Per convivere al meglio con gli altri… impariamo L’ASCOLTO ATTIVO

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Che sia la mancanza di pazienza, di voglia, la superficialità, una certa supponenza o più semplicemente la fretta che ci rende schiavi ogni giorno, sta di fatto che è piuttosto comune imbattersi in persone la cui capacità di ascolto è ridotta praticamente allo zero!

Non so voi, ma nella mia esperienza personale e lavorativa, ho incontrato tante persone incapaci di ascoltare veramente e invece la capacità di ascolto è una delle qualità più importanti e che permette di incontrarsi e di creare delle relazioni importanti, o comunque di stabilire un contatto autentico con l’altro e di avviare con lui un tipo di comunicazione efficace e proficua.

Importante quindi è imparare e praticare l’ascolto attivo: un alleato utile in ambito lavorativo, in equipe e utile anche nella vita di tutti i giorni

Cosa significa ascoltare attivamente?

Significa essere empatici, mettersi “nei panni dell’altro”, riconoscere e accettare il suo punto di vista, accogliendo e comprendendo le parole, le emozioni, i dubbi, le preoccupazioni che manifesta, il tutto senza giudicare.

Ma ciò non basta.

Per ascoltare attivamente è necessario anche restituire tale comprensione e dimostrare in tal modo la nostra presenza nella comunicazione, il rispetto e il riconoscimento dell’altro.

E’ come se tra le righe dicessimo al nostro interlocutore: “ci sono, ascolto, colgo e capisco le tue parole, ma anche le emozioni che le accompagnano”

Come essere empatici nella pratica comunicativa?

Utilizzando dei piccoli, ma grandi trucchi che sono, a parer mio, molto utili soprattutto sul lavoro… vediamoli

1° Usiamo la RIFORMULAZIONE: una tecnica comunicativa che consiste nel ripetere ciò che l’altro ha appena detto, utilizzando le stesse parole, magari in maniera più concisa, senza aggiungere però nulla di proprio al contenuto, evitando in tal modo l’interpretazione personale.

In questo modo la persona ha la conferma che le sue parole sono state ascoltate.

Alcuni esempi: “Mi stai dicendo che…….”, “vuoi dire che…….”, “In altre parole……..”, “A tuo avviso perciò……..”, “Così, secondo te…….”

2° La DELUCIDAZIONE: ci porta invece sul piano delle emozioni. Facciamo attenzione alla comunicazione non verbale del nostro interlocutore ( lo sguardo, la postura, come gesticola, la voce…) e cogliamo le sue emozioni , restituendogli la nostra comprensione di esse, con frasi del tipo: “Mi sembra di cogliere dal tuo sguardo uno stato di preoccupazione…”, “Dalle tue parole ho l’impressione di cogliere delle perplessità circa…”, “Ti vedo agitato, forse…”

In questo modo la persona che abbiamo di fronte percepisce di essere stata compresa profondamente.

PORRE DOMANDE APERTE che stimolano l’esposizione di opinioni e pensieri ( cosa ne pensi se…, cosa vorresti..come faresti…e non chiuse che spesso forzano una risposta e chiudono la comunicazione ( perchè, quando, dove)

4° L’uso dei MESSAGGI IN PRIMA PERSONA : quando parliamo iniziamo sempre con frasi del tipo: “Io penso che”….., “Secondo me”, “Dal mio punto di vista…”

Così favoriamo un clima non giudicante e diamo la sensazione che il nostro pensiero non sia necessariamente legge.

In generale, oltre queste tecniche comunicative che ben si prestano ad essere utilizzate sul lavoro, è bene, nelle relazioni quotidiane, badare molto alla comunicazione non verbale, che spesso è più importante di quella verbale e che dice molto della nostra presenza all’interno della comunicazione!

Quindi facciamo attenzione allo sguardo, al timbro della voce, alle espressioni del viso, ai sorrisi, alla postura, al giochicchiare col cellulare o coi capelli, cerchiamo di far in modo che, non solo la nostra mente sia concentrata sul nostro interlocutore, ma anche il nostro corpo, il cui atteggiamento è immediatamente visibile all’altro e può favorire o sfavorire la sintonia.

La strada verso l’empatia è lunga e difficile, ma è alla base della convivenza positiva con gli altri, comincia fin dai primi mesi del bambino e si può dire forse… non termina mai!

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