Siccità, ancora una volta l’Italia vuole risolvere i problemi in pochi giorni e sempre in piena emergenza

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L'emergenza idrica in cui ci ritroviamo è la storia di un dramma annunciato. Il nostro Paese non ha fatto abbastanza per preservare la disponibilità dell'oro blu: troppi sprechi a causa di una rete idrica colabrodo, elevati tassi di inquinamento, devastazione delle zone umide e dei fiumi e la gestione inadeguata di questa risorsa ci hanno portato alla crisi che stiamo vivendo in questi giorni

Siccità: è una parola che adesso evoca grandi preoccupazioni perché il fenomeno ci sta toccando l’Italia da vicino. Ora ne stanno parlando davvero tutti: dai giornali ai tg, dagli esperti alle persone comuni, che temono di restare davvero senza acqua. Ma la verità è che la siccità non ci ha colto esattamente di sorpresa (noi ad esempio ne parlavamo da mesi), anche se tutti adesso sembrano meravigliati. I campanelli d’allarme c’erano da diverso tempo e sono stati ignorati, a partire dalle istituzioni (che avrebbero dovuto occuparsene).

Ciò che sta accadendo è soltanto uno dei tanti effetti collaterali della crisi climatica in atto e ci sbatte in faccia una dura verità: invece di tutelarla, l’acqua l’abbiamo sprecata e inquinata. E il risultato è che ora ci ritroviamo nel bel mezzo di un’emergenza idrica da cui non si sa bene come uscire. Ma quali sono state le colpe del nostro Paese in questo senso e cosa possiamo fare per evitare il peggio?

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Eccesso di sprechi e inquinamento: gli errori dell’Italia

Una rete idrica colabrodo

Nel nostro Paese si spreca una quantità spaventosa di acqua. L’oro blu viene disperso in una rete di distribuzione colabrodo: ogni cento litri immessi nella rete di distribuzione ben 42 vanno persi e non arrivano ai rubinetti delle case.

Secondo i dati diffusi dall’Istat quest’anno, la maggior parte dell’acqua viene persa letteralmente per strada nelle isole, dove gli sprechi superano il 52%. Non va meglio al Sud, dove si verifica una forte perdita idrica del 43,6%, mentre nei capoluoghi di provincia del Nord Ovest si registrano i livelli più bassi di perdite idriche con il 23,5%. Per quanto riguarda i capoluoghi del Nord-est, lo spreco d’acqua è del 32,8% e nelle città del Centro Italia la dispersione idrica raggiunge il 37,3 %, fino ad arrivare alle città Sud Italia.

Un Paese ricco d’acqua ma che ne spreca troppa

L’Italia è uno dei Paesi europei potenzialmente potenzialmente più ricchi d’acqua. Come sottolinea il WWF, le precipitazioni ammontano a circa 300 miliardi di metri cubi ogni anno. Secondo alcune stime, la disponibilità effettiva di risorse idriche è di 58 miliardi di metri cubi. Di questi, quasi i 3/4 provengono da sorgenti superficiali, fiumi e laghi, mentre il 28% da risorse sotterranee (falde non profonde).

Tuttavia, questa sorprendente disponibilità si sta progressivamente riducendo, principalmente per effetto della crisi climatica. Stiamo assistendo ad una graduale riduzione del volume d’acqua che defluisce a mare ogni anno.

Ad esempio se mettiamo a confronto il periodo 2001-2019 con il precedente periodo 1971-2000, si registra una riduzione di portata per il Tevere del 15% e di oltre l’11% per il Po, spiega il WWF.

Per quanto riguarda l’acqua, gli italiani sono troppo “spreconi”: utilizzano più acqua di tutti gli altri popoli del Vecchio Continente: circa 120-150 metri cubi in media per ogni famiglia in un anno, con un consumo medio giornaliero individuale di circa 220 litri d’acqua al giorno.

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Una risorsa gestita male

Ad avere una pesante responsabilità in questa situazione sono le istituzioni: in Italia manca un’adeguata pianificazione della risorsa idrica.

La Direttiva quadro Acque (2000/60/CE) individua nelle Autorità di bacino distrettuali gli enti che dovrebbero garantire una visione unitaria e gli indirizzi per una gestione sostenibile dell’acqua. – fa notare il WWF – Da anni questi enti sono marginalizzati e le Regioni controllano direttamente la gestione del rischio idrogeologico, gran parte delle concessioni d’uso e le politiche agricole, senza coordinarsi tra di loro e perdendo una indispensabile visione a livello di bacino idrografico.

Acqua inquinata da pesticidi e altre sostanze

La disponibilità dell’oro blu dipende molto non solo da come viene utilizzata, ma anche da come viene salvaguardata. In alcune zone d’Europa, il solo inquinamento causato da pesticidi e fertilizzanti impiegati nel settore agricolo rimane una delle cause principali della scarsa qualità delle acque, che diventano quindi non più disponibili.

In Italia la situazione è abbastanza drammatica: dall’ultimo monitoraggio dell’Ispra è emersa la presenza di 299 sostanze inquinanti nelle acque di laghi e fiumi campionate: sono stati trovati pesticidi nel 77,3% delle acque superficiali e nel 32,2% di quelle sotterranee.

Acqua prosciugata dalle attività umane

Un altro enorme problema che riguarda il nostro Paese è la canalizzazione e la cementificazione dei corsi d’acqua,  vere e proprie arterie di un sistema che raccoglie e rende disponibile l’acqua su tutto il territorio.

Nel corso degli anni questi sono stati dragati e sbarrati; inoltre, sono state ridotte le aree naturali di esondazione, distrutte le fasce riparie costituite da boschi e zone umide, che – come spiega il WWF – creano quella vitale “spugna” che favorisce la ritenzione delle acque e la ricarica delle falde durante le piene, rilasciandola progressivamente durante i periodi di siccità.

Ma non finisce qui. Abbiamo devastato il 66% delle zone umide, fondamentali per gli ecosistemi e per mitigare i terribili effetti della crisi climatica.

Cosa possiamo fare per affrontare l’emergenza siccità

La crisi idrica che stiamo affrontando è il segnale che dobbiamo rivedere la gestione dell’acqua del nostro Paese. Innanzitutto servono degli interventi immediati nella rete idrica, ma questo non può bastare. Bisogna agire ripristinando il funzionamento ecologico dei corsi d’acqua, senza opprimerli e sfruttarli in modo scriteriato, come spesso è stato fatto finora.

Le parole d’ordine per uscire dalla crisi idrica e prevenirne altre in futuro sono:

  • RINATURALIZZARE: salvaguardare la natura e rigenerare le zone umide, che rappresentano dei bacini naturali di raccolta d’acqua, che a differenza dei bacini artificiali non interrompono il ciclo dell’acqua aumentando lo stress idrico; inoltre, non possiamo dimenticare di proteggere il suolo, visto che in Italia se ne consumano circa 16 ettari al giorno
  • RIPIANIFICARE: restituire la centralità alle Autorità di Bacino perché ci sia una regia unica che programmi gli usi dell’acqua in base alla reale situazione della risorsa e alle priorità, in un’ottica di adattamento alla crisi climatica, e rivedere le concessioni idriche (dando priorità all’uso agricolo e potabile, senza sprecarla ad esempio negli impianti di neve artificiale)
  • COMBATTERE GLI SPRECHI: nel nostro piccolo, ognuno di noi può fare la sua parte per ridurre il consumo di acqua. Qualche esempio? Attivare la lavastoviglie e lavatrice solo a pieno carico o installare nel wc uno sciacquone intelligente con lo scarico a doppio flusso. Per altri consigli per limitare gli sprechi di acqua leggi anche: Emergenza siccità: queste sono le azioni più semplici che puoi compiere in casa per non sprecare acqua

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Fonte: WWF/Istat

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe

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