Mangiare poche fibre provoca gravi squilibri al microbiota, esponendo al rischio di infezioni intestinali: lo studio

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Attenzione alle diete povere di fibre! Alterano il microbiota dell'intestino, causando infiammazioni e infezioni. La conferma in uno studio

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Attenzione alle diete povere di fibre! Possono alterare il microbiota dell’intestino, causando infiammazioni e infezioni. La conferma in uno studio portoghese

Chi consuma principalmente alimenti poveri di fibre è molto più  esposto al rischio di infiammazioni e infezioni intestinali. Questo perché il ridotto contenuto di fibre può provocare un’alterazione genetica dei batteri presenti nell’intestino. A confermarlo è un recente studio portato avanti da un team di ricercatori portoghesi del Gulbenkian Science Institute (IGC). Gli scienziati hanno scoperto che un basso apporto di fibre rende molto più vulnerabile l’intestino delle persone perché viene indebolito lo “scudo protettivo” che ne riveste le pareti.

Il nostro intestino è abitato da una comunità diversificata di microbi, il microbiota intestinale.– spiegano gli esperti – Questa comunità, composta da centinaia di specie diverse è essenziale per la nostra salute: influenza il nostro sistema immunitario, ci protegge dalle infezioni e ci aiuta a digerire il cibo. Tuttavia, molti fattori, come i farmaci, le risposte infiammatorie alle infezioni e lo stile di vita possono alterare la composizione del microbiota e ridurne la diversità, causando malattie.

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I dettagli dello studio

La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Cell Host & Microbe, è stata condotta sui topi per valutare il comportamento del batterio Bacteroides thetaiotaomicron, presente nel nostro microbiota intestinale.

Nello specifico i ricercatori hanno previsto due diete diverse per i roditori: una ricca di verdure ma povera di grassi, l’altra con poche verdure  ma ricca di alimenti ultra-lavorati, zuccheri semplici e di grassi.

I batteri nei topi alimentati con una dieta povera di fibre hanno portato a mutazioni che hanno favorito la degradazione del muco intestinale, dimostrando che questi microbi si evolvono e si adattano in base al tipo di alimentazione – chiariscono i ricercatori – È importante sottolineare che, poiché riflettono la dieta del soggetto, queste mutazioni emergenti potrebbero essere utilizzate come biomarcatori delle differenze di alimentazione tra gli individui.

I risultati emersi sottolineano che l’evoluzione batterica intestinale rappresenta un meccanismo importante coinvolto nella formazione del microbiota e le sue conseguenze non sono da sottovalutare. Inoltre, nella ricerca viene sottolineato che le alterazioni genetiche possono essere provocate anche da altri fattori, fra cui  l’abuso di antibiotici o altri cambiamenti importanti nello stile di vita.

 Le conseguenze di una dieta squilibrata possono essere molto più permanenti di quanto precedentemente ipotizzato perché la dieta non influisce solo sulla composizione del microbiota, ma lascia anche alterazioni genetiche durature anche  nei microbi intestinali. – conclude la dottoressa Karina Xavier, che ha guidato la ricerca – Anche se non affrontati in questo studio, i nostri risultati indicano che queste alterazioni possono essere trasmesse alle generazioni successive, con conseguenze a lungo termine.

Insomma, tutti motivi per consumare più frutta e verdura e meno alimenti ultra-processati!

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Fonte: Cell Host & Microbe /IGC

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe

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