Servirebbe una giornata della memoria anche per i 180 milioni di nativi americani sterminati in massa

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Accanto al dramma della Shoah, la nostra memoria collettiva deve ricordare altri massacri, come quello sofferto dai nativi americani.

Lite tra elefanti

il 27 gennaio di ogni anno commemoriamo le vittime dell’Olocausto rinchiuse e uccise nei campi di sterminio nazisti, ma nella nostra memoria collettiva dobbiamo anche ricordare altri massacri, come quello sofferto dai nativi americani.

Il 27 gennaio del 1945 finì ufficialmente il più grande omicidio di massa della storia. Ma non è questo l’unico grande olocausto avvenuto. Secondo la Woir, 180 milioni di nativi americani morirono a causa dei colonizzatori, come conseguenza delle guerre di conquista, per la perdita del loro habitat, per il cambio forzato del loro stile di vita ed a causa delle malattie portate dagli europei contro cui i popoli nativi non avevano alcuna difesa immunitaria. 

“Accanto al dramma della Shoah esistono altri massacri di cui nessuno parla, drammi come quello degli Indiani d’America, che portò allo sterminio di gran parte delle etnie indigene”, puntualizza Viola Lala, press officer della World Organization for International Relations, un’organizzazione internazionale che promuove il progresso sociale e dei diritti umani.

©Marzolino/Shutterstock

Il 12 ottobre del 1492 con l’arrivo di Cristoforo Colombo nelle terre americane – erroneamente chiamata scoperta dell’America, dal momento che nominarla così denota una visione eurocentrica – per i nativi fu l’inizio della fine. Quella data segnò l’inizio di un massacro che si concluse solo dopo la Prima Guerra Mondiale: oltre 500 anni di guerre durante le quali, in nome della colonizzazione, vennero maltrattati e uccisi milioni di esseri umani.

“E non morirono solo i nativi, ma anche le loro tradizioni e la loro cultura e venne distrutto per sempre un habitat naturale incontaminato”, spiega Lala.

In effetti, l’invasione europea portò con sé malattie, morte, desolazione, saccheggio di risorse e ricchezze naturali. Le popolazioni native rimaste furono ridotte in schiavitù, torturate, spogliate della loro terra, della loro cultura ed evangelizzate.

Nativi americani, una ferita aperta

Sono trascorsi più di cinquecento anni dal momento in cui i conquistatori europei sbarcarono in America e purtroppo d’allora poco è cambiato riguardo la situazione dei nativi americani. Oggi come ieri, alcuni discendenti degli indigeni della regione sono costretti a trasferirsi nelle zone più povere del continente, o, al contrario, ricevono dagli Stati “permessi di occupazione” affinché possano vivere su terre che gli sono state illegittimamente usurpate nel passato.

©Sergei Bachlakov/Shutterstock

L’emergenza sanitaria ha accentuato ancora di più la vulnerabilità delle popolazioni indigene del continente. Secondo un rapporto del CDC, gli indiani d’America e i nativi dell’Alaska hanno quasi il doppio delle probabilità di morire di COVID-19 rispetto al resto della popolazione non ispanica. Invece solo a fine dicembre, il numero della popolazione colpita dal coronavirus in Amazzonia aveva superato il milione di persone, mentre il numero di morti era superiore a 37.000, indicano i dati di COICA.  Tutte le popolazioni native americane affrontano la maggiore carenza di accesso ai dispositivi di protezione individuale (DPI), ai fondi federali e all’assistenza pubblica, alcune perfino non hanno neanche accesso all’acqua potabile.

“L’arrivo del virus non solo mette a rischio la salute delle persone, ma può portare allo sterminio di intere culture”, afferma Myrna Cunningham, presidente del Fondo per lo sviluppo delle popolazioni indigene dell’America Latina e dei Caraibi.

Il Giorno della Memoria è una data importante che ci permette di comprendere su come e perché si è verificato l’Olocausto e può facilitare una migliore comprensione della violenza di massa in generale, oltre a sottolineare l’importanza di promuovere i diritti umani, l’etica e l’impegno civico al fine di rafforzare la solidarietà umana.

Sarebbe importante  dedicare anche una Giornata della Memoria alla tragica storia dei nativi americani. Rendiamo visibile anche il loro dolore ricostruendo la memoria storica, fondamentale per prendere coscienza e non commettere mai più gli stessi errori.

Fonte: WOIR / COICA / CDC / FILAC

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Comunicatrice sociale specializzata in giornalismo ambientale e terzo settore, un master in Comunicazione Ambientale e uno in Innovazione Sociale. In greenMe ha trovato il suo habitat ideale.

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