Quando le donne iraniane potevano assaporare la libertà, andando in giro in minigonna e senza velo

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Oggi, vedendo le donne oppresse da un regime che le vuole mettere a tacere, sembra assurdo. Ma fino alla fine degli anni '70 le cittadine iraniane non erano costrette a coprire il capo col velo e potevano muoversi liberamente per le strade anche in minigonna. Una libertà che adesso resta solo un lontano ricordo

In questi giorni stiamo ammirando il loro coraggio e la loro tenacia mentre sfidano il regime dittatoriale a colpi di forbice (con cui stanno tagliando i loro capelli nel corso di dirette social) e bruciando per strada i loro hijab. Ma c’è stato un tempo in cui alle donne iraniane era concesso di andare in giro liberamente e senza dover coprire il capo.

C’è stato un tempo in cui le cittadine di questo Paese, oggi in mano ad un governo fortemente maschilista, potevano assaporare il gusto della libertà, indossando persino minigonne, tacchi e bikini al mare, come testimoniano diverse foto storiche:

Così è stato fino al 1979, anno spartiacque per i diritti delle donne iraniane. Il processo di modernizzazione e occidentalizzazione del Paese inizia nel 1926, con lo Scià Reza Pahlavi. In questo periodo le cittadine, per molti secoli oppresse sharīʿa islamica, diventano protagoniste della vita pubblica del Paese e una decina di anni dopo viene permesso loro anche di frequentare l’università di Teheran. Nel 1963 le donne iraniane conquistano anche il diritto di voto, e 5 anni dopo Farrokhroo Parsa diventa la prima ministra della storia della nazione.

Durante questo periodo donne e ragazze non erano obbligate a indossare il velo islamico e potevano andare in giro per le strade anche con abiti e gonne senza rischiare di essere richiamate dalle forze dell’ordine. Inoltre, nel 1973 viene innalzzata a 18 anni l’età per sposarsi (mentre prima le ragazze venivano costrette a unirsi in matrimonio anche a 15 anni). Alla fine degli anni ’70 viene legalizzato persino l’aborto, con il consenso del marito.

Con la rivoluzione del ’79 le donne piombano nel buio

Tutto cambia drasticamente nel 1979, con l’avvento rivoluzione islamica avvenuta a seguito dell’ascesa al potere dell’ayatollah Ruhollah Khomeini, che mise la parola fine al processo di occidentalizzazione inaugurato da Pahlavi. Da allora i diritti delle donne si sono ridotti in maniera spaventosa.

Una delle prime mosse di Khomeini è stata infatti proprio l’introduzione dell’obbligo di indossare il velo islamico per tutte le donne, una decisione alla quale si sono opposte decine di migliaia di cittadine protestando nella piazza di Teheran nel marzo del 1979.

Nel 1983 non indossare l’hijab diventa reato, punibile con frustate o prigione. Nello stesso periodo alle donne viene vietato di truccarsi e lavorare senza il consenso del marito, mentre chi commetteva adulterio rischiava la pena di morte con lapidazione.

Ancora oggi, purtroppo, la situazione non è molto più rosea per le cittadine iraniane, che sono tenute a coprire il velo con l’hijab a partire dai 9 anni d’età e vengono richiamate dalle forze dell’ordine se indossano abiti troppo corti o pantaloni troppo stretti in pubblico. Inoltre, non possono viaggiare all’estero da sole se sposate e non possono recarsi allo stadio ad assistere alle partite (tranne in casi rarissimi). E chi tradisce il proprio marito rischia la pena di morte.

Insomma, nascere donna in Iran è un incubo. Vederle così oppresse fa molto male, a maggior ragione se si pensa che fino agli anni ’70 l’Iran sembrava tutto un altro mondo…

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Fonti: Amnesty International /Ohchr 

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe

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