Giornata mondiale contro il cancro 2022: così il Covid ha rallentato gli screening e le diagnosi precoci

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Lo scenario determinato dalla pandemia ha causato un rallentamento nell’attuazione dei programmi di screening, soprattutto durante le fasi iniziali dell’emergenza. Ciò ha comportato effetti sulle diagnosi precoci di molte patologie, in primis proprio quelle tumorali

Si celebra oggi 4 febbraio la Giornata mondiale contro il cancro (#WorldCancerDay), l’occasione buona per ricordare a tutti la fondamentale importanza della prevenzione. Prevenzione che ha subito un terribile arresto a causa dell’emergenza sanitaria che stiamo vivendo da due anni a questa parte. Ma che invece non andrebbe mai dimenticata.

Una battuta d’arresto che ha portato, com’è ovvio, a un aumento dei casi gravi di cancro, favorito, secondo gli esperti, proprio dai ritardi nelle diagnosi e nelle cure accumulati durante i mesi di stasi dovuti al coronavirus. A lanciare l’allarme è l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom), che lanciano un monito: non smettete mai di fare prevenzione.

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Il tema di quest’anno del World Cancer Day è inoltre la disparità di accesso alle cure.

I ritardi nelle diagnosi

Nel 2020, in Italia, le nuove diagnosi di neoplasia si sono ridotte dell’11% rispetto al 2019, i nuovi trattamenti farmacologici del 13%, gli interventi chirurgici del 18%.

Inoltre, gli screening per il tumore della mammella, della cervice uterina e del colon retto hanno registrato una riduzione di due milioni e mezzo di esami nel 2020 rispetto al 2019 e sono state stimate anche le diagnosi mancate: oltre 3.300 per il tumore del seno, circa 13mila per il colon-retto (e 7474 adenomi in meno) e 2782 lesioni precancerose della cervice uterina.

Le neoplasie non rilevate nel 2020 ora stanno venendo alla luce, ma in stadi più avanzati e con prognosi peggiori rispetto al periodo precedente la pandemia – spiega il Presidente Aiom, Saverio Cinieri. Inoltre, queste patologie presentano anche un carico tumorale maggiore, cioè metastasi diffuse, con quadri clinici che non vedevamo da tempo.

In totale, ogni anno in Italia vengono diagnosticati circa 377mila nuovi casi di tumore e, grazie a un buon livello di assistenza oncologica nei nostri ospedali, si registrano percentuali di sopravvivenza a 5 anni, che raggiungono il 65% nelle donne e il 59% negli uomini. Inoltre, in sei anni (2015-2021), si è osservato un calo complessivo della mortalità per cancro del 10% negli uomini e dell’8% nelle donne.

Ottimi risultati che però rischiano di essere vanificati senza una programmazione adeguata, perché la quarta ondata pandemica sta peggiorando ulteriormente una situazione già critica, dicono gli oncologi.

Preoccupa, insomma, la brusca diminuzione delle visite di prevenzione (primaria, secondaria e terziaria), dei trattamenti e dello stesso follow-up. Tutto questo, naturalmente, è a spese di una diagnosi precoce che troppo spesso, in questi ultimi due anni, ha compromesso sia la quantità che la qualità della vita, pregiudicando severamente la prognosi della malattia, con quanto ne consegue.

Un intervento massiccio e mirato sul sistema sanitario potrebbe riuscire ad arginarne il crescente danno, oltre che puramente sanitario, anche economico e sociale, dicono dalla LILT, che sin dall’inizio dell’emergenza ha messo a disposizione la linea verde nazionale SOS LILT (800998877) con medici specialisti e psicologi per prestare ogni forma di assistenza socio-sanitaria.

La disparità nelle cure

Close the care gap”, lo slogan pensato per il World Cancer Day, la Giornata mondiale contro il cancro del 2022. Secondo le stime dell’Organizzazione mondiale della Sanità, il cancro è una delle principali cause di morte nel mondo e il suo carico è in aumento. Nel 2021, il mondo ha superato una nuova soglia che fa riflettere: si stima che a 20 milioni di persone sia stato diagnosticato un cancro e 10 milioni siano morte. Questi numeri continueranno a crescere nei decenni a venire.

Eppure tutti i tumori possono essere curati e molti possono essere prevenuti o curati. Tuttavia, la cura del cancro, così come di tante altre malattie, riflette le disuguaglianze del nostro mondo. La distinzione più chiara è tra Paesi ad alto e basso reddito, con un trattamento completo disponibile in oltre il 90% dei Paesi ad alto reddito e meno del 15% dei Paesi a basso reddito.

Allo stesso modo, la sopravvivenza dei bambini con diagnosi di cancro è superiore all’80% nei Paesi ad alto reddito e inferiore al 30% nei Paesi a basso e medio reddito. E la sopravvivenza del cancro al seno a cinque anni dalla diagnosi supera ora l’80% nella maggior parte dei Paesi ad alto reddito, rispetto al 66% in India e solo al 40% in Sudafrica.

Inoltre, un recente sondaggio dell’OMS, in almeno il 78% dei Paesi ad alto reddito i servizi oncologici sono coperti dai programmi di finanziamento sanitario del Governo, a fronte del 37% dei Paesi a basso e medio reddito. Ciò significa che una diagnosi di cancro ha il potenziale per spingere le famiglie ancora più nella povertà, in particolare nei Paesi a basso reddito, un effetto che è stato esacerbato proprio durante la pandemia.

Iniziative

In Italia tornano le “arance rosse per la ricerca” a sostegno di fondazione Airc in oltre 7mila punti vendita della grande distribuzione su tutto il territorio nazionale. Per ogni confezione venduta, i supermercati e gli ipermercati aderenti doneranno 0,50 euro per sostenere il lavoro di oltre 5mila scienziati impegnati a trovare le migliori soluzioni per prevenire e diagnosticare sempre più precocemente il cancro. L’iniziativa, cominciata il 3 febbraio, proseguirà per due settimane e fino a esaurimento scorte.

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Fonti: World Cancer Day / AIOM / WHO / AIRC

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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