“Ne hai sepolti più di noi”: l’ironico omaggio di Taffo nel giorno dei funerali della Regina Elisabetta (e i fantasmi del colonialismo che riemergono)

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Anche nel giorno del funerale della Regina Elisabetta, non sono mancate le critiche nei confronti della sua figura potente e controversa, da molti considerata l'incarnazione del colonialismo europeo

In questa giornata gli occhi del mondo e dei media sono puntati sull’Inghilterra. Nelle scorse ore, infatti, nell’abbazia di Westminster si sono svolti i funerali della Regina Elisabetta. Erano oltre 2mila le persone – fra cui anche 500 capi di governo e di Stato – presenti alla cerimonia solenne d’addio alla sovrana più longeva della storia della corona britannica.

Anche in Italia tante figure istituzionali e cittadini hanno voluto salutare la regina con messaggi di cordoglio, ma qualcuno ha preferito sfoderare l’arma dell’ironia. Stiamo parlando della celebre agenzia di pompe funebre Taffo, seguitissima sui social e amata per la sua comunicazione sempre geniale e irriverente.

Ne hai sepolti più di noi – scrive Taffo in un post corredato da un’immagine in cui si vede un mucchio di terra con sopra la corona della regina. – Farewell Queen Elizabeth II.

Ancora una volta Taffo è riuscita a strappare un sorriso ai suoi follower facendo una battuta in riferimento alla leggendaria longevità della Regina Elisabetta (che per tanti era ormai divenuta quasi immortale). Qualcuno, però, in quella frase ha colto un secondo significato, legato allo spettro del colonialismo.

Interessante perché colgo (forse è solo una mia impressione) un doppio significato in quel “ne hai sepolti più di noi”. – fa notare un utente –Uno si riferisce all’età della regina e l’altro al fatto che, da Capo di Stato inglese, è stata protagonista di una politica estera che ha provocato molti morti.

“Elisabetta II ha dedicato la sua vita a servire la nazione e il Commonwealth”: con queste parole Justin Welby, arcivescovo di Canterbury ha descritto la sovrana inglese durante la funzione nell’abbazia di Westminster. Ma se da un lato Queen Elizabeth è stata una grande sovrana e un punto di riferimento per la Gran Bretagna (che adesso versa lacrime per la sua morte), per tanti popoli del mondo quei 70 anni di regno sono stati sinonimo di violenze e schiavitù. A seguito della scomparsa della sovrana, infatti, chi vive nelle ex colonie britanniche non ha potuto fare a meno di constatare le conseguenze nefaste provocate dall’impero.

“Coloro che si aspettano che esprima tutt’altro che disprezzo per la monarca, che ha supervisionato un governo che ha promosso il genocidio e che ha massacrato e costretto alla fuga metà della mia famiglia (e le cui conseguenze i discendenti stanno ancora cercando di superare oggi), possono continuare a sognare” ha twittato qualche giorno fa la professoressa di linguistica Uju Anya, ricordando il trauma vissuto in Nigeria dai suoi familiari per via del colonialismo.

Sono numerosissimi i post di critica feroce alla monarchia britannica apparsi sui social negli ultimi giorni. Ma chi vive dall’altra parte del mondo non si è limitato soltanto alle parole.

Le ex colonie indiane e africane si sono fatte avanti per chiedere la restituzione dei gioielli che oggi fanno parte del Tesoro della Corona e che sono stati trafugati nel corso delle varie conquiste da parte dell’impero britannico. In India, ad esempio la morte della regina Elisabetta II ha scatenato un’accesa campagna il cui obiettivo è avere indietro il Koh-i-noor, uno dei diamanti più grandi al mondo, incastonato in una delle tiare più belle dei Gioielli della Corona. Si tratta di un gioiello da 105,602 carati, entrato a far parte dei gioielli reali nel 1849, dopo la conquista del Punjab.

Anche dal Sudafrica si sono levate voci a favore della restituzione di un’altra preziosissima gemma, la Great Star of Africa, conosciuta anche con con il nome di Diamante Cullinan. La pietra da 500 carati si trova attualmente sullo scettro reale di Sant’Edoardo e vale circa 400 milioni di dollari.

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe

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