Neonati prematuri di Gaza: invece di nutrire la vita, stiamo alimentando la morte

A Gaza l'umanità è morta, colpita senza un briciolo di pietà da bombe e carri armati. La corsa contro il tempo per salvare i neonati prematuri ricoverati nell'ospedale di Al-Shifa ci sbatte in faccia una verità amarissima ma oggi più che mai evidente: invece di proteggere e nutrire la vita e la pace, stiamo alimentando la guerra e la morte...

Essere già condannati a morte da innocenti, a qualche giorno o addirittura ora dalla nascita. È il destino disumano toccato ai neonati venuti al mondo a Gaza, fra macerie e continui bombardamenti. Nella Striscia, martoriata da una guerra (senza regole) da un mese e mezzo, le donne si ritrovano a partorire, fra dolori atroci e in preda al panico, in strada o sui pavimenti delle strutture sanitarie dilaniate.

E per i piccoli nati prematuri, riuscire a sopravvivere – fra blackout elettrici e mancanza di forniture mediche e acqua pulita – è quasi un miracolo. La scorsa settimana nell’ospedale di Al-Shifa, assediato dall’esercito israeliano, due neonati sono morti dopo essere rimasti fuori dalle incubatrici a causa dell’interruzione di corrente.

E quelli rimasti nella struttura rischiavano di fare la stessa tragica fine. Fortunatamente, però, fra domenica e lunedì 31 bambini sono stati portati via da quell’edificio che si è ormai trasformato in enorme obitorio e trasferiti temporanemente nell’ospedale Al-Helal L-Emirati a Rafah, nel Sud di Gaza.

I piccoli sono arrivati in uno stato critico. Come spiega un dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), tutti i bambini stanno lottando contro gravi infezioni e hanno bisogno di costante assistenza.

“Le condizioni dei neonati stavano rapidamente peggiorando, con il rischio di seguire la tragica morte di molti altri bambini, visto il collasso totale di tutti i servizi medici di Al-Shifa” ha spiegato l’organizzazione Unicef, impegnata in prima linea per sostenere la popolazione palestinese.

Dopo aver ricevuto le prime cure urgenti, i piccoli hanno attraversato in ambulanza il valico di frontiera di Rafah lunedì per raggiungere gli ospedali egiziani, dove stanno ricevendo l’assistenza di cui necessitano.

Tre bambini, però, sono ancora rimasti nelle incubatrici a Rafah. Sono, infatti, ancora troppo deboli e rischierebbero di andare incontro alla morte durante viaggio. Ancora una volta, invece di proteggere la vita, l’umanità sta perseverando nell’errore più grande: alimentare la guerra e la morte, come abbiamo voluto mostrare attraverso questa illustrazione.

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@greenMe

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Fonti: UNICEF/OMS

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