Emergenza siccità, perché in Italia non abbiamo più acqua?

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È allarme siccità e lo sapevamo da decenni che sarebbe successo. I fiumi sono deserti, il Mediterraneo è bollente, con quasi 5 gradi sopra la media. Perché siamo arrivati a questo punto?

Crisi climatica, abusi e cattivi utilizzi di infrastrutture, mancata manutenzione della rete idrica e inquinamento: l’emergenza acqua è causata dalle temperature eccessive e da quell’insieme inenarrabile di cause. L’acqua è la sostanza sulla Terra in assoluto più delicata, ne siamo ricchi, eppure molte zone, dal Piemonte alla Sicilia, in questo momento sono in emergenza. Come mai?

Semplicemente perché non piove da sei mesi e fa più caldo della norma, ci dice al telefono chiaro e tondo Luca Mercalli.

Vero e sacrosanto. E un punto quasi di non ritorno cui si è arrivati col tempo, quasi in maniera latente. Eppure l’acqua, qui in Italia, ne abbiamo tanta, così come di piogge. Dov’è il problema?

Noi abbiamo più piogge, più corsi d’acqua di ogni altro paese europeo: ne abbiamo 7.596, di cui 1.242 sono fiumi. Ma tutti i nostri corsi d’acqua, di cui oggi la gran parte sono in secca, alcuni sono addirittura polvere, hanno – unico paese europeo di queste dimensioni – un carattere torrentizio, non fluviale come sono i grandi fiumi europei, che sono lunghi oltre mille chilometri, larghi che sembrano enormi laghi. Ma in Italia se c’è pioggia hanno acqua, se non c’è vanno in secca subito. Infatti rischiamo le alluvioni proprio perché d’improvviso non ce la fanno ad assorbire l’acqua, spiega Erasmo D’Angelis tra i massimi esperti di acque.

E non basta: a livello globale più del 75% delle acque fluviali e sotterranee sono prelevate per usi agricoli, industriali o domestici, mentre molte aree del pianeta, anche l’Africa, sono ricche d’acqua, ma non ci sono fondi per costruire impianti idrici.

Inquinamento

Dalla stessa agricoltura, poi, arrivano gli inquinanti (fertilizzanti e antiparassitari a base di azoto, fosforo, nitrati), dai grandi agglomerati urbani arrivano coliformi fecali e dall’industria metalli pesanti, arsenico o diossina. Ciò avviene perché molte città non hanno impianti di depurazione e, lo sappiamo bene, in Italia sono tantissime le zone contaminate da Pfas, composti usati dalle industrie come impermeabilizzanti, antiaderenti e antimacchia.

In più, come descrive l’ultimo rapporto Onu sulle risorse idriche, a tutto ciò si aggiungono i nuovi inquinanti che i depuratori hanno difficoltà a smaltire, come cosmetici e farmaci.

Manutenzione, dove sei?

Crisi climatica e riscaldamento globale, d’accordo, ma cosa abbiamo fatto per contrastarne le conseguenze? Assolutamente nulla, se si considera che l’attuale emergenza in Italia è dovuta anche alla mancata manutenzione della rete idrica. Quasi ciclicamente, si discute della quantità di acqua dispersa nel sottosuolo dalle tubature, problema che nei periodi di siccità provoca danni anche all’economia. Eppure, le istituzioni non hanno mai adottato dei provvedimenti per risolvere la situazione. E lo abbiamo spiegato qui: I fiumi erano in secca dallo scorso febbraio: storia di una siccità annunciata ma rimasta inascoltata

Inoltre, abbiamo 526 grandi dighe più circa 20mila piccoli invasi: il tutto immagazzina oggi più o meno l’11,3% dell’acqua piovana quando potrebbero contenerne nettamente di più. Ma a causa della mancata manutenzione, i sedimenti  si accumulano e lo spazio per l’acqua si riduce, per cui si stocca sempre meno acqua.

Il risultato? Si ricorre all’acqua potabile anche per lavare gli automezzi o raffreddare gli impianti produttivi, quando tutto ciò potrebbe essere fatto con il riuso delle acque di depurazione, di riciclo.

Spreco, spreco e ancora spreco

In Italia un terzo dell’acqua viene sprecata nelle reti di distribuzione, in particolare al Sud e sulle Isole, solo il 50% dell’erogazione idrica arriva nelle case dei cittadini secondo l’ultimo rapporto ISTAt sui cambiamenti climatici. Vediamo le città dove si verificano le maggiori perdite di acqua e i conseguenti razionamenti idrici.

Ne abbiamo parlato qui: Crisi idrica: in Italia un terzo dell’acqua si disperde nelle tubature. Le città che sprecano di più

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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