Il lockdown non è bastato a salvare il clima ma le misure prese mostrano che un futuro migliore è possibile

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C’era da aspettarselo: non sono stati sufficienti pochi mesi di lockdown sparsi per il mondo a incidere davvero sul clima. Le misure anti Covid-19, però, ci hanno mostrato cosa potrebbe davvero accadere con un decisivo e serio cambio di passo. Lo studio dell’Università di Leeds ci mostra una finestra sul futuro dell’ambiente che vogliamo.

L’improvvisa riduzione delle emissioni di gas a effetto serra e degli inquinanti atmosferici durante il lockdown, imposto in molti Paesi a causa della pandemia da coronavirus, ha avuto un impatto trascurabile sul contenimento dell’innalzamento della temperatura globale.

E i ricercatori avvertono che anche con alcune misure in vigore fino alla fine del 2021, senza ulteriori interventi strutturali, le temperature globali saranno solo di circa 0,01 ° C inferiori alle previsioni entro il 2030.

Era intuitivo che pochi mesi e nemmeno contemporanei in tutto il mondo non potessero aggiustare i guai fatti in secoli di storia umana. Vero, ma forse è stata l’occasione per avere un “trailer” del film che vorremmo vedere presto: non tutti chiusi in casa ovviamente, ma un ambiente sereno e limpido, per guardare al futuro davvero con ottimismo.

Secondo lo studio condotto dall’Università di Leeds, infatti, anche se l’impatto del lockdown sull’ambiente è stato decisamente trascurabile, il piano di ripresa economica, se definito con scelte rispettose del clima, potrebbe essere di aiuto sul serio nella battaglia contro il riscaldamento globale.

E questo in modo decisivo: il lavoro condotto prevede infatti che l’inclusione di misure concrete di politica climatica come parte di un piano di ripresa economica potrebbe impedire più della metà del riscaldamento globale aggiuntivo previsto entro il 2050 con i piani attuali.

Un’occasione che non possiamo perdere.

“Le scelte fatte ora potrebbero darci una forte possibilità di evitare 0,3° C di riscaldamento aggiuntivo entro la metà del secolo, dimezzando il riscaldamento previsto secondo le politiche attuali – riferisce Piers Forster, che ha guidato lo studio – Ciò potrebbe fare la differenza tra successo e fallimento quando si tratta di evitare pericolosi cambiamenti climatici”.

La ricerca è stata condotta analizzando i dati sulla mobilità globale divenuti recentemente accessibili su Google ed Apple e calcolando quindi come sono cambiati 10 diversi gas serra e inquinanti atmosferici tra febbraio e giugno 2020 in 123 Paesi.

I risultati mostrano in dettaglio come nonostante l’anidride carbonica, gli ossidi di azoto e altre emissioni siano diminuiti in quel periodo di lockdown del 10-30% a livello globale, l’impatto sarà minimo sul clima, soprattutto perché la diminuzione delle emissioni è stata del tutto temporanea.

Ma i ricercatori non si sono fermati a questo: hanno anche modellato le opzioni per il recupero post-blocco, dimostrando come la situazione attuale offra un’opportunità unica per attuare un cambiamento economico strutturale che potrebbe aiutarci a muoverci verso un futuro più resiliente, a emissioni nette zero.

“Il flash crash delle emissioni globali dovuto alle misure di blocco non avrà alcun impatto misurabile sulle temperature globali entro il 2030 – fa eco Joeri Rogelj, coautore della ricerca – ma le decisioni che prendiamo quest’anno su come riprenderci da questa crisi possono metterci sulla buona strada per rispettare l’Accordo di Parigi. Da questa tragedia nasce un’opportunità, ma, a meno che non venga colta, non è escluso un prossimo decennio più inquinante”.

Se non ora, quando?

Il lavoro è stato pubblicato su Nature Climate Change.

Fonti di riferimento: Università di Leeds / Nature Climate Change

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Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.
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