Dolcificanti come aspartame e stevia hanno questo effetto nocivo sull’intestino, lo conferma uno studio

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È dura a morire la convinzione che i dolcificanti siano un'alternativa migliore allo zucchero. Sempre più ricerche, in realtà, mostrano che non è affatto così. Un recente studio evidenzia come i dolcificanti siano in grado di alterare il microbioma intestinale

Un recente studio, condotto dai ricercatori del Weizmann Institute of Science, in Israele, e pubblicato su Cell, ha valutato gli effetti a breve termine di quattro dolcificanti non nutritivi (NNS) sul microbioma intestinale, sulla tolleranza al glucosio e su ulteriori parametri di salute.

Più nello specifico la ricerca, condotta su 120 adulti sani che, per scelta, non consumavano mai dolcificanti (e quindi erano i più adatti a valutarne gli effetti), si è concentrata sulle seguenti 4 sostanze:

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I partecipanti (l’età media era di circa 30 anni e il 65% erano donne) sono stati divisi in 6 gruppi: ai primi 4 venivano somministrate due bustine di un diverso dolcificante ciascuno tre volte al giorno (le dosi erano nettamente inferiori a quelle massime stabilite dalla Fda). Un altro gruppo riceveva invece cinque grammi al giorno di glucosio mentre all’ultimo non veniva fatto consumare nulla.

tabella dolcificanti studio microbioma

©Cell

Lo studio ha valutato cosa accadeva alle persone, attraverso misurazioni di base dei parametri metabolici, metabolomici e microbici, in tre periodi distinti: dopo i primi sette giorni, a 14 giorni di esposizione ai dolcificanti e dopo ulteriori 7.  Ciò è stato possibile anche grazie al fatto che i partecipanti hanno indossato per tutto il periodo un monitor glicemico continuo (CGM), utilizzando il quale hanno eseguito test di tolleranza al glucosio (GTT) in giorni di studio predeterminati.

I ricercatori hanno anche raccolto campioni di microbioma dalla cavità orale e dalle feci in momenti predeterminati e hanno chiesto a tutti i partecipanti di registrare l’assunzione di cibo e l’attività fisica in tempo reale utilizzando un’app.

I risultati hanno mostrato che saccarina, sucralosio, aspartame e stevia alterano significativamente il microbioma intestinale e orale umano. La saccarina e il sucralosio, inoltre, interferiscono con il metabolismo degli zuccheri.

E non è il primo studio che mostra questo aspetto poco noto dei dolcificanti. Leggi anche: I dolcificanti artificiali sono più pericolosi di quanto pensi, nuovo studio mostra effetti collaterali anche sul microbioma intestinale 

 

tabella dolcificanti microbioma studio

©Cell

tabella dolcificanti 3 studio

©Cell

Nelle conclusioni dello studio si legge:

Il nostro lavoro fornisce prove della reattività del microbioma umano al NNS e della sua capacità di trasmettere, in configurazioni specifiche, effetti a valle sulla tolleranza al glucosio dell’ospite. In quanto tali, e in contrasto con la nozione comune che considera i NNS metabolicamente inerti, questi dati suggeriscono che il microbioma intestinale umano può costituire un “hub di reattività” consentendo, in alcuni individui, la trasmissione degli effetti dei NNS sulla fisiologia umana. Allo stesso modo, altri additivi alimentari “moderni” come gli emulsionanti dietetici (Chassaing et al., 2015;Tang et al., 2013), conservanti alimentari (Tirosh et al., 2019) e coloranti (Lui et al., 2021) è stato suggerito che influiscano sul microbioma e, in alcuni casi, mediano gli effetti metabolici dell’ospite a valle.

Gli autori ci tengono a sottolineare che:

questi risultati non devono essere interpretati come una richiesta di consumo di zucchero, che è fortemente legato a malattie cardiometaboliche e altri effetti negativi sulla salute.

Quanto scoperto dal nuovo studio necessita di ulteriori conferme e richiede approfondimenti ma, di base, potrebbe aiutare notevolmente a ottimizzare le raccomandazioni dietetiche per i pazienti iperglicemici e obesi.

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Fonte: Cell

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Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, consumi e benessere olistico. Laureata in lettere moderne, ha conseguito un Master in editoria

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