Kefir, scopri le antiche origini, tra storia e leggenda, della bevanda “del profeta”

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Kefir,  le origini e le leggende di questa salutare bevanda dal passato molto antico legato alle tradizioni dei popoli del Caucaso

Se fino a qualche anno fa era quasi del tutto sconosciuto nel nostro Paese, negli ultimi anni il kefir sembra aver conquistato gli italiani grazie alle sue numerose proprietà benefiche, in particolare per l’intestino. Considerato un vero e proprio superfood, il kefir è una bevanda ricca di fermenti lattici ottenuta dalla fermentazione del latte. 

Nonostante in Italia il consumo di questa straordinaria bevanda si sia diffuso solo recentemente, il kefir affonda le sue origini in un passato molto antico. Il termine kefir deriva dalla parola keyif, termine che per i popoli del Caucaso significava “benessere”. Parte della storia della tradizionale bevanda fermentata resta avvolta nel mistero, ma pare che sia stata prodotta per la prima volta secoli fa nel Caucaso settentrionale, in particolare dal gruppo etnico dei Carachi (di origine turca della Repubblica di Karačaj-Circassia). Il consumo del kefir si è poi diffuso in Russia e da lì nel resto d’Europa e negli Stati Uniti all’inizio del 21° secolo. (Leggi anche: Kefir, cosa succede al corpo consumandone una tazza ogni giorno)

La leggenda dei grani del profeta

Nelle regioni caucasiche, il kefir era conosciuto come “la bevanda (o il miglio) del profeta“. Attorno a questo latte fermentato ruota una leggenda, secondo la quale era stato lo stesso Maometto a donare i grani per la fermentazione del kefir ai popoli del Caucaso, insegnando loro come produrre la bevanda. Per molto tempo le tribù caucasiche hanno custodito gelosamente il segreto legato alla preparazione di quello che veniva considerato un elisir, tramandandolo di generazione in generazione. 

kefir

@DUSAN ZIDAR/Shutterstock

In realtà la pratica del consumo di latte fermentato è estremamente antica. Si trovano alcune testimonianze persino nel Libro della Genesi. Anche Marco Polo, nel suo resoconto di viaggi in Asia intitolato “Il Milione”, menziona una bevanda molto popolare in Cina, prodotta dalla fermentazione di latte di giumenta e dal leggero tasso alcolico.

Leggi anche: Kefir: benefici e come preparare il kefir di latte e la variante vegan all’acqua

Kefir: dalla produzione industriale in Russia al resto del mondo

In ogni caso, il kefir rimase sconosciuto al di fuori dei territori del Caucaso per secoli fino a quando non venne scoperta la sua utilità nella cura di malattie intestinali e altre patologie. Per esattezza, fu l’immunologo e biologo russo Il’ja Il’ič Mečnikov, premio Nobel per la Medicina nel 1908, ad individuare proprio nel kefir, ricco di fermenti lattici, uno dei motivi alla base della longevità delle popolazioni caucasiche. Grazie soprattutto ai sui studi, in Russia scoppiò un vero e proprio boom legato al consumo della bevanda ricca di proprietà benefiche. 

Intorno agli anni ’30 del secolo scorso in questo Paese iniziò la produzione industriale di kefir. Tradizionalmente, veniva preparato con latte di vacca o capra in sacchi fabbricati con le interiora degli animali oppure in contenitori di argilla e legno.

Ancora oggi, in Russia e in altri Paesi dell’Europa dell’Est il kefir continua ad essere una delle bevande più consumate in assoluto e viene utilizzata anche in alcune ricette, ad esempio per preparare gli Oladyi (una specialità dolce, tipica della tradizione culinaria russa, che ricorda molto i pancake americani). Grazie all’immigrazione, questa salutare bevanda è entrata anche tra le abitudini alimentari di Stati europei come Austria e Germania e nell’ultimo decennio il suo consumo è in aumento anche tra gli italiani, che hanno scoperto nel kefir un alleato prezioso per il benessere dell’intestino e per una corretta digestione.

Fonte: Kefir.it/Brazilian Journal of Microbiology

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Per la rivista Sicilia e Donna si è occupata principalmente di cultura e interviste. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe
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