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Cop26, l’Italia aderisce al Boga con lo status di “Paese amico”. Cosa vuol dire e cos’è la Beyond Oil and Gas Alliance

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L’Italia aderisce al Beyond Oil and Gas Alliance (Boga): arriva da Glasgow l’annuncio del ministro Cingolani che asserisce: “l’Italia su questo programma è perfino più avanti e abbiamo le idee chiare”. Ma che cos’è il Boga e che portata ha per noi?

Salutato stamattina dal nostro ministro come “il grande piano per le rinnovabili con 70miliardi di watt per i prossimi 9 anni per arrivare al 2030 con il 70% di energia elettrica pulita” il Boga è coalizione internazionale in cui governi e stakeholder mettono in campo soluzioni per facilitare la riduzione progressiva della produzione di petrolio e gas. Detto in parole più semplici, è un’intesa che mette in programma lo stop alle licenze e alle concessioni per nuove esplorazioni di giacimenti di petrolio e gas.

Si tratta di un’iniziativa è stata promossa a settembre da Costa Rica e Danimarca, mentre nessun grande produttore di petrolio ha aderito (nemmeno il Regno Unito che presiede la Cop26). Ad oggi, ci sono due livelli di partecipazione nella Beyond Oil & Gas Alliance: il “full membership” e di “partner”, a seconda del diverso grado di partecipazione e di impegno politico.

L’Italia, che invece co-presiede il summit di Glasgow, ha deciso di partecipare ma per ora solo con lo status di “amico”, nel solco tracciato dal pacchetto climatico Ue Fit for 55 (che propone, lo ricordiamo, misure legislative per raggiungere entro il 2030 gli obiettivi del Green Deal. In particolare, la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra del 55% rispetto ai livelli del 1990, con l’obbiettivo di arrivare alla “carbon neutrality” per il 2050).

Il gas – ha aggiunto Cingolani a Glasgow – è il vettore della transizione, sappiamo che servirà, ma piano piano andrà via, se saremo bravi sulle rinnovabili.

Oltre alla Danimarca e alla Costa Rica, aderiscono in qualità di soci a pieno titolo Francia, Irlanda, Svezia, Groenlandia, Quebec e Galles. Tutti si impegnano, come si leggea porre fine a nuove concessioni e licenze per la produzione e l’esplorazione di petrolio e gas”, entro una data da stabilire. Ci sono poi i membri associati, che sono Portogallo, Nuova Zelanda e California e che impegnano a fare “passi concreti rilevanti verso la riduzione della produzione di petrolio e gas”, tagliando i sussidi o interrompendo “il sostegno finanziario pubblico internazionale per l’esplorazione e la produzione di petrolio e gas all’estero”.

E poi ci sono gli Stati “amici”. Anzi, a ben guardare sul sito ce n’è solo uno ed è l’Italia. Cosa vuol dire?

Farsi sostenitori di una transizione globale socialmente giusta ed equa per allineare la produzione di petrolio e gas con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi – si legge sul sito di Boga. E impegnarsi a lavorare insieme per facilitare misure efficaci a tal fine, in linea con l’accordo di Parigi e gli obiettivi nazionali di neutralità climatica.

Sentite odore di bla, bla, bla?

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Fonte: Beyond Oil and Gas Alliance

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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