I nostri figli sempre più schiavi di smartphone e tablet: 4 cose che puoi fare subito per invertire la rotta

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I numeri di quella che è una vera e propria dipendenza sono allarmanti, ma come genitori abbiamo la possibilità di "salvare" i nostri figli

Capita sempre più spesso di vedere bambini, anche se piccolissimi, alle prese con smartphone, tablet e altri aggeggi tecnologici – anche per diverse ore consecutive. Talvolta i piccoli sono così tanto assorbiti dallo schermo da non accorgersi di ciò che accade attorno a loro, della presenza di un genitore o di un familiare, del fatto che si trovino dentro o fuori di casa.

Cellulari e smartphone seducono il bambino con le loro luci e i loro suoni, e attirano ogni briciolo della sua attenzione tenendolo impegnato per molto tempo senza che questo dia segni di insofferenza. Molti genitori, tuttavia, non si rendono conto dei danni gravissimi che stanno infliggendo ai propri figli concedendo loro questo “intrattenitore magico”.

Pensate che addirittura Steve Jobs, fondatore di Apple e creatore di moltissimi dispositivi tecnologici che hanno rivoluzionato la storia recente, si era reso conto dei danni che questi potevano arrecare ai più piccoli, e per questo motivo aveva scelto di tenere i propri figli lontani dalla tecnologia.

Jobs si era reso conto degli effetti della dipendenza da smartphone sviluppati negli adulti e non voleva dare ai propri figli gli strumenti per sviluppare a loro volta questa dipendenza – per questo motivo vietava l’uso di ogni tipo di dispositivo tecnologico, attirandosi per questo il malcontento dei suoi quattro figli.

Sì, perché quella che si sviluppa con un uso smodato di smartphone, tablet e PC è una forma di dipendenza a tutti gli effetti – non dissimile dalla dipendenza da tabacco, da alcol o da droghe. Siamo proprio sicuri di voler dare in mano ai nostri figli gli strumenti con i quali potersi rovinare la vita?

I numeri del fenomeno

Secondo uno studio americano condotto qualche anno fa e riportato dalla Società Italiana di Pediatria, la percentuale di bambini di età compresa tra 0 e 8 anni che utilizza dispositivi multimediali è aumentata vertiginosamente negli ultimi anni.

Oggi più di un bambino su due inizia a utilizzare dispositivi tecnologici quotidianamente già prima di aver compiuto due anni, con smartphone e tablet fra gli strumenti più utilizzati (51% e 44% rispettivamente), mentre l’80% dei bambini di età compresa fra i tre e i cinque anni risulta essere perfettamente in grado di usare lo smartphone di un proprio genitore.

Infine, i bambini in età prescolare spesso hanno almeno uno strumento elettronico nella loro cameretta – sia esso uno smartphone, un tablet, un computer o una consolle per i videogiochi.

Ma perché bambini così piccoli si trovano con questo tipo di stimolo fra le mani, quando dovrebbero invece essere esposti a ben altra tipologia di input? Solitamente, i dispositivi tecnologici vengono utilizzati per calmare i bambini fanno i capricci, oppure per gestire il loro comportamento in situazioni sociali – come per esempio alla fermata del bus, al ristorante o in un negozio.

Molti genitori usano smartphone e tablet come “intrattenitori” dei propri figli se sono impegnati nelle faccende di casa o nel lavoro, o magari per convincerli ad andare a letto. Infine, i genitori spesso usano il cellulare come “pacificatori” se il piccolo piange per un qualsiasi motivo.

Leggi anche: 10 motivi per cui i bambini non dovrebbero abusare di smartphone e tablet

Cosa possono fare i genitori

Sia che i nostri bambini siano già avvezzi alla tecnologia, sia che abbiamo cercato di tenerli il più possibile lontani dagli schermi, ci sono molte strategie che possono essere messe in campo per evitare che essi sviluppino una forma di dipendenza più o meno grave da smartphone e tablet.

No al telefono per consolare

Se il nostro bambino piange o fa i capricci, sta cercando a suo modo di dirci qualcosa (soprattutto se è ancora troppo piccolo per parlare). Anziché zittire i suoi lamenti con il cellulare, faremmo meglio ad ascoltarlo e a comprendere le sue esigenze e il suo disagio.

Forse ha fame, sonno, freddo, o magari è soltanto annoiato e sta attirando la nostra attenzione. Il telefonino non può e non deve sostituire il calore e la presenza di un genitore, il tempo di qualità che può essere trascorso insieme giocando o facendo una qualsiasi altra attività.

Stabiliamo regole chiare (ma senza stress)

Non è necessario diventare dittatori, soprattutto perché la violenza e il dispotismo non hanno mai portato molto lontano. Stabiliamo delle routine e delle regole precise, che faremo rispettare con serenità, senza mostrarci aggressivi né dare punizioni severe se ogni tanto vi è qualche strappo.

Per esempio, possiamo indicare una stanza o un momento “senza cellulare”: può essere il momento dei pasti, la cameretta, le ultime ore della giornata prima di mettersi a letto.

Diamo il buon esempio

Più che le parole, con i bambini contano i fatti. Non possiamo pretendere che i nostri figli ci ascoltino quando diciamo di mettere via il cellulare se noi genitori siamo i primi a vivere con lo smartphone sempre in mano. Se vogliamo che i nostri figli abbandonino il cellulare, diamo per primi il buon esempio.

Quando siamo tutti insieme a tavola, prima di andare a dormire, o anche quando dedichiamo loro del tempo, silenziamo il cellulare e non ci azzardiamo a toccarlo per nessun motivo. In questo modo i bambini comprenderanno la sacralità dei momenti trascorsi insieme senza tecnologia e, di conseguenza, anche la regola che abbiamo imposto.

Forniamo alternative valide

Sequestrare il cellulare o impostare un limite di utilizzo giornaliero non serve a molto se non forniamo ai bambini alternative per trascorrere il tempo. E no, mettere un libro tra le mani di nostro figlio e sperare che se lo legga per un paio d’ore non è un’alternativa valida.

Le alternative allo smartphone, soprattutto nei primi periodi, richiedono il nostro impegno e la nostra presenza. Potremmo sostituire un’ora passata davanti allo schermo con una passeggiata all’aria aperta o al parco, oppure potremmo leggere qualche pagina di un libro insieme al nostro bambino.

Infine, perché non inventare un gioco nuovo, come si faceva quando gli smartphone non esistevano? Potremmo giocare a nascondino, al ristorante, cucinare piatti immaginari, prendere un tè con i peluche, organizzare una caccia al tesoro, inventare un campeggio, mettere su un supermercato di prodotti buonissimi, fare le pozioni o le bolle di sapone.

Le possibilità sono infinite, e potremo tornare un po’ bambini anche noi.

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Sono una giornalista e una blogger. Collaboro con le testate GreenMe, Ambiente Magazine e The Wise Magazine e mi occupo di natura, sostenibilità, stili di vita sani e rispettosi dell’ambiente. Sul mio blog “La strega che scrive” parlo di giornalismo, editoria e letteratura

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