Shrinkflation: svelati sempre più prodotti “ristretti”, la nuova indagine sulle segnalazione dei consumatori francesi

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L'associazione FoodWatch in Francia torna a parlare di shrinkflation, la pratica ormai comune di diminuire la quantità di un prodotto lasciandolo però in vendita allo stesso prezzo. I consumatori sono spesso ignari del cambiamento e per questo è stata lanciata una petizione che chiede ai produttori maggiore chiarezza in etichetta

Una nuova indagine di Foodwatch è partita dalla segnalazione di alcuni consumatori francesi. Il tema, ancora una volta, quello della shrinkflation, un argomento estramente “caldo” in questo periodo in cui l’inflazione sta colpendo duramente milioni di famiglie.

Tante persone, un po’ in tutto il mondo, si stanno accorgendo che ultimamente è tornata di moda (perché il fenomeno in realtà è nato una decina di anni fa) la pratica che consente ai produttori di “restringere” i loro prodotti mantenendo però gli stessi prezzi. Un guadagno per loro ma un aumento “mascherato” per i consumatori, che si trovano ad acquistare un prodotto in quantità minore rispetto al passato e il più delle volte senza neanche rendersene conto.

Ce ne stiamo accorgendo anche in Italia e anche a noi di greenMe sono arrivate alcune segnalazioni. Leggi anche: Shrinkflation: anche lo yogurt si sta “riducendo”, la segnalazione dei nostri lettori

Foodwatch scrive:

le dimensioni di alcuni prodotti di consumo di massa si stanno restringendo di nascosto mentre il loro prezzo al chilo o al litro aumenta. Questo si chiama shrinflation (in inglese “shrink” significa restringersi) o inflazione mascherata.

Alcuni esempi? Foodwatch ne ha raccolti 6 (tutte referenze francesi) tra cui alcuni cioccolatini Lindt, che dal 2019 hanno subito una riduzione del contenuto “nascosta”. Nello specifico, il quantitativo di cioccolatini si è ridotto del 20% mentre il prezzo al chilo è salito del 30%, come mostra la seguente infografica.

esempio shrinkflation foodwatch lindt

©Foodwatch

Ma non si tratta certo di un problema che riguarda solo questi 6 prodotti, l’associazione ricorda che:

Lungi dall’essere limitata a questi pochi esempi, la shrinkflation potrebbe tornare alla ribalta questo autunno del 2022 con l’inflazione galoppante dei prezzi dei generi alimentari. Per evitare di visualizzare un aumento eccessivo del prezzo unitario, la tentazione di ridurre il formato in modo discreto per nascondere l’aumento potrebbe essere grande.

Secondo quanto riferisce Foodwatch, in Francia i prezzi al consumo sono aumentati del 6% nell’ultimo anno e alcuni prodotti alimentari hanno visto i loro costi aumentare addirittura del 30%. In media, il campione dei prodotti presi ad esempio dall’associazione, ha visto diminuire il peso del 12% ma il prezzo al chilo o litro è aumentato del 25%.

Il fenomeno, tra l’altro, è destinato a continuare, considerando l’aumento del prezzo delle materie prime e dell’energia (spesso i produttori giustificano la shrinkflation proprio con questa motivazione).

In Francia, Foodwatch ha lanciato una petizione contro questa pratica, del tutto legale ma scorretta nei confronti dei consumatori:

Questa mancanza di trasparenza è inaccettabile perché fuorvia i consumatori sia sul formato che sul prezzo dei prodotti che sono abituati ad acquistare. Con Foodwatch, chiedi a produttori e distributori di impegnarsi a fornire informazioni chiare sulla parte anteriore dei prodotti, indicando queste modifiche al formato in modo che questa pratica non possa più avvenire a tua insaputa.

Insomma, può anche andare bene “restringere” i prodotti, ma i consumatori hanno tutto il diritto di saperlo e, ora come ora invece, sono davvero pochi quelli che ne hanno consapevolezza.

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Fonte: Foodwatch

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Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, consumi e benessere olistico. Laureata in lettere moderne, ha conseguito un Master in editoria

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