Non si placa la protesta delle coraggiose donne iraniane, che bruciano i loro veli al grido di “giustizia e libertà”

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

Dopo l'uccisione della 22 enne Mahsa Amini, le donne iraniane non sono rimaste in silenzio. Per il quinto giorno consecutivo stanno tagliando i loro capelli, bruciando i veli islamici e scendendo a protestare nelle piazze dell'Iran per dire basta al regime dittatoriale

La drammatica vicenda della giovane Mahsa Amini, picchiata a morte dalla polizia morale di Teheran semplicemente perché non indossava correttamente il suo hijab, è stata una miccia che ha fatto esplodere un’ondata di proteste in Iran. Forse il regime iraniano pensava che il decesso della 22enne avrebbe fatto un po’ di scalpore all’inizio per poi essere dimenticato.

Ma le cose sono andate diversamente. A seguito di quella morte assurda e ingiusta, le donne del Paese sono scese a protestare nelle strade e nelle piazze al grido di “Morte al dittatore”.

L’azione di protesta ha avuto inizio sabato a Saqqez, durante i funerali di Mahsa. Qui decine di donne si sono sfilate il velo islamico, sventolandolo per sfidare la dittatura. A sostenerle un gruppo di residenti che hanno tirato pietre contro la sede del governatore. Da quel momento in poi l’Iran è in subbuglio.

Le donne, infatti, non si sono limitate a chiedere a gran voce giustizia e libertà ai funerali, ma da giorni stanno portando avanti una ribellione straordinaria, tagliandosi i capelli nel corso di dirette social e bruciando i loro hijab per dire basta a un’esistenza fatta di soprusi e ingiustizie.

Twitter e Instagram sono stati inondati da foto e video di ragazze e donne che protestano, mentre l’hashtag Mahsa Amini è diventato virale.

Oggi, per il quinto giorno consecutivo, donne e uomini si sono riversati nelle piazze per protestare contro il regime dittatoriale. Negli scontri con le forze dell’ordine, però, sarebbero morte almeno 3 persone, mentre i feriti sarebbero decine, secondo quanto riferito da Hengaw Organization for Human Rights, un’organizzazione norvegese che monitora le violazioni dei diritti in Iran.

Sulla violenta repressione da parte della polizia del Paese è intervenuto anche l’Alto Commissario delle Nazioni Unite Nada Al-Nashif, esprimendo la sua preoccupazione, in particolare per le donne. E per far luce sul caso delle 22enne morta, ha chiesto l’avvio di un’indagine:

La tragica morte e le accuse di tortura e maltrattamenti di Mahsa Amini devono essere indagati tempestivamente, imparzialmente ed efficacemente da un’autorità competente indipendente.

Nonostante siano consapevoli di rischiare di essere uccise, le donne iraniane stanno dando prova di grande coraggio e dignità, guadagnandosi l’ammirazione e il sostegno di tutto il mondo. A sostenere la loro battaglia c’è anche l’Italia.

Facciamo in modo che il loro grido non resti inascoltato e possa riecheggiare in tutto il mondo.

Non perderti tutte le altre nostre notizie, seguici su Google News e Telegram

Fonti: Hengaw Organization for Human Rights/Masih Alinejad

Leggi anche:

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin
Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe

Iscriviti alla newsletter settimanale

Riceverai via mail le notizie su sostenibilità, alimentazione e benessere naturale, green living e turismo sostenibile dalla testata online più letta in Italia su questi temi.

Seguici su Instagram
Seguici su Facebook