Wet market: per l’OMS i mercati umidi non andrebbero chiusi, nonostante il loro ruolo nella pandemia

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Come è ormai noto, è dal mercato umido di Wuhan in Cina che è partito il nuovo coronavirus, in tanti da allora chiedono la chiusura definitiva di questi luoghi dove si vendono anche animali selvatici. L’OMS è intervenuta sull’argomento sostenendo però che questo genere di mercati non vanno chiusi e che sono necessarie ulteriori ricerche per individuare meglio le loro reali responsabilità rispetto alla pandemia in corso.

Il mercato umido della citta cinese di Wuhan, è stato fonte o forse “scenario di amplificazione” del coronavirus. Ad affermarlo in conferenza stampa è Peter Ben Embarek, esperto dell’OMS di sicurezza alimentare ma anche di virus che attraversano la barriera delle specie passando dagli animali agli uomini:

“Il mercato ha avuto un ruolo nell’evento, questo è chiaro. Ma quale ruolo non lo sappiamo, che si tratti della fonte o dell’amplificazione o solo di una coincidenza che alcuni casi sono stati rilevati all’interno e intorno a quel mercato. (…) Non è chiaro se animali vivi o venditori o acquirenti infetti possano aver introdotto il virus all’interno del mercato”

Le autorità cinesi hanno chiuso il mercato umido di Wuhan a gennaio come parte degli sforzi per arrestare la diffusione del virus, e poi alla riapertura è stato ordinato un divieto temporaneo al commercio e al consumo di fauna selvatica.

I mercati umidi, diffusi non solo in Cina, tradizionalmente vendono prodotti freschi e animali vivi, come il pesce ma anche specie selvatiche rare, e lo fanno all’aria aperta in condizioni igieniche spesso molto precarie.

Molti di questi mercati in tutto il mondo che vendono animali vivi devono essere meglio regolati e le condizioni igieniche migliorate, e solo alcuni dovrebbero essere chiusi, sostiene Ben Embarek, ma la stragrande maggioranza può essere aggiustata e organizzata meglio.

Spesso si tratta di controllare la gestione dei rifiuti, la circolazione di persone e merci e di separare gli animali vivi dai prodotti animali e dai prodotti freschi, ha affermato.

L’esperto dell’OMS ha ricordato che tali mercati sono fondamentali per fornire cibo e mezzi di sussistenza a milioni di persone in tutto il mondo e che le autorità dovrebbero concentrarsi sul loro miglioramento piuttosto che sul loro divieto.

Ovviamente le sue parole hanno suscitato abbastanza scalpore. La notizia che l’OMS difenda luoghi discutibili come i cosiddetti “wet market” ha fatto immediatamente il giro del mondo e non sono mancate le richieste di chiarimento.

Teresa Telecky, responsabile del dipartimento di fauna selvatica di Humane Society International ha invitato l’OMS a chiarire le osservazioni del dottor Embarek e “ribadire che gli animali selvatici non dovrebbero essere venduti in questi mercati”.

Come ha ricordato la Telecky:

“Il commercio di animali selvatici ha causato la pandemia di Covid-19 e l’OMS ha l’obbligo di consigliare ai paesi di ridurre il rischio di un’altra pandemia mettendo fuorilegge i mercati di animali selvatici vivi”

Ricordiamo, comunque che in Cina da gennaio è stato proibito il commercio di animali selvatici a scopo alimentare in tutto il territorio.

Fonti di riferimento: AP/ Reuters /Humane Society International

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L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, oli essenziali e fitoterapia, le sue passioni da sempre. Laureata in lettere moderne, con Master in editoria, ha poi virato le sue competenze verso il benessere olistico
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