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La Cina si blinda, chiusi parchi giochi e autostrade per la cappa di smog calata sul Paese

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La Cina, sempre più inquinata, chiude parchi pubblici e autostrade mentre aumenta la produzione di carbone

La Cina ha aumentato la produzione nazionale di carbone di un milione di tonnellate per far fronte alla preoccupante carenza di energia che ha costretto molte fabbriche a chiudere in questi mesi. E così, mentre il paese si tira fuori dalla Conferenza delle Parti (Cop26) e annuncia il raggiungimento della neutralità climatica con dieci anni di ritardo rispetto ai paesi firmatari degli Accordi di Parigi sul Clima, la popolazione non può più respirare. Letteralmente.

Le autorità di Pechino hanno annunciato la chiusura di autostrade e parchi per bambini a causa del forte inquinamento: secondo l’ufficio meteorologico nazionale, una fitta nube di smog ha avvolto diverse parti della Cina settentrionale, e alcune aree presentano una visibilità ridotta a meno di 200 metri. Nelle scuole vietate lezioni di educazione fisica e altre attività all’aperto, mentre i collegamenti autostradali tra le principali città del nord del paese (Shanghai, Tianjin e Harbin) sono stati interdetti a causa della visibilità scarsa.

(Leggi anche: COP26: perché l’accordo sul carbone non è sufficiente per evitare la catastrofe climatica)

L’innalzamento delle emissioni di gas serra sul territorio nazionale va avanti da giorni e, secondo le autorità, la nube tossica resterà compatta almeno fino a domani sera – complici anche condizioni meteo di assenza di vento e precipitazioni, che non permettono una dispersione dei gas: l’arrivo della neve previsto per domenica dovrebbe mitigare l’effetto dell’inquinamento dell’aria. Il governo ha dichiarato di voler assicurare “un caldo inverno” a tutti i residenti, per questo ha intensificato la produzione di carbone.

La Cina è attualmente la principale responsabile delle emissioni di gas serra a livello mondiale: in barba all’emergenza climatica in atto e alla necessità di compiere azioni concrete per frenare la corsa del Pianeta verso l’autodistruzione, il presidente Xi Jinping ha annunciato che il Paese raggiungerà il picco delle emissioni nel 2030, prima di avviarsi verso la neutralità carbonica (che sarà raggiunta nel 2060). La Cina non è estranea a questi “picchi” di inquinamento – anche se negli ultimi anni la loro frequenza è diminuita grazie ad un processo di diversificazione delle fonti di energia volto a restituire alla popolazione il cielo blu sopra le loro teste. Purtroppo però, il carbone resta ancora la fonte di energia primaria per il paese (rappresenta il 60% delle risorse energetiche nazionali).

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Fonti: Reuters / ANSA

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Sono laureata in Lingue e Culture Straniere. Da sempre attenta alle problematiche ambientali e rivolta a uno stile di vita ecosostenibile, tento nel mio piccolo di ridurre al minimo l’impronta ambientale con scelte responsabili nel rispetto della natura che mi circonda.
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