Arabia Saudita, ora le donne imparano a guidare (ma quelle che hanno lottato per questo marciscono ancora in carcere)

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Le donne saudite possono guidare e diventare istruttrici di guida, ma le attiviste che hanno lottato per tali diritti sono in carcere.

Il 4 giugno 2018, l’Arabia Saudita ha emesso per la prima volta patenti di guida di cui erano titolari donne saudite. Venti giorni dopo, è stato formalmente annullato il divieto di guida per le donne. Era l’unico paese al mondo in cui le donne non potevano guidare; i nuclei familiari erano infatti costretti ad assumere autisti privati per consentire gli spostamenti alle donne della loro famiglia.

Tuttavia, la decisione del regno saudita è avvenuta nel contesto di una dura repressione ai danni delle attiviste che fino a quel momento avevano coraggiosamente lottato per reclamare il diritto a guidare delle donne saudite. Decine di donne, attiviste per i diritti umani, sono state arrestate e potrebbero doversi presentare dinanzi ad un tribunale anti-terrorismo. Rischiano pene detentive severe e di lunga durata.

Le donne “ribelli” che hanno lottato per il diritto alla guida

Tra queste, ricordiamo l’attivista saudita Loujain al-Hathloul, figura chiave della campagna per il diritto alla guida delle donne saudite. Il 25 novembre 2020 si è riaperto il processo a suo carico. I familiari della detenuta speravano in una sua liberazione ma hanno ricevuto la triste notizia che il caso sarà trasferito ad un tribunale anti-terrorismo. La Specialised Criminal Court (SCC) è stata creata in Arabia Saudita nel 2008 per giudicare sui casi di terrorismo, ma in realtà viene spesso destinata ai dissidenti pacifici. In questo tipo di tribunale sono ben note le violazioni alle norme del giusto processo.

Al-Hathloul e altre 12 attiviste sono state arrestate nel maggio 2018 con l’accusa di cospirazionismo a favore di organizzazioni straniere ostili al regno saudita. Il loro arresto precede il decreto del 24 giugno 2018 con cui il Re Salman ha concesso alle donne saudite il permesso di guidare.

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In occasione del vertice G20 di Riyad tenutosi online il 21 e il 22 novembre 2020, le organizzazioni internazionali per i diritti umani, tra cui Amnesty International, hanno chiesto al governo saudita di liberare le attiviste detenute in carcere e gli altri oppositori politici, ma Riyad ha ignorato le suddette richieste, considerate come ingiustificabili ingerenze negli affari interni del paese.

L’Italia cerca istruttrici per insegnare alle donne saudite a guidare

L’Unione Nazionale Autoscuole e Studi di consulenza automobilistica sta reclutando istruttrici di guida che vogliano mettersi in gioco per aiutare le donne saudite ad inserirsi nel mondo del lavoro.

In Arabia Saudita, i progressi nel campo dei diritti delle donne e della parità di genere sono ancora piuttosto timidi e sarebbero necessarie ulteriori riforme.

L’Italia, da parte sua, sta tuttavia contribuendo alla formazione alla guida delle donne saudite. In collaborazione con GDC (Global Driving Standards Certification) e EYWA (Consultancy Services), l’Unione Nazionale Autoscuole e Studi di consulenza automobilistica (Unasca) organizza corsi di formazione iniziale per istruttrici di guida in Arabia Saudita.

L’Unasca sta reclutando in Italia istruttrici di guida che possano aiutare le donne saudite a diventare istruttrici di guida e ad inserirsi nel mondo del lavoro. Si tratta di una buona opportunità anche per le istruttrici italiane, che riceverebbero un compenso di 4.500 dollari al mese per lavorare nel regno saudita. Le prime istruttrici di guida europee che partecipano al progetto arrivano da Francia e Olanda.

Nei prossimi mesi sono attese anche le esperte istruttrici italiane, formate dal team del professor Paolo Perego, docente dell’Unità di Ricerca di Psicologia del Traffico dell’Università Sacro Cuore di Milano e supervisore del progetto di training in Arabia Saudita.

Fonti: BBC/Ansa.it

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Donatella Vincenti. Laureata in Lingue e Scienze Politiche, nel 2017 ha conseguito un dottorato alla Luiss sulla transizione ecologica nel mondo arabo-islamico. Nel 2015 ha curato la rubrica "Green Islam" per la webradio Radio Bullets.

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