Integratori di Omega 3 da olio di pesce: contaminati da diossine e altre sostanze cancerogene, i risultati shock di un nuovo test

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Un'amara scoperta è quella fatta dal Consiglio dei Consumatori di Hong Kong in Cina che ha testato 25 campioni di integratori a base di olio di pesce, scoprendo una pesante contaminazione con diverse sostanze potenzialmente cancerogene

Quando compriamo un integratore lo facciamo nella speranza appunto di “integrare” sostanze di cui siamo carenti o comunque per motivi di salute. Dovrebbe trattarsi dunque di prodotti sicuri e soprattutto non contaminati da sostanze potenzialmente pericolose.

Purtroppo non sempre è così. L’Hong Kong Consumer Council ha recentemente testato 25 campioni di integratori di olio di pesce, di cui 23 in capsule.

Analizzando questi prodotti si è scoperto non solo che molti campioni pubblicizzavano un contenuto di acidi grassi Omega-3, tra cui DHA ed EPA, che era in realtà inferiore (dall’83% al 31,7%) ma anche che erano tutti contaminati, a vari livelli.

Le sostanze trovate negli integratori con olio di pesce

Secondo i risultati del test, il 95% dei campioni (24) conteneva 3-monocloropropandiolo (3-MCPD), che può causare danni ai reni e al sistema nervoso centrale e influenzare il sistema riproduttivo maschile.

Tre campioni superavano addirittura il limite massimo consentito nell’Ue di 2.500 mcg/kg (microgrammi/chilogrammo). Si trattava dei seguenti integratori (non venduti in Italia ma che si trovano online):

  • GNC Super Fish Oil (confezione da 180 capsule): 6.800 mcg/kg.
  • Adrien Gagnon Heart Health Extra Strength Omega 3: 15,000 mcg/kg.
  • Miracle Life Supreme DHA Fish Oil Pills: 2,800 mcg/kg.

Il Consiglio dei consumatori spiega che durante il processo di deodorizzazione ad alta temperatura di oli e grassi si possono produrre contaminanti di esteri di acidi grassi 3-monocloropropandiolo (esteri 3-MCPD, 3-MCPDE). L’assunzione da parte dell’uomo di oli e grassi contaminati da 3-MCPDE idrolizzerà il 3-MCPDE nel tratto gastrointestinale per rilasciare 3-MCPD tossico.

Ma questa non è l’unica sostanza trovata negli integratori testati. Più della metà dei campioni (14) contenevano glicidolo cancerogeno e genotossico.

Il rapporto indica che gli esteri glicidilici (GE) possono essere prodotti, allo stesso modo del 3-MCPD, durante il processo di deodorizzazione ad alta temperatura di oli e grassi. Una volta entrati nell’organismo umano, poi, il GE sarà idrolizzato nel tratto gastrointestinale per rilasciare il glicidolo cancerogeno genotossico.

Con riferimento alla normativa Ue, il limite massimo del contenuto di glicidolo nell’olio di pesce è di 1.000 microgrammi per chilogrammo. Solo un campione lo superava.

In 22 campioni, poi, sono stati trovati inquinanti organici persistenti (POP), si tratta di sostanze chimiche molto resistenti alla decomposizione tra cui vi sono diossine, bifenili policlorurati diossina-simili o policlorobifenili non diossina-simili.

Le diossine e i bifenili policlorurati sono entrambi inquinanti industriali. Si producono, ad esempio, quando vengono bruciati prodotti chimici come la plastica. Come già detto, persistono a lungo nell’ambiente e possono accumularsi lungo la catena alimentare e arrivare all’uomo.

Il rapporto, che fa sempre riferimento ai valori Ue, considera il contenuto di diossine, PCB diossina-simili e PCB non diossina-simili in ciascun campione, sempre conforme agli standard.

Ci sono poi gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA), cancerogeni e genotossici, rilevati in sei campioni. Queste sostanze sono prodotte durante i processi di riscaldamento, essiccazione e affumicatura degli alimenti o dall’inquinamento ambientale.

Un IPA, il benzo[a]pirene, può essere utilizzato come indicatore di possibili IPA cancerogeni negli alimenti. Ovviamente, essendo cancerogeno e genotossico, dovrebbe essere evitato il più possibile e l’Ue stabilisce che il limite massimo di benzo[a]pirene per oli e grassi commestibili è di 2,0 mcg per kg, mentre il limite della somma dei quattro IPA (compresi benzo[a]pirene, benzo[a]antracene, benzo [b]fluorantene e crisene) è di 10,0 mcg per kg.

I campioni analizzati lo contenevano in quantità variabili:

Il campione “Nutronic” includeva la quantità totale più alta dei quattro IPA rilevati tra i sei campioni, con la quantità totale dei quattro IPA a 54,0 microgrammi per chilogrammo e il contenuto di benzo[a]pirene rilevato in questo campione era di 12,7 microgrammi per chilogrammo.

Cosa grave è che 6 integratori erano etichettati come adatti a neonati e bambini e 2 erano specifici per le donne incinte o che allattano o per coloro che intendono concepire.

Non è la prima volta che un test punta il dito contro gli integratori a base di olio di pesce. Leggi anche: Integratori di Omega 3 da olio di pesce: alcuni prodotti sul mercato sono “rancidi” secondo un test americano

Come possiamo difenderci?

I consumatori dovrebbero prestare particolare attenzione prima dell’acquisto – scrivono gli esperti del Hong Kong Consumer Council.

Ma in realtà è difficile per noi consumatori difenderci da integratori poco sani, cosa contengono davvero si può scoprire infatti solo con appositi test di laboratorio.

Innanzitutto è bene ricordare di assumere integratori solo dietro consiglio medico, evitando il fai da te. Evitiamo inoltre di acquistare prodotti online di marche che non conosciamo o che non ci sono state consigliate da un esperto.

I prodotti presi a campione non sono prodotti italiani né di base vengono venduti in Italia. Non possiamo sapere dunque l’eventuale contaminazione da parte di sostanze sgradite degli integratori venduti nel nostro Paese. Vi abbiamo parlato però recentemente di un’azienda che ci ha mostrato come produce i suoi integratori di alta qualità.

Leggi anche: Il tuo integratore è davvero efficace? Salugea ci mostra come riconoscere quelli troppo ricchi di sostanze inutili

Ricordiamo infine che gli Omega si possono integrare al meglio nella dieta, consumando 2 volte a settimana alcune tipologie di pesce (le varianti più grasse) ma anche, per i vegetariani, aumentando il consumo di noci, semi di lino, semi di chia o olio di alghe come (fonti naturali di DHA). Leggi anche: Non solo pesce: le 5 fonti vegetali di Omega 3

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Fonte: Hong Kong Consumer Council

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Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, consumi e benessere olistico. Laureata in lettere moderne, ha conseguito un Master in editoria

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