Cos’è questa storia dei fluoruri nella birra Ichnusa

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Ha fatto il giro del web, nelle scorse ore, la notizia tratta da un documentario secondo cui nella Birra Ichnusa, prodotta in Sardegna, ci sarebbero fluoruri. Ma come stanno davvero le cose? Possiamo continuare a bere questa birra che piace tanto agli italiani? Abbiamo provato a fare un po' di chiarezza sulla vicenda

La presenza degli inquinanti nelle falde di Macchiareddu è nota da anni. Qui, nella Sardegna meridionale, nella piana alluvionale tra lo stagno di Cagliari e il rio Santa Lucia in agro di Capoterra, per anni scarti industriali della lavorazione della fluorite hanno devastato la vegetazione e provocato malformazioni e morti tra gli animali.

Un lungo e faticoso elenco di vittime tra animali, di capi di imputazione e di arresti.

Secondo i giudici, era la Fluorsid a riversare nelle acque e nell’ambiente tonnellate di rifiuti inquinanti per risparmiare e il docufilm Chemical Bros, realizzato dal regista Massimiliano Mazzotta, che ha appena ricevuto il premio “Ambiente e società” alla rassegna CinemAmbiente di Torino, fa un viaggio proprio attraverso quella tossicità della filiera del fluoro, dalla Sardegna alla provincia di Vicenza alla Gran Bretagna, per seguire il filo avvelenato dal minerale fluorite passando dall’acido fluoridrico, ai polimeri fluorurati (Freon), con la coda pericolosa dei PFAS (perfluoroalchilici). E punta il dito (anche) contro Ichnusa.

Ma cosa c’entra la birra?

Il connubio birra/acqua c’entra, secondo il documentario, perché l’acqua è un ingrediente fondamentale per la sua preparazione. Ma che quella utilizzata per l’Ichnusa sia sicura al 100% ci giocano la testa nello stesso birrificio di Assemini che la produce, nella provincia di Cagliari.

Le analisi che conduciamo regolarmente nel Birrificio e quelle realizzate da soggetti terzi non rilevano quantitativi di contaminanti pericolosi per la salute, ci dice Matteo Borocci, direttore del birrificio cagliaritano.

Eppure l’Ichnusa è finita sotto i riflettori: Mazzotta, infatti, nel suo documentario, descrive come questa birra sia a “rischio fluoruri nell’acqua”, perché su sei test effettuati, cinque avrebbero mostrato valori di fluoruri superiori rispetto ai limiti consentiti.

In esame sarebbero state prese alcune lattine e bottiglie di Birra Ichnusa di una stessa partita da un supermercato. Le hanno poi fatte analizzare in diversi laboratori per capire quale fosse effettivamente la percentuale di fluoruri: per legge, il limite è di 1,5 mg/l. E quello che è emerso è che su sei test eseguiti, cinque mostravano valori da 3,5 a 27,7 mg/l, al di sopra della soglia consentita.

Troppo poco e inaffidabile, dicono dal birrificio.

Per supportare una tesi, sarebbero state realizzate analisi su pochi campioni di birra e con un metodo di scarsa affidabilità. Le prove, infatti, sarebbero state eseguite sul prodotto finito utilizzando una metodologia certificata e attendibile solo se applicata all’analisi dell’acqua. Rispetto all’acqua, la birra contiene anche altri componenti che interferiscono con le rilevazioni di fluoruro e portano a sovrastimarne le quantità.

Secondo Neotron, tra i più importati laboratori per analisi chimiche, fisiche e microbiologiche al mondo, “Analizzare campioni di birra utilizzando questi metodi sviluppati per analisi di acque, potrebbe portare a risultati non affidabili”, dice Borocci.

Non ci stanno, allora, dal birrificio, che effettua regolarmente – dicono – le sue analisi presso laboratori certificati, che dimostrano che le birre prodotte ad Assemini sono sicure e in regola, sia per gli altissimi standard qualitativi e di sicurezza di Ichnusa, sia per i limiti di legge fissati dalla normativa di riferimento.

Nel corso degli ultimi 5 anni, il birrificio Ichnusa ha effettuato regolarmente oltre 50 analisi delle acque utilizzate per la produzione della birra, esaminando tutti i parametri, inclusi i fluoruri.

Le tracce (termine già di per sé eloquente) di fluoruri rilevate sono sempre state minime: in media 8 volte inferiori ai limiti di sicurezza per le acque identificati dalla normativa di riferimento (D.Lgs. Governo 2 febbraio 2001, n. 31) e 5 volte inferiori ai valori medi di fluoro nelle acque italiane stimati dall’Istituto Superiore di Sanità.

L’acqua è un ingrediente fondamentale per la birra, per questo la facciamo analizzare con massima attenzione e sempre da laboratori certificati – spiega Borocci. La attingiamo da 5 pozzi ubicati nel nostro sito produttivo, direttamente collegati ad una falda artesiana di profondità. Elemento, questo, che ci dà ulteriori garanzie di sicurezza su contaminazioni o inquinamento rispetto a una falda superficiale. Inoltre, il nostro birrificio è dotato di un impianto ad osmosi inversa che purifica ulteriormente l’acqua, rendendola perfetta per produrre la nostra birra.

I dati in possesso di Ichnusa non indicano quindi ragioni di allarme. Il birrificio continuerà a monitorare con attenzione ogni situazione che possa mettere a rischio la salute dei consumatori e la sicurezza delle sue persone.

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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