“Contro l’attacco alla terra dobbiamo costruire un’agricoltura di pace”, Vandana Shiva incanta dal Festival CinemAmbiente

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Vandana Shiva a Torino incanta ancora una volta. L’ecologista indiana che ormai da decenni segue da vicino l’impegno delle donne per il Pianeta e che è coinvolta in prima linea nei movimenti per difenderlo lancia un segnale: "la terra va guarita"

“Contro l’attacco alla terra dobbiamo costruire un’agricoltura di pace”, così l’attivista e ambientalista indiana Vandana Shiva lancia il suo monito e lo fa in occasione della 25a edizione del Festival CinemAmbiente di Torino.

Proprio qui, la Shiva è stata insignita del premio Biorepack, il Consorzio nazionale per il riciclo organico degli imballaggi in plastica biodegradabile e compostabile, “Dalla Terra alla Terra” – un riconoscimento che nasce con l’obiettivo di sostenere quanti dedicano la propria vita e il proprio lavoro per promuovere strategie per la cura e rinascita della Terra – e dal capoluogo piemontese non perde occasione per rimarcare:

Quella intensiva non è vera agricoltura, dobbiamo tornare a una produzione rispettosa della natura e capace di garantire cibo di qualità a tutti.

Recuperare e difendere la vera agricoltura, quella basata sul rispetto della natura e della biodiversità e fondata sul riciclo; curare la terra per salvare il Pianeta dalla crisi climatica; fermare la speculazione e, più in generale, “la guerra al suolo e ai suoi agricoltori”. È questo il messaggio lanciato ancora una volta da Vandana Shiva.

Parole nette, a tratti anche dure, ma sempre accompagnate da un solido ottimismo per il futuro, in un anno in cui tra l’altro si arriva al 40esimo anniversario della fondazione della Research Foundation for Science, Technology and Natural Resource Policy, istituita da Vandana Shiva per diffondere i concetti fondamentali di sviluppo dei metodi sostenibili nella gestione delle risorse naturali nel mondo.

Perché è fondamentale la qualità del suolo?

Perché solo attraverso la difesa del suolo passa un modello di sviluppo economico capace di garantire la sicurezza alimentare tutelando la salute e la biodiversità. Principi fondamentali che sono oggi alla base del percorso verso la transizione ecologica e la bioeconomia circolare di cui l’agricoltura “sostenibile” dovrebbe rappresentare il principale pilastro.

Per essere definita sostenibile l’agricoltura deve rispettare le leggi della natura che implicano a loro volta il rispetto di fattori come la biodiversità, il riciclo e l’economia circolare – spiega Shiva. Quella intensiva? Non è vera agricoltura, bensì un sistema che riproduce vere e proprie tecniche di guerra. I pesticidi sono stati sviluppati originariamente sotto forma di gas velenosi utilizzati nei conflitti; i fertilizzanti sono stati sviluppati a partire dagli esplosivi. Questi strumenti costituiscono oggi un attacco alla terra e alla salute delle persone. Dobbiamo tornare a una produzione rispettosa della terra capace di garantire cibo di qualità a tutti.

Un discorso che non può non tener presente che per combattere la crisi climatica occorre rigenerare il suolo e che modelli agricoli sostenibili assumono un’importanza decisiva di fronte al cambiamento climatico.

Il suolo – ricorda la Shiva – è un essere vivente, biosfera e atmosfera sono collegate. Guarire la terra nella sua totalità ci permetterà di combattere la crisi climatica.

Non manca, infine, una riflessione sulla crisi alimentare. Un fenomeno favorito dall’inflazione globale, dalla speculazione sul mercato delle materie prime e dalle conseguenze della guerra in Ucraina. Ma non solo, Vandana Shiva arriva dritto al punto e afferma che l’attuale insicurezza alimentare è stata causata dall’introduzione forzata dell’agricoltura intensiva e delle regole del libero commercio fissate dal WTO con l’avvio della globalizzazione.

Tutto questo ha aperto la strada alla speculazione sulle materie prime da parte degli operatori finanziari. Oggi la guerra in Ucraina rende il settore alimentare un comparto su cui speculare. Ma il cibo, non dobbiamo dimenticarlo, non è una commodity. Il cibo ci costruisce, il cibo siamo noi. Per questo dobbiamo smettere di combattere guerre contro il suolo e i suoi lavoratori e i nostri corpi. Insomma, dobbiamo sviluppare un’agricoltura della pace.

La fiducia, in ogni caso, non manca. “Come vedo il futuro del mondo? Guardo le piante che crescono e i fiori che si aprono. Credo nei semi della natura e nella condivisione e tutto questo mi dà ottimismo”.

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Fonte: CinemAmbiente 2022

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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