Non è un Paese per bici, l’Italia non investe nemmeno 1 euro per le ciclabili nelle città

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La legge di bilancio 2023 azzera i fondi per le ciclabili in città, un vero e proprio definanziamento del Fondo per la ciclabilità urbana. Siamo alle solite: l’Italia va nella direzione opposta rispetto al resto d’Europa in fatto di mobilità dolce

Forse quello che ci sarebbe innanzitutto da capire è che quella relativa alla ciclabilità urbana è sia materia di trasporti, con un capitolo enorme relativo alla sicurezza stradale, sia di efficienza energetica e di lotta ai cambiamenti climatici. Eppure, in Italia, anno 2022 quasi 23, nel testo della nuova legge di bilancio spunta il definanziamento del Fondo per la ciclabilità urbana: dall’1 gennaio 2023 ci saranno zero euro per nuove ciclabili.

Il testo della legge, “bollinato” dalla Ragioneria Generale dello Stato è arrivato alla Camera dei Deputati, e nella nota integrativa del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti emerge il taglio totale dei fondi residui.

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Si tratta di 94 milioni di euro per gli anni 2023 e 2024, che erano rimasti nel Fondo per lo sviluppo delle reti ciclabili urbane e non ancora assegnati. Il fondo era stato istituito dalla legge di bilancio 160/2019 (art. 1 comma 47).

Cosa vuol dire tutto ciò? Che questa serie di politiche inconcludenti e questi mancati finanziamenti per una mobilità sostenibile si traducono in morti e feriti sulle strade (ciclisti e pedoni pagano untributo salatissimo) e in un inquinamento atmosferico alle stelle che ogni anno uccide circa 70mila persone.

Non è un Paese per bici

Dal dossier Non è un Paese per bici, pubblicato pochi giorni fa da Clean Cities, FIAB, Kyoto Club e Legambiente, emerge un notevole gap di ciclabilità tra le città italiane e le leader in Europa, per colmare il quale sarebbe necessario quadruplicare i chilometri di percorsi ciclabili, per una spesa complessiva di 3,2 miliardi di euro.

E invece, l’Italia investe nell’auto quasi 100 volte più che nella bici: 98 miliardi di euro per il settore automotive e le infrastrutture stradali contro poco più di un miliardo per bonus bici e ciclabili urbane ed extraurbane. Questo senza contare riduzione delle accise e altri sussidi ambientalmente dannosi.

Da ciò deriva il fatto che l’Italia, sul piano della ciclabilità, è il fanalino di coda del contesto europeo: le città italiane hanno una media, secondo i dati Istat, di 2,8 km di ciclabili per diecimila abitanti, con grandi disparità territoriali, da zero km in molti capoluoghi del Centro-Sud ai 12-15 km di Modena, Ferrara, Reggio Emilia, considerando i chilometri medi, superiori, di Helsinki (20 km/10mila abitanti), Amsterdam (14 km/10mila abitanti) o Copenaghen (8 km/10mila abitanti).

bici città

©Clean Cities

L’Italia, con l’Unione Europea, si è impegnata a ridurre le proprie emissioni climalteranti del 55% entro il 2030. Per farlo è essenziale decarbonizzare rapidamente il settore dei trasporti, che è oggi causa di quasi un terzo delle nostre emissioni di CO2, ma senza rendere le nostre città davvero ciclabili riuscirci sarà molto più difficile.

Dal report, inoltre, emerge che alle città italiane servono 16mila km di ciclabili in più (rispetto al 2020), per un totale di 21mila km al 2030. Da una stima prudenziale del fabbisogno economico, l’investimento dovrebbe essere di almeno 3,2 miliardi di euro nell’arco dei prossimi sette anni, pari a 500 milioni di euro all’anno, ovvero appena il 3,5% di quanto già stanziato per il comparto auto e le infrastrutture connesse, ma molto di più di quanto predisposto fino ad ora per la ciclabilità.

bici città

©Clean Cities

bici città

©Clean Cities

Nella legge di bilancio sarebbe stato necessario integrare il Piano Generale della Mobilità Ciclistica, ma invece nulla di fatto e i finanziamenti sono pari allo zero. Quanto dobbiamo ancora attendere affinché il nostro Paese cominci a rispettare la vita delle persone e l’ambiente?

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Fonti: Clean Cities / FIAB / Kyoto Club / Legambiente

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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