Shein: c’è qualcosa di profondamente sbagliato nell’assalto al primo store italiano

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Sito delle prenotazioni in tilt, accessi sold out per il negozio fisico temporaneo del gigante cinese della moda usa e getta che continua a essere il più apprezzato dai giovanissimi grazie a una politica aggressiva, alle collezioni sempre nuove e al passo di trend social, i prezzi ultra accessibili.

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Milano, capitale internazionale della moda, si appresta a ospitare per 3 giorni l’universo di poliestere colorato di Shein. In Piazza Gae Aulenti, simbolo del rinascimento architettonico meneghino, apre il pop up store del gigante cinese dell’e-commerce. Dopo Los Angeles nel 2020 e più recentemente Las Vegas, Melbourne, Parigi, Londra e Madrid arriva un altro assaggio dei punti vendita fisici. Negli stessi giorni apriranno uno a Milano, dal 28 al 30 giugno, e uno a Barcellona ma in questo caso dal 30 giugno al 10 luglio.

L’annuncio è arrivato tramite social, con un post dove si invitano le persone a registrarsi per assicurarsi l’ingresso nello store “Ciao Milano”. Come già accaduto per i precedenti appuntamenti del “live-tour” di Shein, il punto vendita sarà altamente riconoscibile dai colori, con le tinte tipiche dello stile unicorno nelle nuance pastello rosa, viola, celeste, bianco fino all’oro per le rifiniture di arredo. E ovviamente specchi e angoli ideati per i selfie d’ordinanza con gli acquisti appena fatti tra gli assaggi di collezioni diverse, dopo lunghe file verso la cassa. In occasione dell’apertura londinese a Covent Garden erano state chiamate influencer, artiste per realizzare disegni ricordo ed era stato approntato anche un angolo bar con cappuccini e cupcake.

Ancora una volta Shein testa il terreno e monitora sul campo la sua presa sulla platea di riferimento, spacciandosi per un brand dall’allure di lusso ma raggiungibile allo stesso tempo. Utilizzando la tecnica della paura del rimanere esclusi, in questo caso, da un evento che dura un numero limitato di giorni dove alcuni capi di pessima fattura e qualità dell’immensa collezione vengono proposti. Non è ancora dato sapere se apriranno o meno dei negozi fisici o meno ma questa strategia, che funziona in tutti i paesi dove è stata sperimentata, assicura altri profitti facili grazie anche alla necessità di protagonismo soprattutto di una generazione che è nata nell’epoca dei social.

Si è gridato allo scandalo all’apertura di Primark a Roma con le file e l’entusiasmo di poter fare un affare a pochi euro. Qui è ancora peggio perché quella sensazione di fare un affare è resa ancora più impellente dal fatto che poi i negozi fisici dove provare un indumento, un accessorio e dove vivere l’esperienza Shein non ci sono. Immancabili quindi le influencer italiane accostate al marchio con il quale fanno affari, come Cecilia Rodriguez che per il brand ha dato forma a una capsule collection, e che oggi racconta la bellezza di far parte di questo mondo colorato con le sue stories.

La piattaforma per la registrazione, utile per ottenere l’accesso nei tre giorni, è stata presa d’assalto tanto che dai commenti sui vari canali social si nota come la piattaforma non abbia retto alla richiesta dei fan del marchio che, evidentemente, sono sempre di più. C’è chi lamenta l’irraggiungibilità del sito, chi chiede qualche informazione in più considerato che la pagina di registrazione è molto scarna e fa passare chiaro un concetto: dacci i tuoi dati!

Sempre leggendo i commenti si capisce che la permanenza, una volta trovata disponibilità nel calendario, dovrebbe essere a tempo per circa 45 minuti. Chi invece è riuscito a prenotare la visita al negozio afferma di aver ricevuto conferma per l’accesso ma nel giorno o orario non scelto. Quando al commento postato si riceve una risposta da chi gestisce l’account, un bot, questo è quello che si legge: “Oh no! Grazie per avercelo fatto sapere. Inviaci un DM con il suo ordine # e saremo lieti di aiutarla con esso!”. Insomma il profitto prima di tutto.

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Fonte: shein.it

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Laureata in lettere moderne con la passione per il digitale. Giornalista professionista dal 2010: curiosa e fantasista della comunicazione, dalla tv al web.

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