Erbe spontanee in giardino: la Digitale

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Parlando della velenosità dell’Elleboro, e dei suoi principi attivi cardiotonici, ho fatto il collegamento con sostanze molto simili ed utilizzate in medicina, le digitossine. A produrle è una pianta dalle bellissime spighe di fiori rosati, violetti o gialli, la Digitale.

La Digitale purpurea è una pianta velenosissima, ed i composti chimici che contiene sono da sempre i più utilizzati per dare forza al cuore e regolare la quantità delle contrazioni in caso di insufficienza della sua attività. Quando si hanno problemi di questo tipo al cuore, si hanno maggiori problemi di ritenzione di acqua e sodio, che possono ristagnare negli arti inferiori e nei polmoni. I glicosidi cardioattivi hanno anche una forte azione diuretica, aiutano a spostare i liquidi in eccesso dai tessuti al sistema urinario, abbassando la pressione sanguigna. Solo il dosaggio rende benefica o fatale, l’assunzione di questi rimedi…come diceva Paracelso: “È la dose che fa il veleno”. Meglio non fare la dose da soli in questo caso… non è assolutamente una pianta da utilizzare per preparati erboristici casalinghi.

Passeggiando tra boschi e siepi in estate, è molto facile incontrare la Digitalis lutea, che ha i fiori chiari e molto più piccoli della Digitalis purpurea. È meno sfruttata dal punto di vista erboristico, ma studi scientifici hanno testato una sua pari efficacia nel curare i disturbi da affaticamento ed insufficienza cardiaci, anzi, suoi alcaloidi tossici vengono metabolizzati ed eliminati dall’organismo più velocemente. Questo è uno dei motivi per cui viene utilizzata la digitale al posto di altre piante: il glicoside cardioattivo digossina rinforza il battito cardiaco, e viene eliminata subito dal corpo. Un eccessiva assunzione può però rallentare e far fermare il cuore in modo irrimediabile.

Digitalis lutea Photo by Bernd Haynold

Ma, a parte la morte in caso di sovra-dosaggio, le digitossine hanno anche altri effetti collaterali: nausea, alterazione della percezione degli odori e del senso del gusto, la visione può diventare confusa e può svilupparsi fastidio per la luce. Un grande pittore, che si è descritto come un “Musicista del colore”, ha in un certo senso sfruttato questi effetti collaterali (insieme a quelli dell’assenzio) per creare grandi opere.Van Gogh oltre che di disturbi mentali, soffriva anche di disturbi cardiaci e gastrointestinali. Un medico omeopata gli prescrisse Digitalis purpurea, che secondo la legge del “simile cura simile”, doveva aiutare i suoi disturbi gastrici. Il pittore dipinse questa pianta insieme al medico che la coltivava e la trasformava in rimedio, solo poco tempo prima di suicidarsi. In foto: Vincent Van Gogh, Ritratto del Dottor Gachet, 1890.

Vincent Van Gogh - Portrait of Dr Gachet 1890

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