Cop26: vi sveliamo le bugie dei Governi e come hanno fatto pressioni per cambiare il report sul clima dell’ONU

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La Cop26 è sempre più vicina ma qualcosa non quadra: Oxfam International fa i conti in tasca ai Governi che promettono di investire nella lotta alla crisi climatica, ma che poi non mantengono i patti. E oggi arriva una bomba dalla BBC: alcuni Paesi stanno cercando di modificare le conclusioni del fondamentale rapporto dell’IPCC. Ed è tutta questione di lobbying

Se uno degli obiettivi della prossima Conferenza sul clima della Nazioni Unite è aumentare i finanziamenti, non è tutt’oro quel che luccica. O almeno non lo è stato finora. I Paesi ricchi non mantengono le promesse e nel giro dei prossimi 6 anni mancheranno all’appello 75 miliardi di dollari dall’ammontare messo in conto per le aree del globo più vulnerabili per adattarsi agli effetti dei cambiamenti climatici e ridurre le loro emissioni. 

A denunciarlo è il report di Oxfam International secondo cui, sulla base degli impegni e dei piani attuali, i Paesi ricchi continueranno a non raggiungere l’obiettivo dei 100 miliardi di dollari e raggiungeranno solo dai 93 ai 95 miliardi di dollari all’anno entro il 2025, ben cinque anni dopo che l’obiettivo avrebbe dovuto essere raggiunto. Ciò significa che i Paesi vulnerabili al clima potrebbero perdere tra i 68 miliardi e i 75 miliardi di dollari, in totale, appunto nel periodo target di sei anni.

Una denuncia che ricalca i dati pubblicati dall’OCSE e in base ai quali i Paesi sviluppati hanno fornito solo circa 80 miliardi di dollari – contro i 100 promessi – in finanziamenti per il clima nel 2019. E la ciliegina sulla torta è che nello stesso 2019 il 70% dei finanziamenti pubblici è stato concesso sotto forma di prestiti e non come sovvenzioni.

Questo sembra destinato a continuare fino al 2025, il che spingerà i Paesi in via di sviluppo a indebitarsi ulteriormente.

La finanza per il clima è uno dei tre pilastri chiave dell’accordo di Parigi e vitale per gli sforzi globali per affrontare la crisi climatica e i suoi impatti. A livello globale, il 2020 è stato considerato l’anno più caldo mai registrato, con 98,4 milioni di persone colpite da inondazioni, tempeste e altri disastri legati al clima e che hanno causato perdite economiche per almeno 171 miliardi di dollari.

Per i Paesi in via di sviluppo, la transizione verso l’energia pulita e l’adattamento agli impatti dei cambiamenti climatici, alcuni dei quali sono già irreversibili, non possono avvenire senza questo supporto. Molti sono già costretti a spendere grandi quantità delle loro finanze pubbliche per combattere il cambiamento climatico.

Ma sembra che le cose siano peggiori di quanto sembri. Stamattina la BBC ha lanciato una bomba: alcuni Paesi hanno fatto o stanno facendo grandi pressioni per cambiare l’ultimo rapporto scientifico prodotto dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), l’organismo delle Nazioni Unite che studia il cambiamento climatico. 

Tra i Paesi che stanno facendo lobbying, come scrive la stessa BBC che ha collaborato con il team investigativo britannico di Greenpeace, ci sono Arabia Saudita (uno dei maggiori produttori di petrolio al mondo), Giappone e Australia (uno dei maggiori esportatori di carbone) che chiedono all’ONU di ridurre l’enfasi sulla necessità di tagliare drasticamente e rapidamente l’uso dei combustibili fossili. si discute di aiuti ai paesi in via di sviluppo per la transizione verde.

Questa lobby sta mettendo in discussione il vertice sul clima COP26 di novembre – scrive la BBC. I documenti filtrati comprendono circa 32.000 richieste fatte da vari Governi, aziende e altre parti interessate, al team di scienziati delle Nazioni Unite che hanno il compito di mettere insieme le migliori tesi scientifiche su come combattere il cambiamento climatico.

Alcuni Paesi, insomma, respingono le raccomandazioni delle Nazioni Unite di convergere verso un’azione determinante per il clima, pochi giorni prima che al vertice di Glasgow venga chiesto loro di assumere impegni significativi per rallentare il cambiamento climatico e mantenere il riscaldamento globale a 1,5 gradi.

Secondo quanto si legge sulla BBC, un certo numero di Paesi e organizzazioni sosterrebbe che il mondo non avrebbe bisogno di ridurre l’uso di combustibili fossili così rapidamente come raccomanda l’attuale bozza del rapporto. Un consigliere del ministero del petrolio saudita chiede che «frasi come “la necessità di azioni di mitigazione urgenti e accelerate su tutte le scale…” siano eliminate dal rapporto». Un alto funzionario del governo australiano, rifiuta invece che il rapporto si concluda con la necessità di “chiusura delle centrali elettriche a carbone, anche se porre fine all’uso del carbone è uno degli obiettivi dichiarati dalla conferenza Cop26“. 

E quanto al fatto che dicevamo sopra sulla necessità finanziare di più i Paesi più poveri perché passino a tecnologie più verdi? La Svizzera ha già chiesto di modificare parti del rapporto e l’Australia ha detto che “gli impegni climatici dei Paesi in via di sviluppo non dipendono tutti dalla ricezione di un sostegno finanziario esterno”. 

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Fonti: Oxfam International / OCSE / BBC

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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