Le mascherine chirurgiche usa e getta per la scuola produrranno 44 tonnellate di rifiuti ogni giorno

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

Ritorno in classe, mascherine sì o no? Sì, ma purché chirurgiche. Se fino a pochi giorni fa sembrava che gli alunni in aula potessero non indossarle (con distanze di sicurezza assicurate), ora il Comitato tecnico esprime un ulteriore dettaglio: dovranno essere indossate nelle scuole elementari solo in caso di spostamenti, mentre nelle medie e superiori resta l’obbligatorietà anche al banco (salvo ulteriori modifiche). E non solo: vengono sconsigliate le mascherine di stoffa, che potranno essere usate solo se non ci saranno le chirurgiche fornite dalla scuola stessa.

Quel che pare certo è quindi che gli alunni e gli insegnanti dovranno usare preferibilmente una mascherina chirurgica. Per questo Il commissario speciale per l’emergenza coronavirus Domenico Arcuri, come rende noto la Repubblica, annuncia di voler fornire 11 milioni di dispositivi di protezione agli istituti italiani con misure e taglie differenti a seconda dell’età. Gli istituti dovranno poi riorganizzare la distribuzione mattutina per evitare assembramenti.

44 tonnellate di rifiuti da smaltire ogni giorno

Fornire 11 milioni di mascherine chirurgiche al giorno significherà produrre quotidianamente 44 tonnellate di rifiuti da smaltire attraverso l’incenerimento.

Secondo Stefano Vignaroli, presidente della Commissione, con le mascherine di comunità si eviterebbe invece “una enorme mole di usa e getta che va ad appesantire il nostro sistema impiantistico per il trattamento dei rifiuti e non è certo educativo per i ragazzi, ai quali invece la scuola dovrebbe dare il buon esempio anche sul fronte della difesa dell’ambiente”.

“Una decisione senza senso”

“Auspichiamo che venga predisposta una fornitura adeguata di mascherine riutilizzabili certificate, equivalenti a quelle chirurgiche monouso, per gli studenti – dichiara Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – sollecitandoli e invogliandoli a utilizzare le lavabili per ridurre il quantitativo di usa e getta che circola nel Paese, e garantendo comunque la tutela della salute. Per far questo sarà fondamentale porre grande attenzione anche all’insegnamento e alla diffusione di modalità di comportamento corrette, a partire dalle modalità di utilizzo e lavaggio delle mascherine, seguendo le indicazioni dell’ente certificatore e del produttore. Inoltre, chiediamo di privilegiare le produzioni nazionali e di qualità per dare un giusto riconoscimento alle aziende italiane che hanno riconvertito alcune loro linee produttive. La riapertura delle scuole è il più grande cantiere civico che il nostro paese si trova ad affrontare e la prevenzione la faranno gli strumenti ma anche la consapevolezza dei giusti comportamenti da assumere per garantire la prevenzione dal virus”.

Che differenza c’è tra le mascherine di stoffa e quelle chirurgiche?

Le mascherine chirurgiche sono quelle per uso medico, da utilizzare in ambiente sanitario e certificate in base alla loro capacità di filtraggio. Rispondono alle caratteristiche richieste dalla norma UNI EN ISO 14683-2019 e funzionano impedendo la trasmissione

Le “mascherine di comunità” riducono sì la circolazione del virus e, come previsto dall’articolo 16 comma 2 del DL del 17 marzo 2020, non sono soggette a particolari certificazioni, ma non possono essere considerate dei dispositivi medici, né dispositivi di protezione individuale, ma una misura igienica utile a ridurre la diffusione del virus.

Se insomma, fate in casa una mascherina, ricordatevi queste condizioni:

  • quella in stoffa va realizzata con un tessuto che è possibile lavare a 90 gradi
  • quella in carta forno gettata una volta usata
  • non protegge dalla trasmissione del virus
  • può essere utile per non toccarsi la bocca
  • può essere utile per non disperdere la stragrande maggioranza delle goccioline più macroscopiche (ma non basta)

La maggior parte delle mascherine, così come i guanti, monouso sono prodotti con materie plastiche e, una volta utilizzati, vanno ad aggiungersi ai già molti rifiuti in plastica che produciamo ogni giorno. E ormai da mesi troppo spesso vengono abbandonati nell’ambiente.

Speriamo a questo punto che a scuola i nostri bimbi imparino una cosa in più: smaltirle correttamente!

Fonte: la Repubblica

Leggi anche:

L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin
Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per Greenme.it dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
Schär

Quando il senza glutine incontra il biologico: nasce la linea Schär BIO

Quercetti

Questi giocattoli sono riciclabili e organici: stimolano la fantasia e insegnano a rispettare l’ambiente

Cristalfarma
Seguici su Instagram
seguici su Facebook