre in maniera significativa le emissioni di gas serra, come dimostra un recente studio condotto nel Regno Unito.

Ma in quali Paesi la settimana lavorativa corta è già realtà e quali la stanno testando? Facciamo il punto in Europa e nel resto del mondo.

Leggi anche: La settimana lavorativa di 4 giorni non aumenta solo la produttività, ma combatte anche l’inquinamento e le emissioni

Scozia

Grazie a un progetto pilota dal governo, la Scozia lo scorso anno ha introdotto per la prima volta la settimana lavorativa di quattro giorni. Le istituzioni scozzesi hanno scelto di sostenere tutte quelle aziende disposte a sperimentare una riduzione del 20% dell’orario di lavoro dei loro dipendenti. Qui  due lavoratori su tre, inoltre, pensano che questo cambiamento possa avere effetti positivi sulla produttività.

Italia

E in Italia? Nel nostro Paese lavorare quattro giorni invece di cinque è ancora un’utopia o quasi. Sono, infatti, pochissime le realtà in cui è stata introdotta la settimana lavorativa corta. Tra queste spicca la multinazionale Mondelez International, che nella nostra nazione ha lanciato l’iniziativa Workplace of the Future, improntata su un approccio più flessibile al lavoro, su una migliore gestione del tempo e su un maggiore senso di responsabilità tra colleghi.

Il progetto sperimentale è partito il 1° marzo e interessa i dipendenti della società (che produce merendine e biscotti) che lavorano negli uffici di Milano. I dipendenti hanno la possibilità di distribuire le ore settimanali di lavoro su 4,5 giorni lavorativi, avendo quindi a disposizione più tempo per riposarsi o per viaggiare. Un’altra società che in Italia ha testato la settimana lavorativa corta è la PA Advice, azienda campana che fa consulenza strategica alla Pubblica Amministrazione, che ha ridotto l’orario di lavoro settimanale 40 a 36 ore, lasciando invariato lo stipendio.

Leggi anche: Settimana lavorativa corta: questa multinazionale è tra le prime aziende a introdurla in Italia

Belgio

Il Belgio, invece, è l’ultimo Paese europeo in ordine temporale ad aver approvato la settimana lavorativa corta. Qui i dipendenti hanno la possibilità di richiedere una riduzione dei giorni lavorativi offrendosi di lavorare per più ore durante la “settimana corta” e scegliere di cambiare la distribuzione del monte ore lavorativo durante la settimana anche ogni sette giorni: in questo modo possono usufruire della settimana corta al bisogno e tornare alla settimana lavorativa tradizionale quando vogliono.

Inoltre, le aziende con più di venti dipendenti dovranno obbligatoriamente offrire al proprio personale la possibilità di rendersi irreperibili alle telefonate o alle mail di ufficio fra le 23.00 e le 5.00 del mattino. L’obiettivo di questa riforma del lavoro è quello di andare incontro alle esigenze dei dipendenti che vogliono godere di una pausa più lunga e creare un’economia più dinamica e produttiva.

Leggi anche: Anche il Belgio approva la settimana lavorativa corta di quattro giorni

Islanda

In Islanda la settimana lavorativa di quattro giorni si è rivelata un successo travolgente. La prima prova, effettuata tra il 2014 e il 2019 a Reykjavík, ha coinvolto operatori di assistenza all’infanzia e servizi, nonché personale nelle case di cura. La seconda, svolta tra il 2017 e il 2021, ha visto interessato i dipendenti pubblici di più agenzie governative nazionali. Da uno studio condotto nel Paese, è emerso che il benessere dei lavoratori è migliorato notevolmente in base a una serie di indicatori, senza che ci sia stata una perdita di produttività o qualità dei servizio forniti.

Spagna

Tra i Paesi europei che hanno voluto testare la settimana lavorativa di quattro giorni c’è anche la Spagna. Lo scorso anno il Governo spagnolo ha scelto di lanciare un progetto pilota passando da 39 ore a 32, mantenendo invariati gli stipendi. L’obiettivo principale? Migliorare la salute mentale dei lavoratori e ridurre il rischio di burnout.

Regno Unito

Via alla sperimentazione della settimana di lavoro corta anche nel Regno Unito. Quest’anno saranno una trentina le aziende che prenderanno parte ad un progetto pilota coordinato dall’organizzazione no profit 4 Day Week Global. Lo scopo è quello di offrire ai dipendenti un giorno libero in più, senza intaccare sulla produttività del Paese.

Emirati Arabi

Da quest’anno anche una nazione mediorientale ha deciso di abbracciare il cambiamento in ambito lavorativo. Stiamo parlando degli Emirati Arabi, divenuti il primo Paese al mondo a introdurre la settimana lavorativa a 4 giorni e mezzo. Qui i giorni dedicati al lavoro scendono a quattro e mezzo – dal lunedì al giovedì, con il venerdì mattina – mentre il weekend di pausa si adegua agli standard del mondo occidentale – ovvero venerdì pomeriggio, sabato e domenica.

Giappone

Anche il Giappone, uno dei Paesi in cui si muore letteralmente di lavoro, sta incoraggiando la riduzione dei giorni lavorativi. Già nel 2019 l’azienda Microsoft aveva deciso di concedere un altro giorno libero in più a settimana ai propri dipendenti.  E l’esperimento ha portato ad un aumento della produttività del 40%. L’ultima fra le grandi aziende del Giappone che ha scelto di abbracciare questa novità è la Panasonic Holdings, che quest’anno ha annunciato che concederà la possibilità di lavorare 4 giorni invece di 5 ai suoi dipendenti entro la fine dell’anno.

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe

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