Integratori di Omega 3 da olio di pesce: alcuni prodotti sul mercato sono “rancidi” secondo un test americano

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Secondo test indipendenti, 1 integratore su 10 di Omega 3 da olio di pesce è rancido, ovvero realizzato con oli ossidati

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Chi ha carenza di Omega 3 spesso ricorre ad integratori a base di olio di pesce per raggiungere buoni livelli di queste sostanze protettive nell’organismo. Test indipendenti rilevano però che un certo numero di integratori sul mercato utilizzano oli ossidati, si tratta quindi di prodotti “rancidi”, i cui difetti sono spesso mascherati dagli aromi.

Oltre 1 integratore di olio di pesce su 10 è risultato rancido e alcuni prodotti avevano addirittura livelli 11 volte superiori ai limiti raccomandati.

Si tratta di quanto scoperto dalle indagini, condotte nel corso di diversi anni, da Labdoor, una società indipendente che testa gli integratori in base a criteri quali purezza, accuratezza dell’etichetta e valori nutrizionali.

Il test ha misurato integratori a base di olio di pesce (60 prodotti di grandi marche venduti soprattutto negli Stati Uniti ma disponibili anche in altri paesi) rispetto agli standard internazionali volontari di rancidità.

Si è visto così che oltre 1 integratore ogni 10 è rancido, mentre quasi la metà è appena al di sotto del limite massimo raccomandato.

L’irrancidimento è un processo che si verifica quando un prodotto si ossida. Negli integratori di Omega 3 questo può comportare un forte sapore di pesce e un odore di marcio. Ma gli aromi, che vengono aggiunti alla maggior parte degli oli di pesce per ridurne il gusto e l’odore, sono in grado di mascherarlo.

Il dottor Ben Albert, ricercatore presso l’Università di Auckland, che ha condotto ricerche sugli effetti per la salute dell’olio di pesce, ha dichiarato che:

L’aroma viene aggiunto agli oli di pesce per aiutare a mascherare l’odore e il gusto di pesce e … potrebbe rendere più appetibili gli oli ossidati per le persone, quindi potrebbe anche essere usato per nascondere l’ossidazione dell’olio.

L’ossidazione è un processo normale in tutti gli oli che contengono acidi grassi polinsaturi ma l’olio di pesce è particolarmente suscettibile a questo processo che si verifica più velocemente se il prodotto è esposto al calore, all’aria o alla luce.

Ma come si calcola il limite accettabile di ossidazione?

Dato che il mercato degli integratori è in gran parte non regolamentato, limiti volontari per la qualità ossidativa sono stati creati dalla Global Organization for EPA e DHA Omega-3 (GOED), un ente industriale che mira ad aumentare il consumo di omega-3.

Il limite raccomandato è stato fissato a 26 ed è il parametro di riferimento mondiale più comune e più rigoroso per la qualità dell’olio di pesce. Quanto più il valore è alto, più rancido è l’olio. Specifichiamo però che si tratta di un’indicazione di qualità e non di sicurezza.

Il GOED sostiene che la maggior parte dei prodotti a base di olio di pesce rientra nei limiti. Ma secondo l’analisi di Labdoor, condotta su integratori tra il 2014 e il 2018, gli oli di pesce a marchio Carlson Labs e Puritan’s Pride (che vendono nei negozi Walmart o su Amazon), avevano gradi di rancidità sdi molto superiori ai limiti suggeriti: 281,8 per il norvegese di Carlson olio di fegato di merluzzo e 37,1 per l’olio di pesce soft-gel di Puritan’s Pride.

Altri marchi che hanno superato i limiti sono stati poi Oceanblue, con un valore di ossidazione di 73,9, e Nature’s Answer (34,4). La metà di tutti i prodotti testati da Labdoor è al limite con i valori massimi stabiliti da GOED, con una media di 24,4.

Non è chiaro comunque se l’olio di pesce rancido sia dannoso. Finora, pochi studi hanno dimostrato che le capsule di olio di pesce altamente ossidate possono avere un impatto negativo sui livelli di colesterolo.

Certamente ci dice che l’ossidazione cambia il modo in cui funzionano questi oli – sostiene il professor Albert.

È possibile dunque che l’olio rancido abbia un’efficacia ridotta rispetto all’olio di pesce fresco. Ma il GOED minimizza e Gerard Bannenberg, direttore della conformità tecnica dell’organizzazione ha dichiarato:

Non credo che le persone debbano preoccuparsi dell’ossidazione. Il livello di cui stiamo parlando è molto basso. Anche se il prodotto è leggermente ossidato, è molto improbabile che danneggi la nostra salute.

Ricordiamo, anche in questa occasione, che prima di assumere un integratore è sempre bene chiedere il parere del proprio medico che saprà indicare anche la marca migliore per le proprie esigenze.

Potete vedere tutta la lista degli integratori di Omega 3 testati da Labdoor qui.

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Fonte: The Guardian / Labdoor

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Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, consumi e benessere olistico. Laureata in lettere moderne, ha conseguito un Master in editoria

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