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Creme solari: non solo ossibenzone, le Hawaii stanno per vietare anche prodotti con questi due ingredienti pericolosi

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Un nuovo progetto di legge potrebbe allargare il divieto di vendita delle creme solari nelle isole hawaiane, aggiungendo l’avobenzone e l’octocrylenedue alla lista delle sostanze nocive per i coralli (e non solo).

A partire dal 1° gennaio 2023, con un disegno di legge che sta avanzando attraverso la legislatura statale, alle Hawaii sarà vietata la vendita di creme solari contenenti avobenzone e octocrylene, ingredienti sintetici che – come segnalano diversi scienziati – rappresentano una minaccia per le barriere coralline. (LEGGI anche: Creme solari senza ossibenzone: le migliori protezioni con filtri minerali e buon Inci)

Questo disegno di legge segue una legge del 2018, che ha vietato dal 1 gennaio 2021 le creme solari con ossibenzone e ottinoxate, e arriva in mezzo alla crescente consapevolezza scientifica dell’impatto delle sostanze chimiche comuni sulla vita marina. Secondo la National Ocean Service infatti queste sostanze chimiche possono rendere i coralli più suscettibili alle infezioni virali e allo sbiancamento, oltre a interrompere i sistemi riproduttivi dei pesci e di altri animali. (Leggi anche: Creme solari: non proteggono l’ecosistema marino come promettono. Tra le peggiori del test francese Nivea)

Questa è un’ottima notizia per le nostre impoverite barriere coralline e per la vita marina. Le persone possono proteggere la loro pelle senza prodotti petrolchimici dannosi e allo stesso tempo le Hawaii proteggono la salute pubblica e quella dell’ambiente”, ha dichiarato Maxx Phillips, direttrice e avvocatessa dello staff delle Hawaii presso il Center for Biological Diversity.

L’organizzazione senza scopo di lucro di Phillips ha presentato una petizione alla Food and Drug Administration degli Stati Uniti per un divieto nazionale sulle sostanze chimiche delle creme solari che uccidono i coralli.

Già nel 2016, la ricerca “Recenti progressi sugli effetti di disturbo endocrino dei filtri UV”, pubblicata sull’International Journal of Environmental Research and Public Health indicava come alcuni ingredienti chimici presenti in alcune creme solari fossero tossici per le barriere coralline, le specie marine e persino per la salute umana. (LEGGI anche: Creme solari per bambini: le marche migliori e peggiori secondo un nuovo test francese)

I residui di filtri UV sono stati rilevati in diverse matrici ambientali tra cui negli impianti di trattamento delle acque reflue, nelle acque superficiali, nei fanghi di depurazione, nei sedimenti fluviali, nei pesci, nel latte umano e nella placenta”, scrivono gli autori dello studio.

Le barriere coralline sono intrinseche alla cultura hawaiana e fondamentali per il tessuto delle comunità locali. Forniscono l’habitat per la vita marina e la protezione naturale contro l’erosione costiera e l’innalzamento del livello del mare.

Sebbene le creme solari petrolchimiche tossiche per la barriera corallina non siano l’unica minaccia per l’ambiente marino delle Hawaii, sono una seria minaccia locale che tutti possono aiutare a eliminare in questo momento”, ha dichiarato Lisa Bishop, presidente di Friends of Hanauma Bay.

Come proteggerci dal sole

Ecco alcuni modi per proteggere noi stessi e la vita marina, consigliati dal Servizio Nazionale Oceani degli Stati Uniti: acquistare una protezione solare senza sostanze chimiche che possono danneggiare la vita marina, cercare l’ombra tra le ore 10 e le ore 14 e usare l’abbigliamento solare Ultraviolet Protection Factor (UPF).

Se approvata, la legge entrerà in vigore il 1° gennaio 2023, e impedirà la vendita di creme solari che contengono tali sostanze chimiche. Vi ribadiamo quello che avevamo già scritto quando vi annunciavamo il precedente divieto di vendita di creme con ossibenzone e ottinoxate, “anche se non viviamo alle Hawaii, facciamo molta attenzione quando scegliamo la protezione solare”.

FONTE: Hawaii State Legislature / MDPI / NOAA / West Hawaii Today

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Comunicatrice sociale specializzata in giornalismo ambientale e terzo settore, un master in Comunicazione Ambientale e uno in Innovazione Sociale. In greenMe ha trovato il suo habitat ideale.
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