Antichi monoliti, borghi affascinanti e fenicotteri: ITINERARIO incredibile da fare a piedi in Sardegna, da Iglesias a Sant’Antioco

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Dal paradiso dei fenicotteri rosa fino ai suggestivi menhir che racchiudono leggende e tradizioni. Ecco cinque luoghi da non perdere durante il 'cammino' ‘Sulle orme di Sant’Antioco (patrono della Sardegna)’ che noi di greenMe abbiamo percorso a piedi per voi

Se state organizzando un cammino a piedi o in bici nel Sulcis, che unisca cultura e spiritualità, ecco cinque luoghi da non perdere e che potete incontrare percorrendo il neonato itinerario ‘Sulle orme di Sant’Antioco (patrono della Sardegna)’ che noi di greenMe abbiamo fatto per voi grazie a Terre di Mezzo durante la prima edizione di “Noi camminiamo in Sardegna”.

Durante l’evento promosso da Regione Sardegna, Fondazione Destinazioni di Pellegrinaggio in collaborazione oltre che con la casa editrice anche con la Conferenza Episcopale Sarda e Camera di Commercio di NU-CA-OR, abbiamo scelto per voi cinque luoghi da non perdere durante l’itinerario che da Iglesias porta a Sant’Antioco, alla riscoperta di un turismo lento e sostenibile.

Ecco cinque luoghi da non perdere in Sardegna:

Necropoli di Locci Santus

Dopo aver attraversato la grande ex miniera, incastonata da fichi d’india e rovi di gelsi, fermatevi a prendere fiato alla suggestiva Necropoli di Locci Santus scavata nella trachite.
Ci sono 13 tombe in tutto, alcune non visibili per la vegetazione. Nel sito è presente una guida che vi accompagna agli ingressi degli ipogei.

Le tombe sono composte da cellette a forno, in numero da due a cinque, sopraelevate rispetto al piano pavimentale, gli ingressi a questi ambienti presentano talvolta portelli abbelliti da rincassi a cornice.

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Il borgo Rosso Porpora

Per bere un po’ d’acqua e trovare una zona d’ombra, fermatevi al bellissimo borgo Is Locci Santus che appare dal nulla, non a caso sorge sul fianco di una collina che ospita un complesso archeologico di Domus de Janas o “Case delle fate”, antiche necropoli prenuragiche. Casette in pietra, colori vivaci, siepi di fico d’india vi riportano indietro nel tempo, in un villaggio che sembra non temere il passare degli anni.

Antonello Steri è l’ideatore del progetto di riqualificazione del Medau di Is Loccis Santus, struttura in completo stato di abbandono dai primi anni cinquanta.Tegole e piastrelle sono state riprodotte come nelle antiche botteghe artigiane con una antica fornace a legna, mentre i mattoni di argilla cruda fatti di paglia e fango, chiamati in sardo ladiri,  sono stati preparati a mano e essiccati al sole. La struttura ribattezzata ‘Rosso Porpora’ è un luogo che si affaccia su un mare cristallino ma collegato a un entroterra selvaggio, dove si vive un’esperienza di conoscenza della cultura e del popolo sardo.

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Le saline di Sant’Antioco

Dopo aver lasciato il borgo, si apriranno due scenari davanti ai vostri occhi. Il primo è sicuramente la laguna di Santa Caterina, il bacino di passaggio delle acque che dal canale di Porto Pino alimenta le saline di Sant’Antioco. Per vedere però il passaggio che vi conduce fino al punto più vicino dovete aguzzare bene la vista. Le saline hanno una superficie di 1500 ettari dove grandi distese di cristalli di cloruro di sodio si alternano alle vasche per l’evaporazione del sale.

Oltre che per la sua valenza produttiva, il sito è noto anche per la sua rilevanza naturalistica: qui sostano e svernano diversi uccelli acquatici come l’airone bianco, il fenicottero, l’avocetta e il cavaliere d’Italia. Il secondo scenario da non perdere è proprio la laguna dei fenicotteri.

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Il paradiso dei fenicotteri

La Sardegna non è solo mare, perché il territorio di Porto Pino è ricco di stagni e lagune, cinti dalle dune sabbiose. Fra di loro c’è la appunto la laguna di Santa Caterina, una vera e propria oasi naturalistica. Così vi capiterà di camminare sulla pista ciclabile che conduce poi a Sant’Antioco a piedi o in bici e di sognare guardando i fenicotteri rosa o con le ali nere sulla vostra sinistra. Ci sono anche avocette, aironi rossi, tarabusini e nitticore, falchi di palude e polli sultani.

Non a caso la laguna è meta preferita degli amanti del birdwatching. Le origini geologiche di questo habitat così particolare sembrano risalire a circa due milioni di anni fa, quando la zona antistante Sant’Antioco sprofondò a causa dei fenomeni di tettonica di distensione e portò alla formazione del cosiddetto graben del Campidano, la depressione più importante legata all’evoluzione geologica Plio-Quaternaria della Sardegna.

@robbyfontanesi/123rf

Menhir Su Para e Sa Mongia

E infine, quasi alle porte di Sant’Antioco tappa obbligata durante il cammino non può non essere la visita ai due menhir di Su Para e Sa Mongia (il frate e la monaca, in lingua sarda), che si trovano in un’area pianeggiante, vicino lo stagno di Santa Caterina, sull’istmo che collega la terraferma sulcitana con l’isola di Sant’Antioco.

Si tratta di due monoliti in trachite datati al neolitico finale, alti tre e due metri, ai quali sono legate numerose leggende popolari. La più conosciuta è quella secondo cui i monoliti erano in realtà una suora e un prete innamorati e per questo puniti e trasformati in pietra.

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Per maggiori informazioni:
Fondazione Destinazioni Sardegna
Sardegna Turismo
Welcome to Sant’Antioco

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Giornalista professionista, laureata in Scienze Politiche con master in Comunicazione politica, per Greenme si occupa principalmente di tematiche sociali e diritti degli animali.

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