Brutti sogni frequenti? Gli scienziati hanno sviluppato una terapia scaccia-incubi, e funziona

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Qualche incubo ogni tanto è normale, ma se i brutti sogni sono frequenti qualcosa non va: un team di scienziati guidati dall’Università di Ginevra ha sviluppato una terapia scaccia-incubi che si sta rivelando davvero efficace. Agisce nel sonno manipolando le emozioni

Si possono controllare i sogni? Un team di scienziati guidati dall’Università di Ginevra ha sviluppato una terapia scaccia-incubi che agisce nel sonno manipolando le emozioni. E che potrà davvero aiutare le persone soggette a brutti sogni frequenti.

Gli incubi sono sogni con forti emozioni negative che si verificano durante il sonno REM (rapid eye movement) e sono in realtà distinti dai semplici “brutti sogni” perché questi, al contrario dei primi, sembrano avere un’utile funzione nel favorire la regolazione delle emozioni.

Qualche incubo ogni tanto è normale, ma se i brutti sogni sono frequenti (più di uno a settimana) qualcosa non va. Secondo la ‘Classificazione internazionale dei disturbi del sonno’ istituita dall’American Academy of Sleep Medicine, questi hanno infatti un impatto durante il giorno causando affaticamento, ansia, disforia o immagini da incubo invadenti e la condizione, nota come ‘disturbo da incubo’, è un motivo sempre più comune per il quale le persone si rivolgono al medico.

Alcune recenti ricerche legano inoltre la frequenza degli incubi ad rischio maggiore di sviluppare demenza e Alzheimer.

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Il trattamento degli incubi frequenti è dunque un obiettivo medico-sanitario da tempo e sono molte le ricerche in questa direzione, in particolare – le più recenti – sul perfezionamento dell’Imagery Rehearsal Therapy (IRT).

Che però non risulta sempre efficace. Questa nuova ricerca ha quindi sviluppato una nuova tecnica promettente che combina la terapia classica con il metodo di riattivazione mirata della memoria (TMR), dimostrando di poter ridurre sensibilmente gli incubi dei pazienti e di incrementare anche la frequenza dei bei sogni.

Gli scienziati hanno condotto gli esperimenti su 36 pazienti affetti da incubi di tipo non traumatico, di cui una parte è stata sottoposta alla terapia classica mentre l’altra a quella innovativa e hanno chiesto a tutti di immaginare scenari alternativi positivi ai loro incubi. Ma uno dei due gruppi ha eseguito questo esercizio mentre un suono, un accordo di pianoforte, veniva suonato ogni dieci secondi, con l’obbiettivo di farlo associare ad uno scenario positivo.

A ogni partecipante è stata poi data una fascia per dormire contenente elettrodi in grado di misurare l’attività cerebrale nelle le diverse fasi del sonno. A casa, l’accordo di pianoforte veniva ripetuto ogni dieci secondi ogni volta che il paziente raggiungeva il sonno REM  e l’esercizio è stato ripetuto ogni notte per due settimane.

terapia scaccia-incubi frequenti

©Sophie Schwartz/Università di Gonevra

Risultato? La frequenza degli incubi è diminuita in entrambi i gruppi, ma significativamente di più nel gruppo in cui lo scenario positivo era associato al suono e l’associazione ha portato anche ad un aumento dei sogni positivi. E non solo, perchè i benefici della nuova terapia scaccia-incubi si sono manifestati per tre mesi dopo l’esperimento.

Sebbene i risultati dell’accoppiamento terapeutico dovranno essere replicati prima che questo metodo possa essere ampiamente applicato, vi sono tutte le indicazioni che si tratti di un nuovo trattamento particolarmente efficace per il disturbo da incubo. – conclude Lampros Perogamvros, che ha guidato lo studio – Il prossimo passo per noi sarà testare questo metodo sugli incubi legati allo stress post-traumatico

Questi risultati aprono anche nuove prospettive per il trattamento di altri disturbi come l’insonnia e altri sintomi di stress post-traumatico, come flashback e ansia.

Il lavoro è stato pubblicato su Current Biology.

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Fonti: Università di Ginevra / Current Biology

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Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.

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