Crisi idrica, ormai è troppo tardi. La situazione dell’acqua potabile è gravissima e durerà anni

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Mesi e mesi senza pioggia non possono non avere un effetto devastante. A ciò si aggiunge una temperatura al di sopra della media: non abbiamo mai avuto un maggio così caldo e un inizio estate così precoce. Quella poca neve sulle Alpi, poi, è praticamente sparita e così il Po è in estrema sofferenza

Nessuno poteva prevedere esattamente quando e dove, ma quella dei giorni scorsi sulla Marmolada è stata una tragedia più che annunciata. È tutto collegato: ghiacciai, temperature record, mancanza di precipitazioni. Se manca la neve in montagna siamo in pericolo, perché la neve è la nostra riserva idrica dell’estate: se non c’è quella, siamo letteralmente a secco.

È questo il senso dell’allerta di esperti e meteorologi: in previsione non c’è alcun cambiamento importante della situazione meteo e davanti a noi potremmo davvero avere qualcosa che non abbiamo mai sperimentato prima. Estate torrida e senz’acqua. E manca ancora l’azione decisiva dei Governi.

La siccità continua a stringere la Pianura Padana in una morsa di ferro e si temono i danni dell’intrusione delle acque salmastre.

La situazione del Po

Secondo il bollettino diramato dall’Autorità di bacino distrettuale è allerta rossa per il Po e l’emergenza resta gravissima. Pesano l’assenza delle piogge e l’aumento delle temperature, ma preoccupa anche l’avanzata del cuneo salino nel Delta, per le possibili ripercussioni non solo ambientali.

Secondo i tecnici, per i prossimi giorni sono attesi valori massimi stimati fino a 30 chilometri dalla foce con fenomeni di alta marea e così l’Autorità segnala “la potenziale minaccia, non ancora scongiurata, della possibile intrusione delle acque salmastre, non solo pericolo costante di danno irreversibile all’habitat e alla biodiversità in quelle zone o causa di improduttività colturale, ma anche minaccia costante al comparto idropotabile, vista la presenza operativa, a pochi chilometri, dell’impianto che serve tutt’ora oltre 750mila persone nelle due province di Ferrara e Rovigo”.

L’unica nota positiva è rappresentata dalla parziale ripresa delle quote di alcuni grandi laghi alpini, i quali hanno permesso una sostanziale stabilizzazione della portata, che a Pontelagoscuro è sui 219 metri cubi al secondo: +13 centimetri sullo zero idrometrico nel lago Maggiore, +57 centimetri nel Garda. Ma nel complesso le stazioni di monitoraggio dei livelli delle portate del Po restano al di sotto delle quote minime dei flussi, i temporali e le grandinate dei giorni scorsi hanno determinato un apporto di precipitazioni disomogeneo e scarso, le temperature sono ritornate sopra alle medie stagionali.

La situazione dei ghiacchiai

Negli ultimi decenni i ghiacciai alpini sono in forte ritiro: secondo l’ultimo Catasto dei ghiacciai italiani, la superficie dei ghiacciai italiani è passata dai 519 km quadrati del 1962 ai 609 km quadrati del 1989 agli attuali 368 km quadrati, pari al 40% in meno rispetto all’ultimo catasto. Contemporaneamente, il numero dei ghiacciai è cresciuto: 903, contro gli 824 nel 1962 e i 1,381 nel 1989, ma l’aumento rispetto al 1962 è un altro segnale di pericolo perché dovuto all’intensa frammentazione che ha ridotto sistemi glaciali complessi a singoli ghiacciai più piccoli.

Negli ultimi 150 anni alcuni ghiacciai hanno perso oltre due chilometri di lunghezza, ma a ridursi è anche il loro spessore che in una sola estate può assottigliarsi anche di 6 metri. Con la media delle temperature degli ultimi anni, i ghiacciai sotto i 3.500 metri sono destinati a sparire nel giro di 20-30 anni. Se le temperature continueranno ad aumentare, nel giro di pochi decenni i ghiacci eterni dalle Alpi Orientali e Centrali potrebbero ridursi drasticamente o scomparire. Rimarrebbero solo sulle Alpi Occidentali, quelle più alte. Inoltre, i ghiacciai sono sempre più scuri, e quindi più vulnerabili alle radiazioni solari.

Cosa fare?

Le conseguenze, nemmeno a dirlo, sono devastanti, per l’ambiente e per il paesaggio montano, ma anche per le comunità e le attività economiche, dal turismo all’energia. Sindaci e governatori si stanno muovendo con misure straordinarie, tanto che in moltissimi Comuni è ormai vietato l’impiego di acqua potabile per usi non domestici.

Ma il Governo cosa dovrebbe fare? Innanzitutto sarebbe ora di agire sia per l’abbattimento delle emissioni di gas climalteranti, per cui serve una legge sul clima, sia per l’adattamento. Inoltre avremmo bisogno urgente dell’aggiornamento del Piano Nazionale Integrato Energia Clima (PNIEC), compilato prima dell’aggiornamento degli obiettivi europei e dei prezzi aumentati del gas, e andrebbe varato il Piano Nazionale per l’Adattamento al Cambiamento Climatico.

Ma per ora è tutto fermo.

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Fonte: Autorità di bacino distrettuale del fiume Po

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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