Bibite gassate e soft drink, sono tutti pieni zeppi di microplastiche. Ecco chi ne contiene di più

microplastica bevande

Microplastiche anche nelle bibite che finiscono sulle nostre tavole. Una nuova inchiesta condotta dal Salvagente su 18 bevande ha messo in luce che nessuno dei tè, delle cole, delle gassose, delle aranciate o delle acque toniche esaminate sia al riparo da questi minuscoli frammenti.

Si tratta del primo test in assoluto sull’impatto delle microplastiche sui soft drink. Il Salvagente ha commissionato le analisi ai laboratori del Gruppo Maurizi. Seven Up, Pepsi, San Benedetto, Schweppes, Beltè, Coca-Cola, Fanta, Sprite sono solo alcuni dei marchi finiti sotto esame e, come tutti quelli oggetto di ricerca, hanno un esito davvero inquietante: la presenza di microplastiche.

Tutte e 18 le bottiglie appartenenti a vari marchi presentavano microplastiche con valori che andavano da un minimo di 0,89 mpp/l (microparticelle per litro) ad un massimo di 18,89 mpp/l.

In testa alla classifica negativa, con la maggiore presenza di microplastiche, troviamo Seven Up con 18,89 mpp/l, seguita dalla Gazzosa San Benedetto (15,75 mpp/l), dalla Gazzosa Esselunga (15,33 mpp/l), dalla Schweppes tonica (14,60 mpp/l) alla Pepsi (13 mpp/l). Fanta e Coca Cola ne vantano rispettivamente 4,57 mpp/l e 3,50 mpp/l.

infografica microplasticaFonte: Il Salvagente

Nel corso delle analisi che abbiamo effettuato per valutare la possibile presenza di microplastiche nei liquidi, abbiamo realizzato accurate prove di fondo e di bianco per verificare eventuali contaminazioni anche da parte dell’aria circostante. Tali prove garantiscono risultati affidabili secondo i protocolli vigenti per le attività di analisi di questo tipo. I dati rilevati nel nostro laboratorio confermano il legame tra inquinamento ambientale e catena alimentare” ha spiegato nella conferenza stampa di presentazione dei risultati Daniela Maurizi, AD del Gruppo.

Microplastiche ovunque

D’altronde è già stato confermato che siano presenti anche nell’acqua che beviamo.

“Da qualche anno chi la cerca, a prescindere da cosa analizza, la trova. Se ne trova nella carne dei pesci che consumiamo e che ne accumulano anche quantità che fanno impressione, nei frutti di mare, nel sale marino, nelle acque (di fiumi, di rubinetto, perfino nelle minerali). Non risparmia neppure prodotti come il miele” spiega il Salvagente.

Purtroppo, in questo caso il detto “chi cerca trova” calza fin troppo a pennello.

Microplastiche, che fare?

Le microplastiche purtroppo sono un grosso problema a livello mondiale. Esse hanno dimensioni inferiori ai 5 millimetri e sono così piccole da non essere distinguibili neanche dagli animali, che finiscono per ingerirle. A quel punto, si inseriscono nella nostra catena alimentare. Di recente è stato scoperto che sono veicolate anche dagli insetti. Oltre ai prodotti cosmetici che contengono i cosiddetti microgranuli, le microplastiche derivano dalla scomposizione di pezzi più grandi.

Al momento le autorità di vari paesi stanno cercando di correre ai ripari. Dal 1° gennaio 2018 sono state messe al bando in Canada e nel Regno Unito. In Italia lo saranno dal 2020.

La petizione

Il WWF ha sottolineato che ogni anno centinaia di migliaia di tonnellate di plastica invadono il Mediterraneo. Per Gaetano Benedetto, Direttore Generale WWF Italia “serve un’azione decisa e immediata per evitare che il Mediterraneo soffochi nella plastica”.

Per questo, ha rilanciato la petizione tramite la quale possiamo chiedere che gli Stati europei vietino da subito 10 prodotti di plastica usa e getta, che venga introdotta una cauzione su tali prodotti e che siano messe fuori produzione in Italia tutte le microplastiche da tutti i prodotti (a cominciare dai detergenti) entro il 2025, confermando il divieto delle microplastiche nei cosmetici dal primo gennaio 2020, stabilito dalla Legge di Bilancio 2018.

Per firmare la petizione clicca qui

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