Scandalo concerie in Toscana, così tonnellate di rifiuti smaltiti abusivamente sono finiti persino nelle strade

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C’è anche la mano della ‘Ndrangheta nello smaltimento illegale degli scarti  delle concerie toscane, usati persino per fare materiali edilizi per sottofondi stradali

Si estende a macchia d’olio l’indagine sullo smaltimento dei rifiuti e dei fanghi industriali che ha travolto le concerie di Santa Croce sull’Arno, in provincia di Pisa. Qui qualche giorno fa è scattata una maxi operazione coordinata dai Carabinieri, che ha portato a 23 arresti, relativa a tre indagini connesse tra loro in materia di inquinamento ambientale, estorsione ed illecita concorrenza e narcotraffico internazionale. Dalle indagini, da cui è emerso anche il coinvolgimento della ‘Ndrangheta, risulterebbero stati smaltiti abusivamente circa 8000 tonnellate di rifiuti contaminati derivanti dagli scarti delle concerie.

Sono diversi i territori toscani interessati dalla contaminazione e adesso i cittadini delle aree coinvolte hanno paura di avvelenarsi consumando verdure e ortaggi coltivati nelle campagne e stanno rinunciando ad usare l’acqua per cucinare o lavarsi. I rischi per la salute umana hanno spunto la Regione Toscana ha deciso di allargare i controlli delle acque all’interno dei pozzi a uso domestico in tutte le zone potenzialmente contaminate da materiali nocivi. 

L’operazione “Keu”

L’inchiesta Keu, che prende il nome della cenere che deriva dal trattamento dei fanghi prodotti dagli scarti della concia delle pelli, ha portato a oltre 6o perquisizioni e a diverse misure di custodia cautelare e sequestri, anche al di fuori dei confini della Toscana, passando per l’Umbria e la Calabria. In realtà, l’operazione Keu è soltanto l’ennesima  inchiesta sulla gestione rifiuti condotta in Toscana negli ultimi anni.

Iniziata a maggio 2018, l’attività investigativa, ha riguardato la gestione dei rifiuti, reflui e dei fanghi industriali, prodotti nel distretto conciario compreso tra le provincie di Pisa e di Firenze, dove alcuni soggetti al vertice dell’Associazione Conciatori di Santa Croce sull’Arno rappresentano il fulcro decisionale di tutto l’apparato oggetto dell’indagine.

In particolare, è emerso che i rifiuti derivanti dal trattamento dei fanghi della depurazione degli scarichi delle concerie trattati dal complesso industriale Aquarno consistevano in ceneri che presentano concentrazioni di inquinanti particolarmente elevate. Nonostante ciò, venivano inviati ad un impianto di produzione di materiali riciclati che provvedeva a miscelare questo rifiuto con altri inerti e a classificarlo materia prima per l’edilizia, così da essere impiegato in vare zone del territorio con concreto pericolo di contaminazione del suolo e delle falde acquifere. Inoltre, sono emerse altre criticità per quanto le attività di scarico delle acque del depuratore “Aquarno”, che riversa acque non adeguatamente trattate nel canale Usciana. 

“Anche la fase di lavorazione del cromo esausto ha presentato notevoli profili di criticità, essendo commercializzato dopo un trattamento, come materia prima pur non avendone i requisiti, e rimanendo un vero e proprio rifiuto” – spiega una nota pubblicata sul sito del Ministero della Transizione Ecologica – “Di particolare rilievo la circostanza che il titolare dell’impianto di trattamento abusivo dei materiali riciclati fosse in stretto contatto con ambienti di spessore criminale della cosca Gallace, i quali avevano preso il controllo del subappalto del movimento terra per la realizzazione del V lotto della SRT 429 empolese. Grazie a questi contatti e infiltrazioni risulterebbero essere stati smaltiti abusivamente nei rilevati della superstrada circa 8.000 tonnellate di rifiuti contaminati”.

I cittadini delle aree coinvolte hanno paura e chiedono risposte

La maxi operazione Keu ha messo in allarme i cittadini toscani delle zone coinvolte, che adesso hanno paura anche a mangiare la lattuga coltivata nei loro orti. I residenti si domandano da quanto tempo le falde acquifere sono contaminate e chiedono delucidazioni sui livelli di inquinamento e sui rischi per la salute. È probabile, infatti, che l’acqua utilizzata per mangiare e lavarsi fosse già contaminata da tempo, almeno da due anni.

Molti hanno già contattato gli esperti per far analizzare i pozzi e sapere con certezza se ci sono tracce di sostanze inquinanti. Un altro grosso problema è rappresentato dalle tempistiche perché passerebbero settimane per risolvere i problemi connessi all’acquedotto e l’acqua è un bene prezioso a cui nessuno dovrebbe rinunciare.

Le preoccupazioni del Consorzio Conciatori 

Dopo lo scoppio dello scandalo, anche il Consorzio Conciatori ha espresso le sue preoccupazioni per l’immagine lesa di tutto il comparto.

“Un’inchiesta del genere danneggia tutto il comparto produttivo e per questo siamo preoccupati, come lo sono clienti e fornitori” –  ha dichiarato Michele Matteoli, presidente del Consorzio Conciatori di Ponte a Egola. –  “Questa inchiesta, giunta dopo un anno difficile, rischia di assestare un altro colpo durissimo al made in Italy. In gioco non ci sono solo i destini personali di qualcuno. C’è il rischio di tutto il distretto, che da decenni garantisce il reddito a molte migliaia di famiglie”.

Il ministro Cingolani: “Seguo il caso da vicino”

Anche se ormai il vaso di Pandora è stato aperto, le indagini sui rifiuti delle concerie toscane sono ancora in corso. Il ministro della Transizione Ecologica è intervenuto sulla delicata questione alla Camera, lo scorso 21 aprile, dichiarando: “Vi assicuro  che seguirò l’evoluzione della vicenda con tutta l’attenzione che merita”.

Per quanto riguarda la questione del depuratore di Acquarno Cingolani ha spiegato che “nel corso di questa indagine è stato accertato che ingenti quantitativi di rifiuti liquidi e fanghi industriali contaminati venivano convogliati nel sistema di depurazione del consorzio Acquarno ed allontanati sottoforma di fanghi di trattamento dal medesimo impianto senza alcun tracciamento di quantità, qualità e natura. Si stima che il materiale in tal modo conferito fuori dalle regole del settore ammontasse a circa 200mila tonnellate l’anno. Dalle indagini è inoltre emerso che la ditta Lerose mescolava il keu con altri rifiuti inerti, producendo materiali per l’edilizia e costruzioni, che consentiva di smaltire illecitamente ingenti quantitativi di rifiuti in siti non idonei per i livelli presenti di contaminazione del cromo e degli altri inquinanti”.

I sindaci toscani si schierano contro la criminalità organizzata

A seguito della scoperta del coinvolgimento della ‘Ndragheta nel caso Keu, è arrivata una ferma condanna da parte dei sindaci dell’Unione dei Comuni Empolese Valdelsa, che si sono schierati apertamente contro la malavita organizzata presente sul territorio toscano:

“Come sindaci vogliamo dire ai nostri cittadini e a tutte le associazioni di categoria che non possiamo minimizzare quanto gli inquirenti hanno posto alla nostra attenzione.
Ci sentiamo pronti a difendere in tutti i modi questo territorio dalla delinquenza, dalla illegalità, consapevoli che ogni nostra azione quotidiana ha il solo obiettivo di migliorare la qualità della vita dei nostri cittadini e di difendere i loro diritti. Allo stesso tempo attendiamo l’evolversi delle indagini sapendo che sarà il processo il mezzo mediante il quale alla presunzione d’innocenza si potrebbe sostituire, eventualmente, quella di colpevolezza.
Esprimiamo, come fatto fin da subito, massima fiducia negli organi inquirenti e nella magistratura. Auspicando massima celerità nella giustizia, ma anche nelle verifiche tecniche da parte degli organi preposti alla tutela della salute pubblica e ambientale. Le ombre che questa inchiesta ha allungato sono troppo inquietanti perché si possa far finta di nulla. Il nostro grido deve essere forte: “Siamo contro le mafie, contro la malavita organizzata, contro qualsiasi attività criminale. Siamo dalla parte della legalità e dello Stato”.

Fonte: Ministero della Transizione Ecologica/Camera dei deputati/Città Metropolitana di Firenze/Comune di Fucecchio/La Conceria

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Per la rivista Sicilia e Donna si è occupata principalmente di cultura e interviste. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe
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