La pesca illegale arriva così in Europa: 3 grandi imprese quotate in borsa smascherate dal nuovo report

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Approfittando di debolezze nella burocrazia e nei controlli, la pesca intensiva e illegale arriva anche sulle nostre tavole

Approfittando di debolezze nella burocrazia e nei controlli, la pesca intensiva illegale arriva anche sulle nostre tavole

La pesca illegale, non regolamentata, identificata con l’acronimo IUU (che sta per Illegal, unreported, Unregulated) è una delle piaghe che maggiormente affliggono il nostro Pianeta: mette a rischio gli ecosistemi marini selvatici e gli habitat oceanici, minacciando l’estinzione delle specie e interrompendo le reti trofiche marine. Ma le conseguenze non sono solo ambientali: la pesca IUU infligge danni altissimi alla concorrenza ed è troppo spesso associata a crimini quali il riciclaggio di denaro “sporco” e la tratta di esseri umani.

L’associazione Planet Tracker ha pubblicato un report dedicato al fenomeno, in crescente aumento secondo gli ultimi dati. Si stima che fra gli 11 e i 26 milioni di tonnellate di pescato ogni anno (il 20% del totale) sia da considerarsi IUU – si tratta di un giro d’affari di 23 miliardi di dollari l’anno. Si tratta di cifre enormi, e leggendole si può ben immaginare che dietro di esse non ci sono piccole compagnie di pesca di frodo o singoli pirati, ma organizzazioni ben più massicce: il rapporto rivela, purtroppo, che anche società quotate in borsa sono coinvolte nelle operazioni di pesca illegali. Sono tre le imprese che, secondo l’associazione, sono impegnate nella pesca IUU: Dongwon Industries, quotata a Seoul; Rongcheng Xinlong Aquatic Products, quotata a Shenzhen; e CNFC Overseas Fisheries, quotata a Shenzhen.

(Leggi anche: Il mare sta esaurendo i pesci, ma i governi aumentano i sussidi per la pesca intensiva nonostante le promesse)

Tuttavia, malgrado le maggiori società coinvolte nella pesca illegale abbiano sede in Oriente, l’Unione Europea rappresenta il più grande mercato ittico al mondo, con oltre il 60% delle importazioni mondiali: secondo il report, due delle tre società coinvolte nella pesca IUU hanno agganci anche con il mercato UE. Malgrado l’UE vieti la pesca illegale e abbia una regolamentazione piuttosto severa anche in relazione all’importazione del pescato IUU, non si può escludere che parte dei pesci catturati illegalmente facciano comunque ingresso nel nostro continente. Per esempio, la coreana Dongwon Industries è la più grande azienda di prodotti ittici al mondo ed esporta, oltre negli Stati Uniti e in Giappone, anche in Europa.

@ Planet Tracker

Ma in che modo questo è possibile?Le norme che regolano il mercato ittico internazionale contengono punti oscuri in cui possono, purtroppo, annidarsi aziende di pesca IUU che eludono i controlli. Per esempio, le importazioni di pesce sono correlate ancora da certificati di cattura cartacei e non esiste ancora un sistema digitale per condividere le informazioni in modo più veloce e trasparente. Il report suggerisce un’importazione in più passaggi: il pesce arriva in UE in quei Paesi in cui le regolamentazioni ed i controlli sono meno rigorosi, per poi essere rivenduto in Paesi in cui vigono controlli più rigorosi. In altri casi, malgrado le leggi ed i controlli, il pesce viene pescato illegalmente direttamente nel continente europeo – soprattutto in Paesi come Spagna, Malta, Francia e, purtroppo, Italia.

QUI è possibile leggere il report completo.

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Fonte: Planet Tracker

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Sono laureata in Lingue e Culture Straniere. Da sempre attenta alle problematiche ambientali e rivolta a uno stile di vita ecosostenibile, tento nel mio piccolo di ridurre al minimo l’impronta ambientale con scelte responsabili nel rispetto della natura che mi circonda.

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