Piogge acide e danni alle barriere coralline: la mega eruzione vulcanica di Tonga potrebbe danneggiare l’ambiente per anni

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L’eruzione subacquea Hunga Tonga-Hunga Ha’apai ha già innescato uno tsunami, un boato sonico e migliaia di fulmini e ora potrebbe portare a piogge acide e causare danni duraturi alle barriere coralline

L’eruzione del vulcano sottomarino Hunga Tonga-Hunga Haʻapai nel Tonga lascerà probabilmente una scia di altri eventi negativi per chissà quanti decenni. Un’eruzione senza precedenti che ha letteralmente vomitato enormi quantità di cenere e fumo nel cielo, suscitando, tra le altre, preoccupazioni per possibili piogge acide nella regione.

L’eruzione è avvenuta a circa 65 chilometri a nord della capitale di Tonga, Nuku’alofa. A Tonga ci sono stati tsunami che hanno raggiunto finanche le nazioni vicine, tra cui Vanuatu e Fiji, mentre le immagini satellitari mostrano una nuvola di cenere a forma di fungo alta 30 chilometri che in seguito si estende per oltre 3mila chilometri a ovest, fino all’Australia.

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Dall’eruzione iniziale, il vulcano ha rilasciato anidride solforosa e ossido di azoto, due gas che creano piogge acide quando interagiscono con l’acqua e l’ossigeno nell’atmosfera.

L’entità della distruzione a Tonga è ancora incerta perché il principale cavo Internet del Paese è stato danneggiato. Ma una cosa sembra certa: con il clima tropicale di Tonga, “è probabile che ci saranno piogge acide intorno a Tonga per un po’”, come spiega il vulcanologo Shane Cronin dell’Università di Auckland.

Piogge acide

Le piogge acide provocano danni diffusi alle colture e potrebbero rovinare i prodotti base tongani come il taro, il mais, le banane e gli ortaggi da giardino.

Le immagini satellitari mostrano il pennacchio che si estende verso ovest, il che significa che a Tonga potrebbe essere risparmiata parte di questa pioggia acida, ma che – tuttavia – sarebbe in cammino verso le Fiji, tanto che in un bollettino, l’ufficio per gli affari umanitari delle Nazioni Unite ha affermato che le Figi stanno monitorando la qualità dell’aria e hanno consigliato alle persone di coprire i serbatoi d’acqua domestici e di rimanere al chiuso in caso di pioggia.

Moria di pesci

Le poche immagini disponibili sembrano mostrare una coltre di cenere, che di sicuro non ha risparmiato nemmeno le acque. Nell’oceano, quella cenere può essere dannosa per la vita marina. L’acqua torbida e piena di cenere vicino al vulcano priverà i pesci di cibo e spazzerà via i letti di deposizione delle uova. Alcuni pesci moriranno e i sopravvissuti saranno costretti a migrare, secondo gli scienziati. Ulteriori cambiamenti nella struttura del fondale marino potrebbero creare nuovi ostacoli per i pescherecci. E la pesca è uno dei maggiori mezzi di sostentamento per il Paese.

Danni ai coralli

La cenere può anche soffocare le barriere coralline, che tuttavia già prima non se la passavano bene a causa  della crisi climatica, che porta – e lo sappiamo bene – allo sbiancamento dei coralli e a cicloni sempre più forti.

Ora, “vaste aree delle barriere coralline nell’area di impatto immediato a Hunga Tonga sono probabilmente sepolte e soffocate da grandi depositi di cenere vulcanica”, ha affermato Tom Schils, un biologo marino dell’Università di Guam.

Tali eruzioni rilasciano anche più ferro nell’acqua, che può aumentare la crescita di alghe blu-verdi e spugne che degradano ulteriormente le barriere coralline.

Erosione delle coste

La perdita di barriere coralline andrebbe a influenzare anche la capacità di Tonga di far fronte all’innalzamento delle acque e alle mareggiate. C’è molto da preoccuparsi anche in questo caso, dal momento che qui il cambiamento climatico sta già facendo aumentare il livello del mare di circa 6 millimetri all’anno, il doppio della media globale..

Con l’ultima eruzione, un misuratore del livello del mare tongano ha registrato un’onda di tsunami di 1,19 metri. Ed ènoto che gli tsunami causano una rapida erosione costiera.

CURIOSITA’:

L’onda di pressione generata è esplosa nell’atmosfera a più di 1000 chilometri orari ed è stata registrata attraversando gli Stati Uniti, il Regno Unito e l’Europa. Il conseguente boato sonoro è stato ascoltato nelle vicine Fiji, in Nuova Zelanda e persino in Alaska, a oltre 9mila chilometri di distanza.

L’eruzione ha anche scatenato quasi 400mila fulmini sopra il vulcano: frammenti di cenere e particelle di ghiaccio atmosferico si sono scontrati infatti gli uni con le altre e hanno generato cariche elettriche.

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Fonte: Reuters

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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