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Un nuovo studio americano lancia l’allarme sulla presenza di arsenico, BPA e altre sostanze potenzialmente dannose nel latte formulato per bambini e più in generale nel baby food

Il Clean Label Project, progetto senza scopo di lucro per l'etichettatura trasparente con sede a Denver in Colorado, si è proposto di analizzare 500 formule per neonati e prodotti alimentari disponibili sul mercato americano appartenenti a 60 marche differenti. I prodotti sono stati sottoposti a screening da parte di un laboratorio di analisi chimiche di terze parti per oltre 130 tossine tra cui metalli pesanti, BPA, pesticidi e altri contaminanti. Si è analizzata però anche la qualità nutrizionale dei prodotti e la loro attività antiossidante.

Ogni prodotto testato è stato valutato con un punteggio di una, tre o cinque stelle in modo da facilitare i consumatori che possono così immediatamente capire quali prodotti acquistare e quali no. Ma cosa è realmente uscito fuori dal test?

Il dato più sconvolgente è che quasi l'80 per cento delle formule infantili sono state trovate positive all'arsenico. Ricordiamo che secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, questa tossina è associata a difetti di sviluppo, malattie cardiovascolari, disturbi neurologici, diabete e persino cancro.

Come ha dichiarato Jaclyn Bowen, direttore esecutivo del Clean Label Project ed esperto sicurezza alimentare, i prodotti alimentari a base di riso sono alcuni dei campioni su cui sono stati riscontrati i più alti livelli di arsenico.

Altrettanto allarmante è poi la scoperta che il 60% dei prodotti "BPA-free" si sono mostrati in realtà positivi al Bisfenolo A, noto anche come BPA.

E non è ancora finita: il rapporto ha trovato anche altre sostanze nocive nei prodotti alimentari destinati ai bambini. Secondo i dati del Clean Label, il 36% dei prodotti era positivo al piombo, il 58% al cadmio e il 10% all’acrilammide, tutte sostanze chimiche che rappresentano potenziali pericoli per lo sviluppo dei neonati sia a livello fisico che cognitivo.

baby food infographic

 

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La risposta delle aziende incriminate

Le aziende Gerber, Mead Johnson e Plum Organics, leader del settore negli Usa, hanno subito risposto alle accuse sostenendo che lo studio (che tra l’altro non è stato ancora pubblicato su un giornale o una rivista scientifica) sta causando un allarme inutile. A loro dire, infatti, i prodotti per bambini seguono gli standard di sicurezza.

In particolare Gerber sostiene che i suoi alimenti soddisfano o superano gli standard degli Stati Uniti per la qualità e la sicurezza. Mead Johnson ha detto che controlla in modo specifico la presenza di molti contaminanti, tra cui arsenico, cadmio, piombo, BPA e acrilammide per garantire "sicurezza e qualità". Plumn ha sottolineato che i suoi prodotti sono "completamente sicuri” e che nel corso dell'anno scorso sono state create delle nuove linee guida riguardo ai possibili contaminanti ora in fase di attuazione.

Cosa possiamo fare

In questo caso la ricerca riguarda prodotti venduti negli Stati Uniti ma sappiamo che anche in Europa alcune ricerche hanno trovato contaminanti nel latte formulato, in omogenizzati, biscotti e altri prodotti per l'infanzia.

Il consiglio del Clean Label Project che raccomanda alle persone di prestare attenzione a quali prodotti acquistano per i loro bambini è indubbiamente valido anche da noi.

A questo proposito leggi:

Francesca Biagioli

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