Koh-i-Noor: la storia del diamante incastonato al centro della corona di Elisabetta II, uno dei più insanguinati del mondo

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Koh-i-Noor significa letteralmente “montagna di luce” ed è un diamante bianco da 105,602 carati, uno dei più preziosi e celebri al mondo. È incastonato al centro della croce maltese della corona di Elizabeth Bowes-Lyon, la Regina Madre e moglie di re Giorgio VI, ma dietro di esso si celano guerre e tradimenti. E adesso anche una probabile crisi diplomatica

Una bella storia

È forse solo ora, in questi giorni che seguono la morte della Regina Elisabetta, che ci si è resi conto di quanto la storia della monarchia britannica sia costellata da capitoli non proprio piacevoli di conquiste e di soprusi. Un passato coloniale che in molti faticano a perdonare.

È il caso di Paesi come l’India, il Pakistan, l’Afghanistan o l’Iran, che ciclicamente tornano alla carica per la restituzione di quanto saccheggiato dai britannici, e soprattutto del ben noto Koh-i-Noor, un diamante dal valore inestimabile incastonato in una delle tiare più belle dei Gioielli della Corona e proveniente dall’India: da 105,602 carati, rientra tra i gioielli reali dal 1849, dopo la conquista del Punjab.

Conservato nel museo Tower of London e incastonato al centro della croce maltese della corona di Elizabeth Bowes-Lyon, quel diamante (del valore di circa 140milioni di euro) è in realtà sempre stato considerato un oggetto di scambio, di guerra e di leggende. Si dice infatti che per gli uomini sia una pietra maledetta, visto che sarebbe legata a sfortuna e catastrofe, tanto che si racconta che i sovrani maschi che hanno posseduto quella pietra siano morti o abbiano il trono dopo averla ottenuta.

Il Koh-i-Noor è stato estratto attorno al 1300 ed è arrivato nelle mani dei britannici nel XIX secolo, dopo anni di sanguinose e distruttive battaglie contro Pakistan e India. La storia della pietra inizia proprio lì, nel sud dell’India, dove probabilmente è stata estratta intorno al 1300 dalla miniera di Kollur, nello Stato di Andhra Pradesh. Tanto è bastato per diventare oggetto di conflitti.

La storia del diamante Koh-i-Noor

Estratto probabilmente intorno al 1300 dalla miniera di Kollur, una delle celebri miniere diamantifere dell’antica Golconda, nello Stato di Andhra Pradesh in India, le prime testimonianze sul Koh-i-Noor sono riportate nel Bāburnāma, opera scritta in Turki che racconta del sovrano dei Moghul Muḥammad Bābur discendente diretto di Tamerlano e pronipote di Genghis Khan.

Fu lui ad ottenere la pietra come bottino di guerra nel 1526 sconfiggendo il Sultano di Delhi, Ibrāhīm Lōdī. Nel corso dei secoli, il diamante ha solo assunto una cattiva fama e, di mano in mano, nel 1849 (quando il Punjab fu annesso ai possedimenti britannici con il trattato di Lahore, al termine della Prima guerra anglo-sikh), il Koh-i-Noor arrivò alla Compagnia delle Indie che lo offrì alla regina Vittoria.

Il governatore generale britannico Lord Dalhousie decise che il Koh-i-Noor venisse presentato alla Regina Vittoria dal sovrano tredicenne Duleep Singh (1838-1893) in persona. Il diamante quindi fu spedito sul vascello HMS Medea e il 3 luglio del 1850 venne consegnato alla sovrana.

Il Koh-i-Noor venne esposto nel 1851 al Crystal Palace di Joseph Paxton durante l’Esposizione Universale di Londra a Hyde Park, ma secondo uno studio del 1852 del gioielliere di corte, la pietra era “poco luminosa” e andava tagliata nuovamente. Il nuovo taglio venne affidato a Mozes Coster, il più grande commerciante israelita olandese di diamanti, che inviò alla corte britannica il suo migliore artigiano con i suoi assistenti. Per il lavoro fu costruita un’apposita macchina a vapore e il taglio fu completato dopo 38 giorni, sotto la supervisione del principe Alberto in persona, e costò 8000 sterline.

Nel 1853 il diamante fu incastonato su una tiara con altri 2mila diamanti su ordine della regina Vittoria. Nel 1911 fu montato su una corona in platino composta esclusivamente da diamanti in occasione dell’incoronazione di Maria di Teck, consorte di re Giorgio V. Il diamante fu trasferito poi sulla corona di Elizabeth Bowes-Lyon, consorte di Giorgio VI, dove si trova tuttora.

Da tempo l’India chiede la restituzione del diamante sostenendo che fu rubato e non semplicemente dato alla Compagnia delle Indie dal regno Sikh.

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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