Sì, per l’Europarlamento un impianto di rinnovabili deve essere autorizzato entro 18 mesi (ma in Italia ci vogliono anche 7 anni)

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Non può durare più di 18 mesi la procedura di autorizzazione di un impianto di rinnovabili, e non più di 9 nelle cosiddette ‘zone di accelerazione’: questa la sintesi del testo adottato lo scorso 14 dicembre dal Parlamento europeo. E l’Italia si trova “leggermente indietro” raggiungendo “vette” di 7 anni

Non possono passare 7 anni per un’autorizzazione di rinnovabili, massimo 18 mesi e  se l’impianto sorge in una delle ‘zone di accelerazione’ non più di 9: l’Europarlamento ha davvero adottato questo testo lo scorso 14 dicembre con 407 voti favorevoli, 34 contrari e 181 astensioni. Eppure in Italia possono essere necessari anche 7 anni..

La proposta di legge approvata in Parlamento, parte del pacchetto RepowerEU, ora passa alla Commissione, rappresentando il mandato del Parlamento per i negoziati con i governi UE, e mira a velocizzare la procedura di concessione dei permessi per i nuovi impianti di energia rinnovabile come pannelli solari e turbine eoliche o l’adeguamento di quelli esistenti.

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Nel dettaglio, i Paesi UE, se il testo sarà definitivamente approvato in Commissione Europea, saranno obbligati a garantire che le autorizzazioni per installare gli impianti a energia solare sugli edifici siano rilasciate entro un mese, mentre per gli impianti con potenza inferiore a 50 kW sarà sufficiente una semplice notifica.

L’installazione di impianti solari sarà inoltre esente dall’obbligo di effettuare una valutazione di impatto ambientale. Inoltre, il processo di rilascio di un’autorizzazione. Il processo burocratico per le pompe di calore non dovrà durare invece più di un mese.

I deputati europei hanno anche adottato alcuni elementi di una precedente proposta della stessa Commissione, inserendo nel testo una ‘procedura d’emergenza’ in modo che la maggior parte delle disposizioni possano entrare in vigore già nel 2023.

Per quanto riguarda invece le ‘zone di accelerazione’ per le quali è stato proposto un massimo di 9 mesi, queste saranno individuate da ogni Stato membro in base alla capacità nazionale di installare tali impianti più velocemente. Ma, qualora le autorità competenti non dovessero rispondere entro la scadenza prevista, il testo prevede un’autorizzazione “automatica”, secondo il principio del “silenzio assenso“.

Ma attenzione!

Nello stabilire le regole per le zone di accelerazione per le energie rinnovabili – specifica il Parlamento – i Paesi UE dovranno evitare – o contenere significativamente – un impatto ambientale negativo. I siti Natura 2000 (la più grande rete coordinata di aree protette al mondo, N.d.R.), i parchi, le riserve naturali e le rotte migratorie identificate di uccelli e mammiferi marini devono essere esclusi, ad eccezione delle superfici artificiali come tetti, aree di parcheggio o infrastrutture di trasporto

Inoltre sono previste disposizioni per garantire il coinvolgimento del pubblico prima di scegliere un’area per l’installazione di un impianto e designare le aree rinnovabili. E sappiamo che questo in Italia è un particolare problema.

Ma non è l’unico, perché una procedura autorizzativa di un impianto di rinnovabili impiega anche 7 anni nel nostro Paese.

Da anni in Italia non vengono rilasciate le autorizzazioni – ci aveva detto in una recente intervista Agostino Re Rebaudengo, Presidente di Elettricità Futura – A furia di dire no ai nuovi impianti, ci ritroviamo fortemente dipendenti dalle importazioni di gas dalla Russia e da altri Paesi instabili e non democratici. La conclusione di un iter autorizzativo per un impianto rinnovabile richiede fino a 7 anni. Sono tempi incompatibili rispetto all’urgenza di risolvere questa grave crisi

Leggi anche: L’Italia può diventare energeticamente indipendente con le rinnovabili? Sì, ma la burocrazia blocca tutto (da troppi anni)

Che tutto questo sia davvero di stimolo per il nostro Paese, in grave crisi energetica ed ambientale?

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Fonte: Parlamento europeo

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Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.

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