Contro il caro energia, la strategia di Cingolani è dare meno incentivi alle rinnovabili

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Con le rinnovabili si attuerebbe la decarbonizzazione e rappresenterebbero la soluzione migliore per contrastare il caro-bolletta.

Il Governo sta studiando misure contro il caro energia, ma le associazioni ambientaliste bocciano una linea che punterebbe nei fatti più a sottrarre risorse alle fonti rinnovabili. Forte preoccupazione per le anticipazioni e le dichiarazioni 

Sono all’esame, in queste ore, misure contro il caro energia, una serie di interventi che saranno intrapresi dal Governo contro il caro energia. Interventi che avrebbero, di fatto, del paradossale. Almeno stando all’attenta analisi delle associazioni ambientaliste, infatti, le dichiarazioni sulle misure per far fronte al caro bolletta sarebbero più orientate a sottrarre risorse alle fonti rinnovabili e all’innovazione che ad affrontare realmente il problema.

Le proposte presentate dal ministro per la Transizione ecologica, Roberto Cingolani, insomma, volte a individuare le risorse da destinare alla riduzione degli impatti sulle bollette, lasciano una gran bella matassa da risolvere.

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Se da un lato, Cingolani ha detto ieri che serve un’accelerazione sulle energie rinnovabili per poter ridurre la dipendenza energetica dell’Italia e aumentare la quota di energia pulita prodotta, dall’altro le misure che l’esecutivo stesso sta vagliando per contrastare gli aumenti nel breve periodo prevedono proprio la riduzione degli incentivi sulle energie rinnovabili.

Che si fa allora?

Secondo Edoardo Zanchini, vicepresidente nazionale Legambiente, siamo di fronte a due paradossi: il primo riguarda il prelievo di oltre 1 miliardo di euro dall’Ets (il sistema europeo di scambio delle quote di emissioni prodotte dalle imprese e degli impianti più inquinanti, secondo il principio del “chi inquina paga”) di quote di emissioni: il paradosso è che intervenendo in questo settore si vanno a tagliare gli investimenti che dovevano servire a spingere le alternative più efficienti. L’altro paradosso riguarda poi proprio i tagli sulle rinnovabili e chi sta guadagnando sono coloro che estraggono gas e petrolio.

Cosa dicono le associazioni ambientaliste

In attesa delle deliberazioni del Consiglio dei Ministri, organizzazioni come WWF, Greenpeace, Legambiente e Kyoto Club sottolineano che, nonostante la crisi gas sia in atto da mesi, tuttora i ragionamenti posti in essere rischiano di ritardare la decarbonizzazione, sviliscono il mercato delle rinnovabili e non puntano sul risparmio di energia, anche con misure straordinarie di coinvolgimento della popolazione, come fu fatto negli anni ‘70.

Il modo in cui è affrontato il tema degli extra profitti evidenzia uno strabismo contro le rinnovabili. Chi estrae gas e petrolio in Italia sta già intascando enormi extraprofitti, visto che le royalties sono irrisorie. Gli stessi produttori che continuano anche a fare extra-profitti sul gas che estraggono in molte parti del mondo e per i quali non si sono nemmeno considerate misure compensative.

Aumentare il ricorso allo scarso gas nazionale non ha benefici sui prezzi anzi se si volesse fare una vera “Robin Tax” andrebbero aumentate le royalties di estrazione del gas in Italia, visto che oggi sono assolutamente ridicoli i canoni pagati da chi estrae.

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Le rinnovabili si dovrebbero sviluppare in maniera concreta e massiccia sia per attuare finalmente la decarbonizzazione, sia perché rappresenterebbero la soluzione migliore proprio per contrastare il caro-bolletta. Invece sono ancora ferme, con i 400 MW sbloccati dal ministro Cingolani che sono appena un 5% di quanto occorrerebbe fare annualmente per conseguire gli obiettivi comunitari al 2030.

Particolarmente grave è l’intervento di prelievo delle risorse ETS, perché sono le risorse che le Direttive europee prevedono siano destinate all’innovazione e alle politiche di decarbonizzazione. Spostare risorse dalle politiche per il clima in Italia e all’estero da questi investimenti alla riduzione delle bollette è una scelta del Governo italiano sbagliata e miope.

Risparmio ed efficienza, poi, mancano del tutto.

Occorrono risparmi e interventi selettivi per i più vulnerabili sia nelle famiglie che nelle imprese. Per le prime occorrerebbe puntare a una copertura dei costi solo per le fasce davvero meno abbienti ed entro un certo limite di consumo. Per le seconde, incentivare i consumi energetici equivale a penalizzare chi ha investito in efficienza energetica negli ultimi anni e, grazie a questo, risulta più competitivo. Meccanismi di aiuto e supporto alle imprese, anche contingenti, devono essere costruiti per i settori più in difficoltà tenendo conto delle dinamiche dei mercati di riferimento. Incentivare i consumi è un sussidio al gas, aiutare le imprese è la capacità di fare crescere il paese nel ripetersi delle crisi.

Anche Coordinamento Free dice la sua e cita il biometano che:

[…] ha proprio la stessa potenzialità dell’estrazione del gas naturale, ma con il vantaggio di essere rinnovabile e strutturale, visto che non si esaurisce come le poche riserve fossili che abbiamo, ed oltretutto abbiamo una bozza di DM che se fosse approvata impedirebbe la produzione di biometano dalla Forsu.

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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