L’Italia può diventare energeticamente indipendente con le rinnovabili? Sì, ma la burocrazia blocca tutto (da troppi anni)

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È vero, la guerra in Ucraina ci sta sbattendo in faccia quello che non abbiamo fatto con la rinnovabili. Ma non è tutto perduto: l’Italia è ricca di fonti rinnovabili ed è lì che bisogna puntare. L’intervista ad Agostino Re Rebaudengo, Presidente di Elettricità Futura, associazione di imprese del settore elettrico

Sta per finire investito, la mamma lo salva

Dalle sanzioni alle contro sanzioni: la Russia prepara il pacchetto di misure contro i Paesi ostili, tra cui l’Italia, che hanno imposto misure economiche contro il Paese che ha invaso l’Ucraina. E potrebbe colpire dove siamo più deboli: le risorse energetiche e materiali.

Senza il gas e il petrolio russo il nostro Paese rischia davvero il razionamento dei consumi energetici. Perché purtroppo abbiamo fatto davvero poco per renderci indipendenti.

Leggi anche: Guerra in Ucraina: rischiamo il razionamento dei consumi energetici?

Cosa possiamo fare ora a breve e a medio-lungo termine per renderci il più possibile indipendenti energeticamente?

L’abbiamo chiesto ad Agostino Re Rebaudengo, Presidente di Elettricità Futura, associazione di imprese del settore elettrico.

Dobbiamo fare, urgentemente, quello che non è stato fatto finora: nuovi impianti per produrre energia elettrica dalle fonti rinnovabili di cui l’Italia è ricca, spiega subito Re Rebaudengo

Sole, vento, acqua, fonti naturali, pulite e rinnovabili che necessitano “solo” di essere canalizzate con tecnologie oggi all’avanguardia e sempre in miglioramento. Dove è quindi il problema se non è tecnologico, almeno non del tutto?

Da anni in Italia non vengono rilasciate le autorizzazioni – tuona il Presidente – A furia di dire no ai nuovi impianti, ci ritroviamo fortemente dipendenti dalle importazioni di gas dalla Russia e da altri Paesi instabili e non democratici. La conclusione di un iter autorizzativo per un impianto rinnovabile richiede fino a 7 anni. Sono tempi incompatibili rispetto all’urgenza di risolvere questa grave crisi.

Dunque il potenziale c’è, ma non viene sfruttato. E non è solo un potenziale teorico, perché gli impianti esistono. Si parla di 60 GW di nuovi impianti rinnovabili che il settore elettrico può installare nei prossimi 3 anni, avviando investimenti per 85 miliardi di euro e creando 80.000 nuovi posti di lavoro. Che si possono (anzi, si devono) autorizzare entro giugno 2022.

E i costi?

Oggi l’energia elettrica producibile con i nuovi impianti rinnovabili costa una frazione rispetto a produrla con il gas – spiega Re Rebaudengo – Con 60 GW di nuovi impianti rinnovabili si otterrebbero 90 TWh di energia elettrica. 60 GW di nuovi impianti rinnovabili nei prossimi 3 anni, ovvero installare soltanto un terzo delle domande di allaccio già pervenute al Gestore di rete, permetterebbero di tagliare del 20% le importazioni di gas

Non è una soluzione definitiva e non è immediata. Ma da qualche parte bisogna iniziare. Non è troppo tardi per le rinnovabili ma potrebbe essere troppo tardi per il Pianeta continuare a “grattare” le fonti fossili ancora disponibili.

Accelerare l’installazione di questa nuova potenza rinnovabile e raggiungere  il target di completa decarbonizzazione del sistema elettrico nei successivi anni è la via maestra per renderci indipendenti e sostenibili nei prossimi anni, conclude il Presidente

Sono attese veloci e risolutive risposte dal Governo.

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Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.

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