Sentenza storica in Italia: la pesca di dattero di mare è diventata reato ambientale

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Svolta storica nel nostro Paese: pescare datteri di mare non sarà considerato "semplicemente" illegale, i soggetti che verranno beccati a farlo dovranno rispondere di reato ambientale

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C’è una splendida notizia che riguarda il Mar Mediterraneo: d’ora in poi pescare datteri di mare costituirà reato ambientale. La vittoria è arrivata dopo anni di mobilitazione da parte di associazioni come Marevivo Onlus, che si batte per la tutela delle specie marine. Ad emettere la storia sentenza, che lo scorso 28 ottobre ha portato alla condanna di 12 persone), il Tribunale di Torre Annunziata (Napoli).

Adesso i Giudici lo hanno scritto nero su bianco: la pesca di questi molluschi bivalvi (il cui nome scientifico è Lithophaga lithophaga) determina un gravissimo e devastante impatto all’intero ecosistema marino. La condotta dei frodatori del mare sarà c0nsiderata dunque reato di disastro ambientale: chi viene beccato a pescare i datteri marini – ritenuti fra i frutti di mare pi pregiati in assoluto – rischia una condanna fino a 6 anni (avendo potuto gli imputati usufruire di 1/3 di sconto della pena per la scelta del rito abbreviato.)

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Si tratta di sentenze storiche che rappresentano un passaggio epocale nella difesa del mare, poco conosciuto rispetto al pianeta terrestre, probabilmente finanche di quello stellare e troppo spesso sfruttato come risorsa economica, senza la piena consapevolezza della casualità della sopravvivenza umana con lo stato di salute del mare – sottolinea l’associazione Marevivo – I ladri del mare non saranno dunque raggiunti da “semplici” sanzioni amministrative o non saranno loro contestati reati minori: chi pesca datteri di mare risponderà del reato di disastro ambientale con tutte le conseguenze in ordine di pene che ne derivano, così come chi li metterà sul commercio, risponderà del reato di ricettazione (condanna a 3 anni, sempre per riduzione di 1/3 per la scelta del rito abbreviato).

La recente sentenza rappresenta un grande traguardo a favore della tutela della biodiversità del Mediterraneo, sempre più vulnerabile per via della pesca illegale e dell’inquinamento, ma bisognerà vigiliare ancora per stanare chi vuole depredare il nostro mare per trarne profitto.

“La battaglia non è ancora conclusa perché si dovrà colpire chiunque favorisca in ogni forma, anche con il consumo,  l’alimentarsi di un mercato che ha conseguenze drammatiche per l’ambiente e ciò sarà possibile attraverso una serrata campagna di informazione con capofila le sentenze a far quanto meno da deterrente laddove non ci sia una piena consapevolezza etica della questione – aggiungono gli attivisti di Marevivo Onlus. – Sono ancora in corso altri processi ed in particolare quello a carico di pescherie e ristoranti che ricettavano ai loro clienti il “frutto di mare proibito e tanto costoso”: Marevivo parteciperà al processo risultando doverosa e necessaria la stretta collaborazione tra istituzioni, privati e associazioni anche per favorire un atteggiamento culturale consapevole all’interno delle aule di giustizia così come in tutta la società civile.

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Fonte: Marevivo Onlus

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe

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