L'abbattimento dei lupi è insensato: il parere degli etologi (e cosa possiamo fare)

 io sono un lupo

Licenza di uccidere il lupo in Italia. Mancano pochi giorni al voto sul Piano per la conservazione del lupo in Italia nella prossima Conferenza Stato-Regioni (attualmente prevista per il 2 febbraio). Il Piano, proposto dal ministero dell’Ambiente, che prevede, tra le altre misure, abbattimenti legali di una specie simbolo finora protetta.

La licenza di sparare ai lupi non solo è inutile, ma anche dannosa, perché non risolve il problema dei danni alla zootecnia.

Anzi, come spiega il WWF, lo peggiora, con il rischio di legittimare il diffuso bracconaggio sulla specie. Non esiste bibliografia scientifica, infatti, che dimostri che gli abbattimenti legali servono a ridurre i danni e i conflitti: al contrario gli studi disponibili dimostrano che le tecniche di prevenzione dei danni (recinzioni elettrificate e cani da guardia) sono la soluzione più efficace per garantire la convivenza della zootecnia con la presenza del lupo.

Non lo diciamo noi, ma gli etologi. Di seguito presentiamo il parare di Roberto Marchesini, etologo, filosofo, scrittore, direttore del centro studi Filosofia Postumanista. Fondatore e direttore di Siua, e di Francesco De Giorgio, etologo specializzato in animal cognition e animal ethics e docente presso diversi atenei in Olanda, Italia e all'estero.

Roberto Marchesini: Il Piano Lupo è insensato, anche dal punto di vista etnografico

"Le recenti dichiarazioni del Ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, devono condurci a elaborare una riflessione sul ruolo centrale del lupo nella salvaguardia dell’ecosistema. Tantissimi studi dimostrano che la presenza del lupo è un fattore che determina l’equilibrio e il riequilibrio del territorio. Il Piano Lupo si presenta insensato dal punto di vista etnografico perché è impossibile attuare una caccia selettiva nei confronti del lupo analoga a quella di animali erbivori. Inoltre, compromette i miglioramenti che ci sono stati negli ultimi 46 anni rispetto alla tutela del lupo e quindi alla tutela dell’ambiente. Il lupo è, infatti, una specie di importanza fondamentale per tre serie di ragioni: la prima riguarda la solidità ambientale dell’Appennino, un ambiente che richiede una forte stabilità. Se quest’ultima viene meno, il territorio diviene molto più vulnerabile rispetto a frane, slavine e dissesti idrogeologici. Optare per una logica di equilibrio ecologico di ambienti particolari, come può essere l’ambiente appenninico già martoriato da disboscamenti, sommovimenti tellurici e quant’altro, sarebbe centrale.

In secondo luogo, il lupo contiene determinate specie: il suo abbattimento comporterà l’aumento di queste altre specie e si reputeranno necessarie altre misure di abbattimento. In questo modo, assecondiamo i dettati, gli interessi, di quella che è la lobby della caccia. L’affermazione, da parte di un Ministro dell’Ambiente, “se non facciamo questo(l’abbattimento), il bracconaggio diventerà lo strumento di tutela degli agricoltori”, è inaccettabile.

Dovremmo, inoltre, riflettere sui provvedimenti del Ministero dell’Ambiente. Pensiamo al modo disastroso in cui sono state gestite la questione degli orsi in Trentino, la difesa del territorio e la difesa del patrimonio eco-sistemico d’Italia. Un tempo, gli allevatori e i contadini, si difendevano dal lupo in maniera molto semplice, attraverso cani come quelli della razza maremmana abruzzese, che hanno la capacità di mantenere il lupo nell'ambito silvestre. Del resto, il lupo è un animale particolarmente schivo che non entra mai in rotta di collisione con gli ambienti popolati dall'essere umano, se non in maniera saltuaria, e se accadesse, basterebbe lavorare con il maremmano abruzzese. In conclusione, ritengo l’accaduto una dimostrazione di scarsa cultura ecologica, di scarso rispetto per l’ambiente e di zero rispetto per gli animali"

Francesco De Giorgio: l’abbattimento scientifico dei lupi, quando gli etologi imbracciano il fucile

Dal suo blog: "Non avrei mai pensato di dovermi impegnare anche in una battaglia come questa, dove valori e progetti di conservazione della natura italiana, ben pensati, collaudati e di esempio anche in altri paesi del mondo, che ho visto crescere sin da quando, giovanissimo, mi occupavo proprio di queste tematiche, sia in veste di biologo che di attivista, fossero messi in discussione a causa di deliri scientifico-governativi. Quarant’anni fa gli etologi, soprattutto quelli di campo, quelli armati di scarponi e binocoli per intenderci, erano generalmente dalla parte degli animali e servivano a favore della loro protezione. A quei tempi, sarebbe stato inimmaginabile vedere un etologo mettersi al servizio delle pretese antropocentriche di un governo, tra l’altro non eletto dai cittadini, in complicità con i cacciatori, inventando teorie più fantasiose che scientifiche, sulla minaccia del lupo per le attività agricole-pastorali, proponendo un abbattimento scientifico dei lupi e quindi, nei fatti, dismettendo il binocolo per imbracciare il fucile, adducendo colorite e risibili giustificazioni pseudo-conservazioniste.

Ma tant'è, me ne faccio una ragione, non restando però passivo rispetto a questo delirio di onnipotenza, tra presunzione scientifica e governo venatorio del paese Italia e delle sue soggettività animali. Si perché parliamo di soggettività animali, che significa parlare oltre una presunta ed efficace strategia di conservazione, significa parlare molto più che di specie, anzi significa di ragionare oltre la specie. Quali soggettività sarebbero infatti abbattute scientificamente? Sulla base di quale valutazione? Quale tipo di sofferenza fisica, mentale e sociale dovranno subire le famiglie di lupi durante le incursioni venatorie? Come viene tenuto conto dei diritti base di autonomia, integrità, dignità e vulnerabilità di ogni lupo e di ogni gruppo sociale stabile?

A queste domande gli etologi di governo non saprebbero mai rispondere, perché hanno dimostrato di anteporre esigenze di riconoscimenti scientifici a quelle di etica animale, di anteporre gli interessi di attività antropocentriche a quelle degli equilibri naturali, di anteporre l’industria delle pubblicazioni scientifiche ai lupi, mostrando anche scarsa e risibile conoscenza delle dinamiche naturali e negando, di fatto, anche le loro stesse competenze etologiche acquisite negli anni, oltre che i loro valori guida di quando erano giovani studenti. Se ogni etologo fosse un attivista, un incorruttibile, un paladino dell’etica animale, prima ancora che servo dei governi, della scienza e dell’evidenza scientifica, non saremmo giunti a questo. Ora una magnifica battaglia ci aspetta, non solo in favore dei lupi ma di tutta l’Animalità. Fatevi avanti, ognuno come può, nel piccolo come nel grande, questa battaglia aspetta e spetta ad ognuno di voi, voi animali umani".

Abbattimento dei lupi, che cosa possiamo fare

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Enpa, Lac, LAV, Lipu e Lndc hanno lanciato una campagna social promuovendo l’hashtag #cacciaunNo

3) FIRMARE LA PETIZIONE

In Rete circola anche la petizione sulla piattaforma Change.org, che in pochi giorni ha raccolto oltre 150 mila firme. (clicca qui per firmare)

 

 

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Domenica, 24 Settembre 2017