Facciamo tornare a casa Alessia Piperno e azzittiamo una volta per tutte quei commenti inquietanti

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Ci sono cose sulle quali i leoni da tastiera non riescono a transigere, una di quelle è la libertà che può esprimere una donna nelle cose da fare, nelle cose da dire. Per loro, guarda caso, è sempre la donna a trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. E la colpa è sua soltanto

Tradizioni da superare

Vorrebbe costruire un villaggio in Pakistan, dopo aver fatto del mondo la sua casa. Ha passione, amore per l’altro, per i popoli distanti da noi, così diversi eppure così uguali. In loro ripone fiducia, giorno dopo giorno, viaggio dopo viaggio.

Il mondo e la sua gente mi ha regalato più di quanto potessi desiderare”, scrive in un post. Eppure ad Alessia Piperno quel mondo quasi si sta rivoltando contro.

Acerbo, cattivo, arido, bruciato, arrovellato nella sua stessa indifferenza, in leggi misteriose e in convenzioni misogine. Alessia Piperno piaceva fino a ieri per i suoi viaggi instagrammabili e per le sue frasi di libertà, poi, quando qualcosa è andato storto non è piaciuta più, è diventata “l’altra”, “quella” da giudicare tramite migliaia di commenti sui social.

Alessia Piperno, romana 30enne che, utilizzando una piattaforma americana da freelance, organizzava viaggi a distanza, è diventata vittima di odio in un lampo, il tempo di comprendere il male assoluto che può fare il mondo. Su Instagram il suo profilo è travel.adventure.freedom, su cui condivide video e foto delle sue esperienze in giro per il mondo, definendosi una “viaggiatrice solitaria”.

Si trovava in Iran da due mesi, in attesa di poter rientrare in Pakistan. Ma proprio in Iran è stata incarcerata.

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Il suo ultimo post risale a cinque giorni fa:

Tra pochi giorni inizierà il mio settimo anno in viaggio. Eppure quando mi guardo indietro, mi sembra ieri quando caricai il mio primo zaino sulle spalle, per raggiungere la terra dei miei sogni, l’Australia. Ho un sogno pronto nella testa e nel cuore. Ricostruire un villaggio in Pakistan. E sapete qual è la cosa più assurda? Che so già che… ci riuscirò.

E ora il vuoto, proprio come successe un paio di anni fa con Silvia Romano, rapita in Kenya e “colpevole”  di lavorare “proprio lì” con una onlus.

Ma quanta paura fa la libertà femminile?

Il giorno del suo compleanno Alessia ha chiamato alla sua famiglia e poi da allora non si sono avute più notizie. La Farnesina si è attivata, ma ora il mood sui social è sempre lo stesso: “cosa è andata a fare a Teheran”, “che ci faceva lì”, “se l’è andata a cercare”:

commeni piperno

©Facebook

Agli occhi della gente solo un altro guaio, un altro “accollo”, un’altra stupida da tirare fuori dai guai. Ma per Regeni o Patrick Zaki o per chi verrà di sesso maschile l’accanimento è lo stesso?

Le donne fanno parte di un mondo che il mondo non vuole, di un mondo che impartisce lezioni a sostegno dei popoli e poi lancia chicche del tipo “Fatti i fatti tuoi, lasciali stare quelli la”.

C’è qualcosa che non quadra, c’è qualcosa che non torna. La misoginia fa parte di un tessuto culturale lento a morire. E non c’è bisogno di guardare all’Iran per vederlo.

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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