Qual è il legame tra i Neanderthal e il Covid-19? Un gene che favorirebbe le forme più gravi

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Non solo l’età avanzata e altre patologie favoriscono un decorso grave del Covid-19: sembra giocare un ruolo importante anche una sequenza genetica ereditata dai Neanderthal. La conclusione è giunta a valle di due lavori indipendenti condotti uno dal Severe Covid-19 GWAS Group di cui fanno parte istituti scientifici di molti Paesi del mondo, e l’altro dal Karolinska Institutet (Svezia) in collaborazione con il Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology (Germania).

I ricercatori del GWAS hanno collegato un tratto di DNA a un rischio più elevato di ospedalizzazione e insufficienza respiratoria in caso di infezione con il virus Sars-CoV-2, in particolare identificando il cluster genico 3p21.31 in percentuali significative di pazienti con Covid-19 con insufficienza respiratoria.

Il lavoro è stato condotto su 1980 malati con forme severe di Covid-19, ovvero con ospedalizzazione e insufficienza respiratoria e a fronte di un test positivo per il virus Sars-CoV-2, reclutati in 4 città tra Italia e Spagna. E per confronto, sono state analizzate le mappe genetiche di 2381 persone sane.

Raccolti tutti i dati, ovvero verificato quante volte il gene veniva trovato nei soggetti con forme gravi (di vari gradi di severità) e quante volte nei sani, i ricercatori hanno calcolato i relativi rapporti, trovando che la probabilità che un individuo affetto da forme severe di Covid-19 avesse cluster genico “incriminato” é significativamente più alta. E non solo, anche che tale probabilità è più alta in chi necessita di ventilazione meccanica rispetto a chi ha bisogno solo di ossigeno di supporto.

Un cluster genico è gruppo di geni da cui derivano le stesse proteine o molto simili e che sono disposti su un unico cromosoma, generalmente a breve distanza l’uno dall’altro. E quindi l’intero cluster è stato successivamente posto sotto la lente di ingrandimento dagli antropologi in Svezia e Germania per verificare eventuali ereditarietà e diffusione nel mondo.

I risultati hanno dimostrato che il 3p21.31 è molto simile ad alcune sequenze di DNA corrispondenti ad un Neanderthal di 50.000 anni fa ritrovato in Croazia, da cui in effetti derivano.

“Abbiamo scoperto che gli esseri umani moderni hanno ereditato questa variante genetica è stata ereditata dai Neanderthal quando le specie si sono incrociate circa 60.000 anni fa – spiega Hugo Zeberg, coautore dello studio antropologico – Oggi, le persone che hanno ereditato questa variante del gene hanno una probabilità tripla di aver bisogno di ventilazione artificiale se sono infettate dal nuovo coronavirus Sars-CoV-2”.

Ma non finisce qui.

Lo studio ha analizzato anche la distribuzione geografica del cluster, trovando come questo sia particolarmente comune in Asia meridionale, dove circa la metà della popolazione è portatrice della variante di rischio di Neanderthal, meno in Europa dove è portatrice circa una persona su sei e quasi assente in Africa e nell’Asia orientale.

coronavirus gene neanderthal

©Nature

Nessuno dei due lavori fornisce tuttavia alcuna spiegazione sul motivo per cui questa variante genetica conferisce un rischio più elevato. Ma l’osservazione, ampiamente dimostrata dai numeri, è di enorme rilevanza per la conoscenza sempre più approfondita dei meccanismi di diffusione dell’infezione da cui derivano strategie di cura e prevenzione.

“È sorprendente che il patrimonio genetico dei Neanderthal abbia conseguenze così tragiche nell’attuale pandemia – spiega a questo proposito Svante Pääbo, altro coautore del lavoro antropologico – Il perchè deve essere indagato ora il più rapidamente possibile”.

Lo studio genetico è stato pubblicato su The New England Journal of Medicine, mentre quello antropologico su Nature.

Fonti di riferimento: The New England Journal of Medicine /  Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology / Nature  

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L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.
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